SETTIMANA INTERLOCUTORIA PER I MERCATI USA

13 Settembre 2002, di Redazione Wall Street Italia

A un anno di distanza dagli attentati terroristici contro New York e Washington, gli Stati Uniti si fermano per commemorare i propri morti e fare un bilancio di quanto e’ accaduto in questo difficile arco temporale.

Accanto ai tragici avvenimenti che l’hanno cambiata per sempre, l’America si e’ trovata ad affrontare un’ondata di scandali societari, l’incertezza sulla crescita economica, la crisi dei mercati e, piu’ recentemente, la possibilita’ di un nuovo conflitto.

Le tensioni a livello internazionale non accennano a placarsi. Le parole del presidente Bush confermano che la probabilita’ di un intervento armato contro l’Iraq e’ sempre piu’ concreta.

Segnali preoccupanti anche sul fronte macroeconomico. Mercoledi’, il Beige book, la relazione bimestrale della Federal Riserve, ha sottolineato che nelle ultime settimane l’economia americana ha rallentato il passo: le difficolta’ riguardano in particolare il mercato del lavoro e il settore manifatturiero.

Il quadro generale e’ quindi poco rassicurante, e le inquietudini si riversano sui mercati finanziari. Dopo i guadagni realizzati nelle prime sedute, il Dow Jones ha archiviato la settimana con una perdita di 114,51 punti (-1,36%), chiudendo a quota 8.312,69. Rispetto ai valori del 10 settembre 2001, l’indice industriale ha ceduto 1.292 punti (-13%). Dall’inizio del 2002 il listino e’ arretrato di 1.708 punti (-17%).

L’S&P500 ha ceduto questa settimana 4 punti (-0,45%), per chiudere a quota 889,89. Rispetto a un anno fa, l’indice e’ in ribasso di 202 punti (-19%). La perdita da inizio anno ammonta invece a 258 punti (-22%).

Il Nasdaq ha chiuso la settimana con un ribasso di 3,92 punti, a quota 1.291,36, cedendo lo 0,3% su base settimanale. Rispetto allo scorso anno, l’indice hi-tech e’ in calo del 404 punti (-24%), mentre dall’inizio del 2002 la perdita e’ del 34%.


































Performance settimanale dei listini
americani
Indici Valori al 13/9/2002 Variazioni ultima
settimana
Variazioni da inizio anno Variazioni ultimi 12 mesi
DJIA 8.312,69 -114,51
(-1,36%)
-1.708,81 (-15,91%) -1.292,82 (-13,46%)
S&P500 889,81 -4,03
(-0,45%)
-258,19 (-22,14%) -202,65 (-18,55%)
Nasdaq 1.291,40 -3,92 (-0,30%) -659,04 (-33,79%) -404,02 (-23,82%)
Fonte dati: Ufficio Studi
WallStreetItalia

I mercati azionari:

Ancora una volta il comparto dei semiconduttori (SOX) ha registrato una delle peggiori performance settimanali. La banca d’affari Lehman Brothers ha rivisto al ribasso le stime sugli utili 2002 delle societa’ del settore. Tra i titoli maggiormente colpiti, AMD, dopo il downgrade di Salomon Smith Barney. Riescono a reggere invece Intel (INTC – Nasdaq), che nel 2003 lancerà un chip in grado di ostacolare le attivita’ degli hacker, e Applied Materials (AMAT – Nasdaq), nonostante la nota negativa di USB Piper Jaffray.

Perdite relativamente contenute per i titoli software (GSO), sostenuti dalla nota positiva di Wachovia su Oracle (ORCL – Nasdaq). Chiude sostanzialmente in pareggio Microsoft (MSFT – Nasdaq), dopo una buona performance a meta’ settimana.

Anche Hewlett-Packard (HPQ – Nyse) riesce a contrastare le perdite, nonostante gli analisti rimangano scettici sul successo dell’integrazione con Compaq. Molto bene la settimana di Dell (DELL – Nasdaq), che prevede un miglioramento dei risultati aziendali. L’indice del comparto hardware (GHA) ha chiuso tuttavia con una perdita dell’1,5%, depresso dalla riduzione delle previsioni sulla crescita globale di PC da parte della societa’ di ricerca International Data Corp. Male la prova di IBM (IBM – Nyse).

Continuano il momento negativo dei finanziari, con l’indice DJ_FIN che ha perso quasi il 2%. Tra i singoli titoli, American Express (AXP – Nyse) ha dovuto incassare un downgrade da parte di Deutsche Bank. Ma a pesare sono state soprattutto le difficolta’ di Citigroup (C – Nyse), anche questa settimana in perdita (-2,9%). Il primo gruppo bancario USA, che ha licenziato Michael Carpenter, n.1 della divisione Salomon Smith Barney, e’ sotto indagine per il ruolo esercitato nell’IPO di WorldCom.

Nel settore auto (DJ_ATO) e’ stata molto positiva la prova di Ford (F – Nyse), grazie anche ad una nuova mossa sul fronte della guerra dei prezzi: i clienti che compreranno una macchina della casa automobilistica nel 2002 potranno infatti cominciare a pagarla dal gennaio 2003. General Motors (GM – Nyse) ha invece chiuso la settimana in calo, sull’onda della forte riduzione di immatricolazioni nell’Europa occidentale registrata ad agosto.

Tra gli altri titoli, piuttosto consistenti i guadagni messi a segno da Tyco (TYC – Nyse), dopo la nomina di David FitzPatrick a nuovo direttore finanziario. Il gruppo ha inoltre annunciato di aver fatto causa all’ex a.d. Dennis Kozlowski per appropriazione indebita.

