SESSANTA CASALI, 20 MILA EURO

2 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 2 mag – “Giù le mani dal Sant’Alessio”. Con questo slogan le associazioni dei ciechi e degli ipovedenti manifestano questa mattina davanti al Tar regionale del Lazio. Un sit-in convocato contro “chi non consente che le risorse del Sant’Alessio vengano impiegate nell’assistenza dei disabili visivi, dei ciechi pluriminorati per la riabilitazione dei bambini, per l’istruzione, la formazione professionale, per le attività in favore degli anziani”. “Vogliono rubare ai ciechi per dare ai ricchi, ai turisti e agli amanti dei week-end in campagna”. E’ questa l’accusa delle associazioni nei confronti della Clovis International Srl, un’impresa con sede a Fiumicino che, al prezzo “stracciato” di 285 mila euro l’anno, per quarant’anni, dispone di ottocentoventi ettari di terreno e sessanta antichi casali immersi tra le colline senesi. Si tratta di un lascito disposto a favore dell’Istituto dalla contessa Calista Lovatelli. Ma nel 2004, durante la giunta Storace, il commissario nominato della Regione firma un contratto di concessione quarantennale con la Clovis International Srl: una perizia valuta in 6 milioni l’ex patrimonio della contessa Lovatelli, che viene affittato a poco più di 20 mila euro al mese, “senza – accusa Mario Dany De Luca, attuale presidente del Sant’Alessio – un inventario dei beni, senza informare la Regione e facendo ricorso a una trattativa privata”. E’ lo stesso De Luca a nominare un perito per valutare il patrimonio della tenuta senese. La nuova stima si aggira tra i 50 e i 60 milioni di euro, vale a dire dieci volte il valore stabilito tre anni fa. Il 5 maggio 2006 De Luca avvia un procedimento di revisione del contratto di affitto e informa la Clovis: il nuovo canone sale a 2 milioni di euro annui. La Clovis non ci sta e a febbraio di quest’anno presenta ricorso al Tar del Lazio contro l’Istituto, che, accusa De Luca, in caso di sconfitta, “rischia di chiudere per sempre”. Domani la sentenza.