Settimana ad alta tensione. L’Italia alla prova dei nuovi bond. E la Bce…

11 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Per i paesi della zona euro si apre una settimana ad alta tensione. Mentre alla Bce ancora non si sono placate le acque dopo le dimissioni a sorpresa del capoeconomista Juergen Stark, i prossimi giorni si annunciano cruciali per l’approvazione del secondo piano di salvataggio della Grecia. L’attenzione dei mercati sarà alta anche sui due ‘sorvegliati speciali’ delle ultime settimane, Italia e Spagna, alle prese con un’accelerazione dei percorsi di risanamento finanziario resa più difficile dal rallentamento dell’economia e dalla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito.

In primo piano la Grecia che ha annunciato una nuova manovra da 2 miliardi di euro a poche ore dalla programmata missione ad Atene di Ue e Fondo Monetario Internazionale, chiamati ad autorizzare il versamento di una nuova rata del prestito d’emergenza di cui il Paese ha disperato bisogno per evitare la bancarotta. Un’eventualità, quest’ultima, che non viene comunque esclusa dalla Germania che, per bocca del suo ministero dell’economia Philipp Roesler parla anche dell’opzione di un “fallimento controllato” della Grecia per salvare la moneta unica. “Per stabilizzare l’euro, non bisogna aver timore di pensare ad alcune opzioni, e far queste, se si hanno a disposizione gli strumenti necessari, anche l’insolvibilità ordinata della Grecia”, ha spiegato Roesler a Die Welt sottolineando come le misure di austerità previste da alcuni Paesi possano non essere sufficienti.

Il dossier-Grecia verrà anche esaminato venerdì e sabato in Polonia in una riunione informale dei ministri finanziari della zona euro e della Ue per mettere a punto un secondo nuovo piano d’aiuti da 160 miliardi promesso lo scorso 21 luglio.

Ma la tensione sui paesi dell’eurozona resta alta anche per le dimissioni a sorpresa del capo economista della Bce, il tedesco Juergen Stark, che ha marcato così il suo disaccordo con gli aiuti dell’istituto di Francoforte alla Spagna e all’Italia, sotto la forma di acquisti sul mercato dei rispettivi titoli di Stato. La vera sfida per Italia e Spagna, una volta approvate le maxi-manovre per accelerare il percorso di rientro sui rispettivi deficit pubblici, è quella di accelerare la crescita economica per rendere sostenibile tale processo. Ma nel frattempo la parola torna ai mercati.

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Si tratta di un momento delicato per l’Italia, che deve rimpiazzare sul mercato bond per un totale di 123 miliardi entro la fine del 2011 e per altri 440 miliardi circa nel 2012, mentre i tassi sul Btp a 10 anni e lo spread con il bund tedesco sono in forte rialzo e mentre non sappiamo se la decisione della Bce di supportare l’acquisto di Btp (per adesso l’istituto di Francoforte ha sostenuto il nostro paese comprando tra i 30 e i 40 miliardi di buoni poliennali) anche nelle prossime settimane oppure se questa pratica verra’ sospesa. Tra oggi e domani, giornate cruciali di asta, per il ministero del Tesoro italiano guidato da Giulio Tremonti. L’Italia chidera’ al mercato di sottoscrivere titoli per un totale di 18,5 miliardi di euro. Le emissioni piu’ delicate riguarderanno i Btp a 5 e 10 anni. Ecco i dettagli.

Ammontare di BTP in emissione

Il MEF, facendo seguito al comunicato stampa del 6 settembre 2011, comunica l’ammontare dei BTP che verranno offerti nell’asta del prossimo 13 settembre.

– Buoni del Tesoro Poliennali in corso di emissione:.

decorrenza – scadenza: 15 settembre 2011/2016; prima tranche.

ISIN: IT0004761950.

ammontare nominale dell’emissione:.

da un minimo di 3.000 milioni di euro a un massimo di 4.000 milioni di euro.

– Buoni del Tesoro Poliennali non più in corso di emissione:.

decorrenza – scadenza: 1º febbraio 2008/1º agosto 2018; tredicesima tranche.

ISIN: IT0004361041.

decorrenza – scadenza: 1º febbraio 2004/2020; quattordicesima tranche.

ISIN: IT0003644769.

decorrenza – scadenza: 1º marzo 2010/1º settembre 2020; undicesima tranche.

ISIN: IT0004594930.

ammontare complessivo, per le tre emissioni:

da un minimo di 2.000 milioni di euro a un massimo di 3.000 milioni di euro.