SICUREZZA SUL LAVORO, I DATI DEL RAPPORTO CENSIS

9 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 9 mar – Il rapporto delle imprese italiane con la sicurezza del lavoro si presenta più maturo, nonostante il persistere di alcune aree critiche. La sicurezza viene considerata un elemento di innovazione, le risorse ad essa destinate un investimento. E’ questo, in sintesi, il quadro tracciato dal IV Rapporto sulla sicurezza in Italia curato dal Censis per conto dei Periti Industriali. Degli oltre 4 milioni di aziende che operano sul territorio nazionale il 37,8% presenta fenomeni di una marcata rischiosità sul lavoro che si concentra nelle industrie di 26 delle province del Centro Nord (tra cui Torino, Milano, Brescia, Parma) e del Nord Est; il 27,4% opera in contesti territoriali ad irregolarità diffusa che si riflette in modo diretto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; sono aziende concentrate prevalentemente nel Sud e nelle Isole (36 province); il 35,0% circa registra livelli di rischio meno esasperati propri di una società matura: è il caso di 23 province dislocate tra Nord Ovest e dorsale adriatica (da Ferrara a Teramo). Analizzando il modello di “safety management” di circa 500 aziende dislocate sul territorio, emerge che tra il 2004 ed il 2005 l’andamento degli infortuni è risultato stabile nell’86,4% delle aziende intervistate; mentre sono più numerosi i casi di aziende che hanno visto diminuire gli infortuni (10,5%) rispetto a quelle che ne hanno registrato un incremento (3,1%). Secondo il Censis esiste una correlazione positiva tra volume di investimenti e calo tendenziale degli infortuni: le imprese che hanno investito più di 50mila euro in sicurezza tra il 2004 e il 2005 sono le uniche a non aver registrato un incremento degli infortuni; tuttavia l’87,3% non investe in sicurezza più di 10mila euro. Il rapporto delle imprese con la sicurezza del lavoro è in ogni caso cresciuta sul piano degli adeguamenti normativi: il 64,0% delle aziende è in fase di aggiornamento del documento del rischio; il ritardo maggiore nell’applicazione del d.lgs. 626 si rileva a carico delle microimprese (il 35,7% di esse deve ancora avviare la procedura di securizzazione della struttura).