I dati macroeconomici pubblicati in settimana:

  • Fiducia Michigan. L’indice preliminare di settembre sulla fiducia dei consumatori redatto dall’Universita’ del Michigan si e’ attestato a quota 86,2. Il dato ha deluso le previsioni del mercato, che erano per 87 punti.
  • Vendite al dettaglio. Il dato relativo ad agosto ha registrato una crescita dello 0,8%, segnando il terzo rialzo consecutivo. A determinare l’ottimo risultato, la forte vendita di automobili, grazie agli incentivi a tasso zero.
  • Sussidi di disoccupazione. Il mercato del lavoro continua ad essere la nota dolente, insieme al settore manifatturiero, del quadro economico USA. Nella settimana conclusasi il 7 settembre le nuove richieste di sussidi si sono portate a 426.000 unita’. Ricordiamo che gli economisti indicano a 400.000 unita’ la soglia di un mercato del lavoro in recessione.
  • Prezzi import/export. Su base annua i prezzi all’importazione e all’esportazione hanno registrato un calo rispettivamente dell’1,1% e dello 0,7%. La debolezza della ripresa economica frena le pressioni inflazionistiche.

Le obbligazioni:

Questa settimana gli investitori sono ritornati all’investimento nel reddito fisso, tra la debolezza del mercato azionario e una serie di notizie preoccupanti sulla situazione economica e geopolitica. I rendimenti sono nuovamente tornati ai livelli piu’ bassi di 40 anni.

Il rendimento dei Treasury a 5 anni e’ passato dal 3,90% della fine della settimana scorsa all’attuale 2,96%. Il Treasury a 10 anni, benchmark della categoria, che la scorsa settimana rendeva il 4,02%, alla chiusura di oggi offre un rendimento del 3,90%. Gli investitori sono riluttanti a vendere Treasury Bond in un contesto politico incerto.

Data l’attuale situazione economica, le aspettative di un’ulteriore espansione della politica monetaria della Fed si fanno piu’ consistenti. “Il discorso di Greenspan sembra ora piu’ orientato verso la possibilita’ di un taglio dei tassi”, osserva Carl Steidtmann, capo economista di Deloitte Research.

  • Tasso sui Treasury a 5 anni (FVX – CBOE)
  • Tasso sui Treasury a 10 anni (TNX – CBOE)

Tra gli operatori comincia ad insinuarsi il timore che il flight to quality, come viene definita la corsa al reddito fisso, potrebbe spingere l’economia mondiale in una situazione deflazionistica. I rendimenti dei titoli di Stato sono ritenuti i migliori indicatori sulle aspettative di inflazione perche’ offrono una misura di quanto il denaro di oggi potra’ valere tra 5 o 10 anni.

Il rischio potrebbe essere reale, considerando che il Giappone si trova gia’ in una situazione di deflazione, la Cina ha cominciato ad esportare deflazione (con prodotti a basso costo), la Banca Centrale Europea e’ particolarmente attenta al rincaro dei prezzi e, la debolezza dell’economia americana e il suo elevato indebitamento ostacolano un ripristino del pricing power.

Il mercato valutario

Rispetto alla scorsa settimana il dollaro si e’ leggermente rafforzato nei confronti dell’euro: il cambio e’ passato da $0,9811 a $0,9709 per 1 euro del tardo pomeriggio di venerdi’.

Il biglietto verde ha dato prove di forza gia’ da inizio settimana, aiutato anche dai segnali di incertezza provenienti dall’estero: l’economia europea stenta a trovare tonicita’, per il decimo mese consecutivo la BCE ha lasciato i tassi invariati al 3,25% e il Giappone soffre l’esposizione del sistema bancario verso societa’ ad alto rischio.

Molti investitori si aspettavano un rally del biglietto verde nella settimana del tragico anniversario delle stragi, anche per la mancanza di nuovi attentati, da piu’ parti annunciati ed attesi. Le dicharazioni di Greenspan e Bush hanno pero’ messo alle corde la valuta americana, che solo nel pomeriggio di venerdi’ e’ riuscita a risollevarsi, beneficiando del dato positivo sulle vendite al dettaglio.

Da segnalare, infine, il dato sulle partite correnti: nel secondo trimestre il deficit Usa si e’ attestato a $130 miliardi, $5 miliardi in piu’ delle attese degli economisti. La crescita del disavanzo e’ uno dei maggiori fattori ad influenzare le prospettive di lungo periodo del dollaro.

Le conclusioni

Cio’ che maggiormente colpisce dell’economia USA e’ il modo in cui sia riuscita a reggere l’impatto degli attentati terroristici e dei problemi relativi alle frodi societarie.

Un anno fa l’America era gia’ in recessione. Da allora l’economia e’ cresciuta – nonostante tutte le difficolta’ – ad un tasso del 3%, livello ben superiore a quello che si attendevano gli economisti.

Certo i problemi rimangono, come ha sottolineato Greenspan. Ma la crescita della produttivita’ delle aziende americane, i processi di ristrutturazione intrapresi, la tenuta dei consumi e i bassi tassi di interesse convergono a rendere possibile una crescita dei profitti societari, e quindi degli investimenti e, nel medio termine, dell’occupazione.

Fino a questo momento la spesa pubblica ha avuto un ruolo propulsivo sulla domanda aggregata. Un suo utilizzo eccessivo, tuttavia, rischierebbe di innescare un aumento nei tassi di interesse, e quindi deprimere consumi e investimenti. E per il numero uno della Fed, gli effetti sarebbero ben peggiori di una guerra contro l’Iraq…

*Americo Pietropaolo e’ analista finanziario di Wall Street Italia