SINDACATO RIFORMISTA?

10 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Ieri il segretario confederale della Uil
Luigi Angeletti ha rilasciato dichiarazioni giustamente polemiche,
intorno al fatto che l’Italia sia l’unico Paese avanzato in cui si tenti
di demonizzare il lavoro a tempo e quello flessibile come un cancro
da estirpare, mentre è fisiologico che una quota di occupazione
sia offerta a tali condizioni. Oltretutto, in Italia stiamo parlando
di una quota che non supera il 13% degli occupati, rispetto a percentuali
che sono triple e quadruple in altre nazioni europee, sino
ad arrivare al caso dell’Olanda, in cui la quota supera addirittura il
60%.

Per molti versi, le dichiarazioni di Angeletti
si allineano all’ottimo articolo scritto ieri dal senatore
Antonio Polito sul Corriere della sera, in cui
si invitano i riformisti italiani a battersi su temi
concreti – dalle pensioni al lavoro, dalle liberalizzazioni
alle infrastrutture – con almeno analoga
determinazione di quanto faccia l’ala della sinistra
radicale e antagonista. Come si spiega, però e allora,
la richiesta di sciopero generale di due ore contro
la finanziaria avanzata dai metalmeccanici
della Uilm, contro l’avviso della Fim-Cisl e tra
l’incredula soddisfazione della Fiom-Cgil, per
una volta scavalcata “a sinistra”?

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