SICUREZZA STRADALE, UN MASSACRO CHE DEVE FINIRE

28 Luglio 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – La sicurezza stradale costituisce ancor oggi un problema irrisolto. Manca in effetti un piano di interventi sulla diffusione della cultura della sicurezza, le iniziative spesso affidate in modo disorganico a più attori primi fra tutti alle amministrazioni locali determinano frammentarietà e incapacità nell’affrontare il problema.

Il problema è particolarmente sentito nel nostro Paese dove, in poco più di un trentennio – e quindi tra il 1973 e il 2006 – si sono purtroppo registrati circa 254 mila morti e più di 8 milioni di feriti per incidenti stradali. Si tratta di un bilancio inaccettabile, sia dal punto di vista morale che economico, che richiede una netta inversione di tendenza, attraverso una politica di forti investimenti in favore del miglioramento della sicurezza nella circolazione stradale. Il costo sociale dell’incidentalità stradale resta davvero molto, troppo elevato.

Allo stesso tempo, la progressiva attenzione al tema evidenzia chiaramente le carenze di governance del sistema istituzionale; carenze che sono individuabili non solo nelle molteplici competenze coinvolte e nelle difficoltà di coordinarle, ma anche negli elementi di base necessari ad impostare un’efficiente politica, a cominciare da una migliore conoscenza dei fenomeni.

L’Italia che attualmente si colloca leggermente la di sopra della media europea per tassi di mortalità e di incidentalità, ha seguito un percorso parzialmente diverso, registrando tassi di riduzione delle vittime costantemente più bassi rispetto al resto dell’Europa. Il nostro Paese investe in sicurezza stradale solo una minima parte di quanto fanno i partner europei.

Uno dei problemi fondamentali per attuare un’efficace azione, resta la capacità di realizzare una vera “politica”, associata ad una programmazione finanziaria certa e in grado di sostenere la realizzazione degli interventi.
Persino quei fondi vincolati per legge alla sicurezza stradale, vengono utilizzati per altre finalità.

Le entrate derivanti da contravvenzioni per violazione del Codice della Strada (C.d.S.), che esso stesso (art.208) destina al miglioramento della sicurezza stradale, molto spesso sono utilizzate dai comuni come una sorta di “tassa occulta”, che finisce per ripianare i bilanci delle amministrazioni. I soli comuni capoluogo di provincia ricavano in media il 9,6% delle entrate totali dalle multe, mentre nel complesso non si supera il 6,9% ma non mancano amministrazioni che vanno oltre il 20% ed il 30%.

Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla mancanza di un archivio di informazioni organiche ed integrate riguardo allo stato della rete. La creazione di un Catasto Nazionale delle Strade (secondo quanto già prescrive l’art.16 comma 6 del C.d.S., articolo sino ad oggi disatteso, nonostante un tentativo di applicazione piuttosto flebile nel 2005) permetterebbe di fotografare e monitorare periodicamente l’intero patrimonio stradale e di sintetizzare tutte le informazioni essenziali per una corretta applicazione delle politiche di sicurezza.

Un concetto che va ricordato e sottolineato è che l’incidentalità su strada oltre che produrre dei costi morali incommensurabili per la perdita di vite umane e l’invalidamento, ha dei costi monetari enormi, al limite della sostenibilità. Ogni anno le assicurazioni pagano svariati miliardi di euro a chi è vittima di sinistri. Ogni anno gli enti pubblici assicurativi e sanitari sopportano un aggravio di molti miliardi di euro. Ogni anno si perdono decine di milioni di ore di lavoro. Stiamo parlando di masse finanziarie pari a una manovra di aggiustamento del bilancio dello Stato.

Bisogna intervenire tempestivamente con interventi a programmazione e non a urgenza. Deve cambiare l’approccio alla materia con una visione che oltrepassi schemi rigidi e vuoti che sino ad ora non hanno prodotto alcun risultato. Difficile compito in Italia in cui perdurano sovente schemi comportamentali quasi nel timore di “agire”, si perchè nel caso specifico occorrono soluzioni drastiche e innovative.

Già da tempo le otto Associazioni che si occupano di tale materia all’interno di Confindustria – Finco, sulle venticinque che la formano, hanno intrapreso un percorso comune sui temi generali riguardanti l’argomento.

Emblematico in tal senso il recente convegno tenutosi presso la Sala Giunta Confindustria “Insieme per la sicurezza stradale. Il valore di un diritto, il dovere di un intervento”promosso da Anas/Confindustria/Finco. L’iniziativa ha ancora una volta riportato all’attenzione un tema di straordinaria attualità. Mai come in questo caso gli interessi di categoria così rappresentati vanno a permearsi esattamente su quelli che sono gli interessi della collettività.

La sfida dunque è creare mercato, espanderlo, creare industrializzazione dei settori coinvolti naturalmente con un forte e decisivo impegno del mondo politico che abbia la sensibilità necessaria nel recepire l’urgenza del problema offrendo scelte opportune e risolutive. Il risultato auspicato è figlio di questo muoversi in un ottica di sistema. Costruendo opportune sinergie anche al fine di espandere l’azione ad ampio raggio dei vari protagonisti nell’interesse in primis dell’intera società italiana.