Settore manifatturiero, preparatevi a una frenata in Usa ed Europa

5 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’attivita’ manifatturiera, al di qua e al di la’ dell’Oceano Atlantico, e’ destinata a rallentare. Motivo? Il rapporto ordini-scorte. Rischio recessione? Si, con probabilita’ al 75%. Per quanto durera’ la frenata? Dipende dai punti di vista.

David Rosenberg, capo economista di Gluskin Sheff & Associates, ha avvertito: guardando il ratio ordini-scorte cala la probabilita’ di una nuova recessione e’ al 75%. Il suo ragionamento si basa sul fatto che quel rapporto e’ scivolato ai livelli del gennaio 2009 (in piena crisi) e, storicamente, quando si spinge molto al ribasso una frenata dell’economia e’ dietro l’angolo. Tradotto: l’ISM scendera’ sotto la soglia di 50 che delimita una fase di espansione a quella di contrazione.

Rosenberg non e’ il solo a credere che un aumento dello spread tra i livelli di ordini e quelli delle scorte sia destinato a portare nei mesi a venire a un tonfo dell’Ism americano sotto quota 50. Anche Deutsche Bank la pensa cosi’. Entro due mesi si verifichera’ tale previsione, a quota 48 per essere precisi dicono gli analisti tedeschi che pero’ non sembrano voler cambiare la loro posizione relativamente bullish (almeno rispetto al consensus) sulle stime del Pil reale 2011, +3.25%.

Stessa musica da parte di Goldman Sachs. Mettendo a confronto l’ISM Manifatturiero Usa e il PMI europeo l’ufficio studi della banca Usa dice di aspettarsi un deterioramento del dato piu’ velocemente negli Stati Uniti rispetto al Vecchio Continente. La chiave di lettura e’ che il rapporto ordini-scorte e’ calato in entrambe i casi a settembre ma il ritmo di frenata negli Usa e’ piu’ veloce.

Se sono tutti d’accordo sulla contrazione del dato che riflette l’andamento del settore amnifatturiero, Deutsche Bank tranquillizza: al momento non c’e’ da preoccuparsi. E’ normale, continua l’ufficio studi della banca tedesca, che in una fase di ripresa economica, e dopo un ritorno sopra quota 50, ci sia uno scivolamento sotto tale livello. E’ quanto successo nel novembre del 1991 (dopo la recessione del 1990-1991), nel settembre 1992 e a giugno 1993. Stessa cosa in seguito alla frenata economica del 2001: l’ISM ruppe al ribasso quota 50 nell’ottobre 2002 e poi nel febbraio 2003. Insomma, scendere sotto tale soglia non deve necessariamente “far pigiare il bottone del panico”. C’e’ da ricordare che il dato indicherebbe che e’ il settore a calare e non l’intera economia”, ha scritto nel suo report Deutsche Bank.

Questi analisti fornisco un’altra chiave di lettura: potrebbe esserci anche lo zampino dei mercati azionari. “Quando i listini vanno giu’, i direttori agli acquisti nelle aziende tendono a farsi cauti cancellando o rallentando il flusso di ordini. Se e’ cosi’, il rialzo dei prezzi di borsa in atto da settembre puo’ far sperare in una ripresa dell’ISM a fine anno”, ha concluso Deutsche Bank.