SINDROME KABUL IN GERMANIA

22 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Berlino, 22 giu – In Germania si discute e ci si divide sull’opportunità di mantenere le truppe in Afghanistan. Nel contempo – dopo le esplicite minacce dei guerriglieri talebani – cresce l’allarme terrorismo. In un’intervista rilasciata al quotidiano Sueddeutsche Zeitung, l’ex ministro socialdemocratico Egon Bahr, uno dei padri della Ostpolitk, stretto collaboratore di Brandt, si schiera per il ritiro delle truppe da Kabul. “Gli obiettivi della missione si stanno rivelando irraggiungibili e la coalizione occidentale rischia di essere sconfitta, esattamente come accadde ai sovietici dopo cinque anni di occupazione”. Bahr cita i romani (“ultra posse nemo obligatur”) e afferma che per sconfiggere i talebani servirebbe una missione di 20 anni con 500 mila soldati schierati. “Impossibile”. L’appello di Bahr cade, come detto, in un momento di particolare tensione. L’intelligence giudica realistica la minaccia di possibili, imminenti attacchi da parte del terrorismo islamico. Da un paio di giorni nelle principali città tedesche sono state rafforzate le misure di sicurezza.