SIETE INVESTITORI
O TRADER?

11 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Charles Payne, fondatore e CEO di
Wall Street Strategies. Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Alcuni giorni fa ho avuto un’interessante conversazione con un investitore che ha evidenziato un interessamento nell’utilizzo di alcuni dei nostri servizi. L’investitore mi ha detto che non era pronto ad esporsi sul mercato fin tanto che gli indici “non gli mostravano qualcosa”. In altre parole, il mercato azionario dovrebbe mettere a segno un rally prima che l’investitore in questione decida di rientrare.

So che questo modo di pensare si e’ ampiamente diffuso tra gli investitori, soprattutto non istituzionali, che si fidano piu’ dei grafici che dei fondamentali. Questo modo di pensare ha generato due gruppi di investitori, entrambi condannati ad essere esclusi dai rendimenti di lungo periodo che un’adeguata politica d’investimento permette di conseguire.

Il problema risiede nel fatto che il termine “investire” e’ stato ridefinito: il focus e’ passato sul ritorno da conseguirsi in scadenze temporali ristrette e ben definite piuttosto che sul ritorno a se’ stante. Attualmente si impegna denaro o capitale e si attende un ritorno finanziario entro poche ore o, se si tratta di investitori sofisticati, in un mese o poco piu’.

Questo descrive perfettamente la prima caratteristica della nuova classe di investitori. La seconda e’ il trader, o chi opera cercando di far soldi ogni giorno, indipendentemente da come il mercato si muove.

Si tratta di un modo di pensare non realistico nei mercati tradizionali, dove gli indici si muovono in trading range per il 70% del tempo rendendo il trading di breve periodo quasi impossibile.

Questo orientamento si e’ trasformato in una specie di trappola mortale nell’attuale situazione di mercato, in cui movimenti intra-day di 100 punti sono la routine, giornate di grandi rialzi sono seguite da forti perdite e dove i trader basano le decisioni su un’analisi di momentum. In aggiunta, il 2005 e’ stato fin qui caratterizzato da momentum ingannevoli, false partenze e brusche inversioni di rotta.

Tuttavia, la categoria della quale io sono piu’ perplesso non e’ quella dei trader bensi’ quella degli investitori, cioe’ coloro che dovrebbero operare con un’ottica di lungo termine e che, invece, sono nelle retrovie in posizione attendista.

L’attuale volatilita’ sta spaventando tali investitori, che si sono rifugiati sulle colline, aspettando che l’orizzonte si schiarisca. Queste persone hanno una grande paura di perdere. Negli ultimi sei o sette anni sono stati colpiti, spesso pesantemente. Cosi’ ora stanno aspettando.

Il problema e’ che non stanno aspettando che le azioni diventino piu’ a buon mercato ma che divengano piu’ costose. Questo punto di vista e’ appena un poco piu’ ponderato di quello dei trader che cercano di catturare tutte le possibilita’ di speculazione su base giornaliera.

Ma cosa e’ accaduto alla strategia di comprare ai minimi e vendere ai massimi? La risposta sta nel fatto le persone hanno perso il controllo, e in questo processo hanno abbandonato l’utilizzo della logica.

Questa classe di investitori guarda il day-trader con scherno, ma alla fine sta fornendo a se’ stessa un medesimo disservizio. La gran parte di questi timorosi sta attendendo che il Dow Jones raggiunga i 12.000 o 13.000 punti prima di entrare in azione. Questi numeri, pretendono, dovrebbero mostrare loro qualcosa.

Strategie d’investimento

La persona con cui ho parlato era irremovibile nelle sue convinzioni e nei suoi progetti di investimento. Per lui, il mercato dovrebbe salire del 20% dal bottom prima che l’orizzonte divenga sgombro da nuvole. Non considera opportuno entrare ora perche’ ritiene che ci sia ancora il rischio di una correzione al ribasso del 10%.

Prima di vedere se questo modo di ragionare e’ profittevole, vorrei esporre la mia idea sulla strategia d’investimento che la maggioranza degli investitori dovrebbero seguire.

