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Servizi aggiuntivi: così il calcolo dell’Iva

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Le somme pagate a fronte di servizi aggiuntivi offerti dai soggetti che effettuano la prevendita di biglietti sottoposti allaSiae costituiscono, per questi ultimi, operazioni autonomamente imponibili ai fini Iva. E’ quanto si desume dalla risoluzione n. 88/E dell’Agenzia delle Entrate, provvedimento emanato lo scorso 12 luglio.
L’attenzione delle Entrate si è concentrata dunque su tutti quegli importi pagati in più dagli spettatori (ad esempio, il costo per il recapito a domicilio dei biglietti di un evento ) che, trattandosi di servizi aggiuntivi e facoltativi, non costituiscono corrispettivo per assistere allo spettacolo, ma il compenso pagato per tali servizi.
Perciò, in estrema sintesi, l’incasso di tali somme non dovrà essere certificato con il misuratore fiscale, ma nei modi ordinari, concorrendo al volume d’affari del soggetto che esercita la prevendita e non dell’organizzatore dello spettacolo. Diverso è il discorso per i cd. diritti di prevendita , oggetto di una precedente circolare (la n. 165/E del 7 settembre 2000) per la quale, facendoli confluire nella base imponibile dei biglietti stessi , “…la somma pagata dall’acquirente, ivi compreso il diritto di prevendita va imputata tutta ed interamente all’organizzatore e costituisce perciò il corrispettivo per assistere allo spettacolo, ancorché una parte di tale somma potrà poi essere attribuita dall’organizzatore dello spettacolo al distributore dei biglietti a compenso dell’attività di distribuzione da lui svolta in nome proprio e per proprio conto in virtù del contratto di mandato o di appalto con lui stipulato”. Sembra opportuno ricordare che l’Iva sulle attività legate al mondo dello spettacolo si applica a seconda che le stesse siano soggette anche all’imposta sugli intrattenimenti .
Le attività rientranti in tale tipologia (tassativamente indicate nella tabella A allegata al Dpr 633/72) sono soggette ad un regime speciale forfetario di determinazione dell’Iva (a meno che l’interessato non eserciti l’opzione a favore del regime ordinario), in base al quale viene detratta metà dell’imposta relativa alle operazioni effettuate, senza dover calcolare la detrazione per l’imposta assolta sugli acquisti, con una base imponibile (su cui applicare l’aliquota del 10 per cento) data dall’importo dei singoli biglietti d’ingresso.
Per quanto riguarda l’applicazione in regime ordinario, il legislatore ha operato un distinguo in relazione all’entità del volume di affari. I contribuenti che hanno realizzato durante l’anno precedente un volume d’affari pari o inferiore a 25.822,84 euro ( i vecchi cinquanta milioni di lire ) e gli esercenti spettacoli viaggianti, indipendentemente dal volume d’affari, usufruiscono di un regime forfetario con determinazione della base imponibile nella misura del 50 per cento dell’ammontare complessivo dei corrispettivi incassati, senza operare la detrazione analitica dell’imposta assolta sugli acquisti. Tali soggetti si avvalgono della semplificazione anche negli adempimenti. Infatti, essi possono certificare i corrispettivi riscossi anche mediante il rilascio della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale manuale o a tagli fissi; devono, inoltre, numerare le fatture emesse ed eseguire la liquidazione e il versamento dell’imposta con cadenza annuale.
Se invece il volume d’affari relativo all’anno precedente è inferiore a 50 mila euro ma superiore ai 25.822,84 euro , il contribuente è soggetto agli adempimenti tipici del regime forfetario, anche se poi deve applicare il regime ordinario ai fini della determinazione dell’imposta. Si complica il discorso per il contribuente — esercente quando il proprio volume d’affari supera i 50 mila euro : egli dovrà certificare i corrispettivi tramite i misuratori fiscali conformi al decreto del ministero delle Finanze del 13 luglio 2000, emetterà fattura per prestazioni di pubblicità, sponsorizzazione, cessioni o concessioni di ripresa radiotelevisiva e di trasmissione radiofonica, dovrà annotare i proventi in un registro corrispettivi nonché tenere registri Iva per gli acquisti, liquidando periodicamente l’imposta.
di Alberto Savarese