SETTIMANA IN FORTE CALO PER I MERCATI AMERICANI

28 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

Superata l’euforia iniziale con cui Wall Street aveva accolto lo scoppio della guerra contro Saddam Hussein, i mercati finanziari registrano una brusca correzione.

Il flusso di notizie (e immagini) provenienti dal fronte mediorientale ha richiamato gli operatori alla cautela, inducendoli a scontare uno scenario bellico meno ottimistico. L’incertezza e’ tornata ad essere il tratto dominante delle sedute di borsa, come dimostra la sostenuta volatilità degli scambi, mentre l’andamento dei mercati appare sempre piu’ legato agli sviluppi della campagna irachena.

“Se le cose andranno bene, gli indici azionari potrebbero avanzare del 40%-50%”, ha pronosticato il global strategist di Morgan Stanley, Barton Biggs. “L’economia globale si rafforzerebbe e, per un paio di trimestri, il Pil americano crescerebbe del 5%”.

Ma se i tempi del conflitto dovessero prolungarsi oltre le aspettative, la fiducia dei consumatori ne risulterebbe sensibilmente intaccata. In questo caso, secondo il Fondo Monetario Internazionale, a rafforzarsi sarebbero solo “i venti che soffiano contro la ripresa economica globale”.

E mentre si moltiplicano le previsioni degli esperti sulle sorti di economia e mercati, il presidente Bush ha chiesto al Congresso $75 miliardi per sostenere le spese del conflitto, accrescendo le preoccupazioni sul livello che sta raggiungendo il disavanzo pubblico americano.

Molti esponenti dello stesso partito Partito Repubblicano sembrano ora piu’ perplessi ad appoggiare il piano decennale della Casa Bianca di tagli alle tasse per $726 miliardi.

Dopo la cavalcata della settimana precedente, quando il Dow Jones ha messo a segno il rialzo piu’ consistente da 20 anni (+8,4%), l’indice industriale rispetto a venerdi’ scorso e’ arretrato di 366 punti (-4,4%), portandosi a quota 8.145,77. Dall’inizio anno il Dow ha ceduto il 2,2%, mentre rispetto a un anno fa ha segnato un ribasso del 21,5%.

L’S&P 500 e’ arretrato di 30 punti (-3,6%), a quota 863,50. Dalla chiusura del 31 dicembre 2002 l’indice ha registrato un calo dell’1,8%, mentre su base annua la perdita e’ stata del -24,7%.

Con un ribasso di 52 punti (-3,6%), il Nasdaq ha raggiunto quota 1.369,60. Dalla chiusura del 31 dicembre l’indice hi-tech e’ in rialzo del 3,23% mentre rispetto allo stesso periodo del 2002 accusa un calo di 25,3%.




























































































































































































INDICI DI BORSA Ticker Valore Variaz ultima settimana %
Variaz da inizio anno
%
Variaz ultimi 12 mesi
%
DJIA DJIA 8145.77 -4.41% -2.35% -21.70%
S&P 500 SPX 863.50 -3.61% -1.85% -24.74%
Nasdaq IXIC 1369.60 -3.68% 2.55% -25.79%
Nasdaq 100 NDX 1046.64 -4.25% 6.33% -27.96%
INDICI DI SETTORE Ticker Valore Variaz ultima settimana %
Variaz da inizio anno
%
Variaz ultimi 12 mesi
%
Semiconduttori SOX 310.02 -7.76% 7.20% -47.91%
Oro-Argento XAU 66.74 5.68% -13.05% -5.85%
Networking NWX 143.34 -6.13% 9.67% -41.30%
Internet ECM 49.72 -0.42% 13.15% -6.47%
Hardware GHA 166.72 -3.69% 7.63% -30.79%
Petrolifero OIX 249.63 1.02% -3.94% -24.76%
Finananziario DJ_FIN 139.67 -2.90% -5.44% -22.01%
Energia DJ_ENE 184.19 0.63% -1.64% -18.62%
Farmaceutico DRG 301.76 -1.61% 1.09% -20.02%
Biotech BTK 340.83 -2.79% 0.78% -31.87%
Difesa DFX 141.73 0.16% -12.31% -26.67%
Gas Naturale XNG 169.79 -12.52% -12.52% -12.52%
Software GSO 102.33 -4.07% 0.21% -38.18%
Retail RLX 276.66 -3.47% 3.46% -3.47%
Wireless UTY 246.72 -1.07% -4.25% -27.78%
Assicurazione DJ_INS 274.14 -4.89% -7.77% -24.40%
Aereo XAL 29.60 -12.74% -23.69% -71.84%

