Siccità Usa, prezzi dei prodotti agricoli e altre questioni di cibo ed energia

22 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

Maria Paola Gargiulo, esperta di politiche economiche agricole, collabora a Wall Street Italia

Da qualche tempo, più esattamente da quando l’ USDA, ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti, ha comunicato i dati sulla siccità nel Midwest, si e’ scatenata in Italia l’interpretazione (fasulla) degli effetti sui prezzi dei prodotti agricoli. Una montagna di fesserie. Quella che si abbatterà sugli scaffali dei supermercati sara’ una crisi di nuovo tipo, una specie di lotta all’ultima bistecca. Il ceto medio globalizzato ha mutato i consumi alimentari, la loro nuova dieta e’ proteica, chiedono molta carne e latticini. Ecco perché preoccupa la crisi del mais, principale mangime per le stalle. L’altra meta’ del cielo, quella che mangia riso, puo’ stare tranquilla, i prezzi sono calati per l’ottima annata. Ciò che incombe e’ la partita energetica.

Il direttore generale della FAO, Jose Graziano da Silva, di fronte alla crisi, invita apertamente il Congresso Usa a “disobbedire”, a non trasformare circa il 40% della produzione di mais in etanolo. Ma non la racconta tutta: il passaggio ai biocarburanti di origine agricola, e’ una pessima eredita’ dell’ultimo Bush, presidente ossessionato dal petrolio e dalla autonomia energetica per il parco macchine americano. Una scelta antieconomica.

Più efficace la scelta dei brasiliani che producono bioetanolo dalla canna da zucchero con un costo di produzione molto più basso ($32 a barile contro i $60 da mais), una produttività più elevata: 6800 litri per ettaro di canna da zucchero coltivato contro i 3100 dell’etanolo da mais. La vera differenza sta nel mancato impatto sulla catena alimentare: la canna da zucchero, di cui, va detto, il Brasile e’ il principale produttore mondiale, non compete con le produzioni alimentari nell’uso dei terreni e delle materie prime agricole. In altre parole, non affama i carnivori. I vegetariani ringraziano.