Settembre è iniziato bene, ma e’ da vedere se e’ cambiato scenario

2 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Il primo giorno del mese di settembre si è concluso nel migliore dei modi per il mercato azionario, contagiando tutti i mercati ed in particolare anche il mercato delle valute. Gli indici azionari americani hanno chiuso la seduta con miglioramenti intorno ai tre punti percentuali (DOW +2.54%, NASDAQ +2.97%) e una nuova ventata di appetito al rischio ha spinto le maggiori valute a rialzo.

Ma a cosa è dovuto questo cambiamento repentino, a cui peraltro siamo abituati da mesi? In questo caso, come abbiamo visto i giorni scorsi, c’è tutta una serie di dati sia proveniente dagli States, sia da altre economie importanti, una su tutte la Cina, che puntano ad un miglioramento dell’outlook per la fine dell’anno, rendendo così possibile ipotizzare una ripresa più veloce del previsto.

In questo senso si è aggiunta un’altra pedina importante ieri. Negli U.S.A. l’indice ISM manifatturiero ha mostrato una buona ripresa rispetto al precedente, ma soprattutto ciò che conta è che sia risultato decisamente migliore delle attese (il precedente 55.5 sarebbe dovuto risultare in un 52.8, nel mesi di agosto, ma la rilevazione di fatto è risultata a 56.3).

Per quanto riguarda invece il gigante asiatico il miglioramento è stato inferiore: si è passati da 51.2 in luglio a 51.7 in agosto, ma ciò che è contato anche in questo caso sono le attese, inferiori a 51.5. Importante poi il fatto che, al di sopra del valore mediano di 50, ci si trovi comunque in territorio di espansione commerciale e non di contrazione.

E intanto il conto alla rovescia per i dati sull’occupazione di domani comincia. Dati anche lievemente migliori delle attese crediamo a questo punto che potrebbero fornire un aiuto a stabilizzare la ventata di ripresa che potenzialmente potrebbe tramutarsi in qualcosa di più.

Per ingannare l’attesa, oggi, si potrebbe dare un occhio ai dati provenienti dalla Svizzera, poco prima delle 8, ed ai dati relativi al settore immobiliare americano, questo pomeriggio, per avere qualche spunto nel breve.

Stavamo dimenticando… oggi è prevista la consueta riunione della BCE per la decisione in materia di politica monetaria. Dal punto di vista del trading non rappresenta una notizia, in quanto i tassi fermi all’1% dovrebbero rimanere tali ancora per mesi. L’unico spunto potrebbe giungere dai commenti del presidente Trichet, chiamato probabilmente a riconfermare le proprie stime di rialzo di ripresa del terzo trimestre.

Ma vediamo ora l’impatto interessante che ha avuto la giornata di ieri sui cambi dal punto di vista tecnico.

Cominciando dall’immancabile eurodollaro, nonostante dati sulle vendite al dettaglio peggiori delle attese in Germania, abbiamo avuto una profonda ascesa che ha condotto i prezzi in area 1.2850, salvo poi, nella seconda parte della giornata calare in una zona di equilibrio nei pressi di 1.28 figura.

1.2820 e 1.2780 sono stati i due estremi del cambio dalla fine della sessione europea sino a questo momento. Il livello indicato come fondamentale resistenza, al di sopra di 1.29, è rimasto a distanza di sicurezza ma siamo fiduciosi che nei prossimi giorni possa tornare di attualità.

Attenzione nell’immediato al supporto di 1.2770-1.2780, mentre il massimo toccato nelle ultime ore a 1.2820 può essere utilizzato come eventuale trampolino di lancio, successivamente ad una sua rottura.

Correzione interessante quella del UsdJpy vista ieri in pomeriggio. Dal test quasi perfetto del precedente minimo a 83.60 abbiamo infatti assistito ad una risalita di una figura esatta. Il trend ribassista di cui tanto abbiamo parlato i giorni scorsi rimane ancora in atto, neanche lontanamente impensierito da questa ripresa. Ricordiamo che il livello che stiamo monitorando con attenzione si trova prossimo a 86 figura, sino a che non sarà superato è atteso da un momento all’altro un movimento di discesa.

L’euforia del mercato di ieri ha aiutato il cable che, altrimenti in condizioni normali, successivamente ad un dato decisamente negativo, si sarebbe dovuto muovere in modo differente (l’indice PMI manifatturiero invece di risultare prossimo a 57, da 57.3 di luglio, ha sorpresa con una discesa di 3 punti sino a 54.3!). Il cambio si è portato quindi sul massimo degli ultimi tre giorni a 1.5480, andando di poco oltre alla resistenza di 1.5470. Il ritorno nella seconda parte della giornata su livelli inferiori riporta ora d’attualità quella resistenza. Come supporto invece appare interessante il livello di 1.5415.

Interessante ancora una volta, la situazione del cambio UsdChf nel breve. Come già ieri mattina avevamo avuto modo di osservare è presente una forte barriera di resistenza a 1.0180 in grado di fermare i tentativi di ripresa del cambio degli ultimi 3 giorni. È evidente che la tendenza di medio-lungo in questo caso sia negativa, ma una rottura di questo preciso livello potrebbe portare a qualcosa di interessante nel breve.

Concludiamo con il dollaro australiano. Il buon risultato del GDP di ieri mattina ha portato in dote un’ottima salita. Si sta avvicinando il primo livello obiettivo a 0.9220, mentre si allontana il livello di supporto a 0.8860. Livelli di storno momentanei potrebbero essere visti come occasione per entrare a favore di questo movimento.

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