1. gli investitori per ora dovrebbero investire il 20% delle proprie disponibilita’.
2. un altro 20% andrebbe investito alla luce dei dati sull’occupazione
3. infine, un altro 20% durante l’estate.
(Da sottolineare che non e’ importante il livello in cui si posizionano gli indici, anche se preferirei acquistare titoli mentre il mercato si muove verso il basso).
4. un 20% andrebbe investito in titoli aggressivi una volta che il mercato sia ripartito (c’e’ della validita’ nell’utilizzo dei grafici).
5. un 20% andrebbe quasi sempre tenuto in cash.
Investire non significa impegnare tutte le proprie risorse. Ed e’ inoltre irrilevante la quantita’ di denaro che si ha a disposizione per l’investimento. L’idea di impegnare l’intera disponibilita’ (perche’ piccola) in un colpo solo e’ pura follia.

Al contrario, bisognerebbe essere molto piu’ prudenti se si possiede una quantita’ ridotta di fondi. L’ironia, e’ che la gente con piu’ ridotte risorse finanziarie spesso ha uno spirito da “lotteria” ed effettua le scelte piu’ pericolose. La disperazione raramente paga.

I possibili risultati

Diamo ora uno sguardo alle due strategie menzionate: quella di aspettare il mercato (che raggiunga un certo livello) e quella di operare nel modo da me suggerito. Immaginiamo che il mercato scenda di un altro 10%. Seguendo il mio approccio, avremmo in portafoglio azioni acquistate con un livello del Dow a 10.256 e azioni con un indice a 9,231. Ci troveremmo ad aver investito il 40% delle nostre disponibilita’.

Poi, supponiamo che il mercato inizi una dinamica di risalita e che compriamo altre azioni a un livello del Dow intorno ai 10,000. Nel quarto trimestre, tanto per continuare con l’esempio, poniamo che il Dow decolli oltre i 10,570 e continuiamo ad investire per catturare il “momentum”.

In questo modo ci troveremmo ad aver impegnato l’80% dei nostri fondi nel periodo in cui il Dow e’ ritornato verso quota 11,077, al livello in cui gli investitori citati in precedenza inizierebbero ad entrare.

Un anno dopo, con il Dow a 12,500 i nostri amici sarebbero contenti della propria strategia, ma noi lo saremmo ancora di piu’. Il nostro portafoglio avrebbe realizzato un rendimento del 24.8%, contro il guadagno del 12.8% da essi ottenuto.

Questo e’ il momento piu’ opportuno per usare la logica. Il mercato e’ stato sotto pressione moltissime volte nel passato e ogni volta si e’ risollevato per creare maggior ricchezza… ovviamente per chi ha comprato in tempi difficili.

Previsioni e parametri

Il risultato del GDP nel primo trimestre e’ stato di un aumento del 3.1%, decisamente sotto il consensus ma non una sorpresa totale, vista la serie di dati negativi delle settimane precedenti. A nostro giudizio il numero finale si rivelera’ maggiore e probabilmente il primo trimestre dovrebbe rappresentare un livello di bottom.

Cio’ detto, non prevediamo un significativo miglioramento per il resto dell’anno. Per quanto riguarda i tassi d’interesse, riteniamo che la Fed alzera’ i tassi altre quattro volte. Il nostro target sui fed funds passa dal 3.5% al 4.0%.

Parametri di mercato

Il Nasdaq Composite e’ in perfetto downtrend e sembra che non invertira’ questo andamento fino a quando non chiudera’ sopra i 2.020 punti. Prima che cio’ accada, l’indice dovra’ oltrepassare la media mobile a 20 giorni posta a quota 1.950 e quella a 50 giorni di 1,980. Qualora dovesse fallire, il Composite potrebbe scendere a 1,890 e da qui a 1,830 o anche piu’ in basso.

L’S&P 500 ha superato la media mobile a 200 e sta testando quella a 20 mentre continua a guadagnare momentum. Una chiusura sopra i 1,179 sarebbe un risultato particolarmente significativo e aprirebbe la strada a una ulteriore risalita verso i 1,190. In caso contario, l’indice rischierebbe una correzione verso il supporto di 1,143 verso area 1,104.