IL MERCATO AZIONARIO

La flessione dei mercati finanziari ha coinvolto un po’ tutti i settori e alcuni cali piu’ significativi hanno riguardato i titoli tecnologici, a cominciare dai semiconduttori. Il Philadelphia Semiconductor Index (SOX), rispetto a venerdi’ scorso, e’ infatti arretrato di quasi l’8%.

Tra le peggiori performance individuali, spicca la perdita di Broadcom (BRCM – Nadaq, -19%), colpita dal giudizio severo di Morgan Stanley sui frequenti e inaspettati cambiamenti ai vertici aziendali.

Di poco inferiore e’ stato il calo del comparto networking (NWX, -6%), dove a incidere e’ stata la nota negativa di CS First Boston su Cisco Systems (CSCO – Nasdaq, -4,5%). La banca d’affari ha espresso scetticismo sulla situazione della domanda e ha quindi tagliato le stime sul fatturato della società.

Il settore hardware (GHA) ha limitato i ribassi al 3,7%, ma per Hewlett-Packard (HPQ – Nyse) la perdita e’ stata ben superiore (-6,7%). Secondo Goldman Sachs, il trimestre dell’azienda continuerà a peggiorare a causa della “difficili condizioni del comparto”.

I timori della guerra non potevano risparmiare le società della grande distribuzione. L’”effetto CNN” di questo weekend, come e’ stato definito da Wal-Mart (WMT – Nyse), e’ costato alla blue chip piu’ del 3% del valore, nonostante il colosso retail abbia espresso fiducia sulla crescita del fatturato. Dello stesso ammontare e’ stata anche la perdita dell’indice RLX.

Ma i costi piu’ pesanti la guerra continua a farli sostenere alle compagnie di volo. E’ infatti di quasi il 13% il tonfo segnato dall’Amex Airline Index (AXL), che dall’inizio dell’anno ha gia’ perso piu’ del 23%. Questa settimana e’ stata poi particolarmente negativa per AMR (AMR – Nyse, -34%), che secondo alcune indiscrezioni potrebbe chiedere la protezione del Chapter 11 gia’ entro la giornata di lunedi’.

Tra gli altri titoli che hanno movimentato i mercati, si segnalano le perdite di American Express (AXP – Nyse, -9,7%), Altria (MO – Nyse, -8,6%), Disney (DIS – Nyse, -5,7%) e Home Depot (HD – Nyse, -4,6%). Tra le società che compongono il Dow, solo McDonalds (MCD – Nyse, +1,3%), premiata dalla decisione di vendere alcune catene di ristoranti, e Exxon Mobil (XOM – Nyse, +0,03%) sono riuscite ad avanzare .

I DATI MACROECONOMICI DELLA SETTIMANA

  • Vendita di case esistenti. Il dato di febbraio ha registrato un ribasso del 4,3%, attestandosi a 5,84 milioni di unita’.
  • Fiducia Conference Board. L’indice sulla fiducia dei consumatori a marzo si e’ attestato a quota 62,5. Si tratta del livello piu’ basso dal 1993.
  • Vendita di case nuove. Il dato di febbraio ha registrato una flessione dell’8,1%, portandosi a 854.000 unita’, il livello piu’ basso dall’agosto 2000.
  • Ordini di beni durevoli. Gli ordini di febbraio hanno registrato un calo dell’1,2%, a $170,24 miliardi. Il dato conferma l’andamento non brillante dell’economia americana.
  • Sussidi di disoccupazione. Le nuove richieste di sussidi la settimana scorsa sono diminuite di 25.000 unita’, a quota 402.000. La flessione e’ la piu’ significativa degli ultimi due mesi.
  • Prodotto Interno Lordo. Il dato definitivo indica che nel quarto trimestre 2002 l’economia Usa e’ cresciuta a un tasso annualizzato dell’1,4%. Nel trimestre precedente la crescita era stata del 4%.
  • Reddito personale e Spese al consumo. Nel mese di febbraio il reddito personale e’ aumentato dello 0,3%; il dato sulle spese destinate ai consumi non ha invece registrato variazioni.

IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Dopo le perdite accumulate la settimana scorsa sulla speranza di una guerra rapida, i titoli di Stato sono tornati al centro dell’interesse degli investitori. Il benchmark sulla scadenza a 10 anni, che era arrivato a un rendimento del 4,11%, si e’ infatti riportato sotto quota 3,90%. Ricordiamo che i rendimenti seguono un andamento inverso rispetto ai prezzi

Analizzando il bollettino del CFTC (Commodity Future Trading Commission), si osserva che l’attivita’ sui Treasury continua ad essere influenzata da forti correnti speculative che quotano il premio sul rischio guerra, a seconda delle notizie che provengono dal fronte iracheno.

Al di la’ della situazione contingente, tuttavia, occorre sottolineare che, con lo yield sotto il 4%, il potenziale di crescita dei Treasury, soprattutto con scadenza lunga, sembra piuttosto limitato. Qualunque sia lo sviluppo del conflitto, la vittoria americana sembra infatti scontata, cosi’ come appare scontato il deterioramento dei conti pubblici Usa.

Se la guerra sara’ rapida, il mercato probabilmente sperimenterà un rally dell’equity (con un probabile impatto negativo sul reddito fisso). Se, invece, le truppe americane dovessero rimanere piu’ a lungo alle porte di Bagdad, aumenterebbero le spese del Governo e, quindi, l’offerta di Titoli di Stato (con l’effetto di un aumento dei tassi di interesse).

In conclusione, per giustificare un investimento sui Treasury a questi livelli bisogna essere convinti di una stagnazione economica molto prolungata, accompagnata da uno scenario deflazionistico. Tutte le altre ipotesi sembrano non premiare una strategia di portafoglio che sovrappesi scadenze superiori ai 5 anni.

  • Tasso a 13 settimane (IRX – CBOE)
  • Tasso a 5 anni (FVX – CBOE)
  • Tasso a 10 anni (TNX – CBOE)
  • Tasso a 30 anni (TYX – CBOE)

IL MERCATO VALUTARIO

Il recupero del dollaro nei confronti dell’euro e’ praticamente terminato nella giornata di lunedì, quando il cambio tra le due valute ha raggiunto quota $1,05.

Da quel momento gli investitori hanno ricominciato a comprare euro, riportando la quotazione del dollaro a un soffio da $1,08 nel tardo pomeriggio di venerdi’ a New York.

La maggioranza degli analisti ritiene che ai livelli attuali il dollaro abbia piu’ spazio per indebolirsi che per rafforzarsi. Per capire la direzione che prenderà la valuta americana nelle prossime settimane, oltre alle notizie provenienti dall’Iraq, occorrerà monitorare l’azione del Banca del Giappone.

La Banca Centrale nipponica, infatti, potrebbe incrementare gli sforzi per indebolire lo yen nel tentativo di importare inflazione e rendere i propri prodotti più competitivi.

Secondo gli analisti di Merrill Lynch, il surplus commerciale giapponese – cui si contrappone il deficit Usa – e il maggiore invecchiamento della popolazione sono elementi che suggeriscono la presenza di un potenziale apprezzamento dello yen.

LE CONCLUSIONI

Con l’accrescersi del nervosismo sugli sviluppi della guerra, il calo degli indici di questa settimana, per quanto pronunciato, non ha destato grosse sorprese tra gli addetti ai lavori.

Considerando il rally poderoso della settimana scorsa, anzi, a sorprendere e’ il fatto che il calo non sia stato piu’ consistente. L’impressione che emerge e’ che il mercato stia cercando, a fatica, di costruire una base solida dalla quale ripartire.

A Wall Street sono forti le preoccupazioni sulla guerra, ma altrettanto forte e’ la determinazione a non perdere il treno per il prossimo rialzo degli indici, se le cose in Iraq andranno bene.
Investire in attivita’ piu’ sicure delle azioni, come i Treasury, e’ inoltre poco redditizio, considerando i bassi rendimenti che offrono.

Per il momento gli operatori sono riluttanti a fare scommesse “definitive”, nell’una o nell’altra direzione. Nelle prossime sedute, quindi, e’ molto probabile che i mercati continueranno ad avere un andamento erratico. In attesa di buone notizie dal fronte mediorientale.