Senato vota la fiducia a Monti, 281 sì. «Non è il governo dei poteri forti»

17 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Il Senato ha votato la fiducia al governo Monti con 281 si’. Venticinque i no, tutti della Lega. La maggioranza richiesta era di 154 senatori.

SCHIFANI A MONTI: BUON LAVORO NELL’INTERESSE DEL PAESE – “Mi permetto di augurarle buon lavoro nell’interesse del Paese”. Così il presidente del Senato, Renato Schifani, rivolto a Mario Monti, ha chiuso i lavori dell’aula dopo aver proclamato il risultato della fiducia al nuovo governo.

MONTI, COMPLOTTI POTERI FORTI?ASSICURO CHE NON CI SONO – “Per quanto riguarda l’atteggiamento del governo o dei suoi membri nei confronti di iniziative e complotti dei poteri forti o delle multinazionali o di superpotenze negli Stati Uniti o in Europa, permettetemi di rassicurarvi, di rassicurarvi totalmente”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Mario Monti, in sede di replica al Senato.

TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI MARIO MONTI

MONTI, OSSEQUIOSO VERSO PRIMATO DELLA POLITICA – “Su questo sfondate, e sapete di sfondare, una porta aperta”. Così il presidente del Consiglio, Mario Monti, rassicura i senatori sul suo rispetto “ossequioso” in merito “al primato della politica”. In sede di replica al dibattito sulla fiducia, Monti ha assicurato “che questo è l’atteggiamento rispettoso in cui noi ci poniamo al servizio del Paese e delle istituzioni di cui riconosciamo la primazia”.

IMPRESE, BENE MONTI, OK SU FISCO E LAVORO – “Accogliamo con soddisfazione le linee programmatiche esposte oggi dal Presidente Monti. Riteniamo importanti gli impegni assunti in materia di riequilibrio della pressione fiscale con la finalità di ridurne il peso su imprese e lavoratori”. Così le imprese in una nota di Confindustria, Abi, Rete Imprese, Ania, Alleanza Coop.

BERLUSCONI, VOTIAMO FIDUCIA MA VALUTEREMO MISURE – “Votiamo la fiducia ma valuteremo ogni singolo provvedimento”. Lo afferma l’ex premier Silvio Berlusconi, incontrando i deputati del Pdl e ribadendo “che bisogna andare avanti con la riforma della giustizia, del fisco, dell’architettura costituzionale e con le intercettazioni”.

“Sosteniamo lealmente il governo. Non consegnamo Monti alla sinistra”, ha detto Berlusconi intervenendo all’assemblea dei deputati alla Camera.

Nei prossimi mesi “verrò in Parlamento e anche in commissione se utile”. Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando ai deputati Pdl nel corso della riunione del gruppo alla Camera, alla vigilia della fiducia al governo Monti. Berlusconi per il futuro ha chiesto un “contributo di idee” a tutti i suoi deputati, incaricando Antonio Palmieri di raccogliere le proposte dei colleghi.

‘Il tentativo e’ difficilissimo, altrimenti ho il sospetto che non sarei qui…”. Mario Monti si presenta in Senato, prima tappa del percorso parlamentare che si concluderà domani , senza nascondere i problemi che ha davanti. Ma bisogna provarci ugualmente: la sua bussola sarà “il senso dello Stato”, l’obiettivo quello di “riscattare il paese”, scongiurando l’incubo default. Monti chiede alle forze politiche di essere responsabili: “Se falliremo, se non troveremo l’unità di intenti, saranno le fasce deboli a sperimentare condizioni ben più dure”, è il suo ammonimento. Dopo aver elogiato Napolitano per la “grande saggezza, perizia e senso dello Stato con cui ha saputo risolvere una situazione difficile in tempi ristrettissimi” e aver rivolto un “pensiero cordiale” a Silvio Berlusconi per aver “facilitato” la successione , il professore della Bocconi, chiamato a riuscire dove gli altri hanno fallito, spiega ai senatori che lo ascoltano in silenzio che il suo sarà un “governo di impegno nazionale” che “nasce per affrontare con spirito unitario una situazione di estrema emergenza”.

“La gravità della situazione – aggiunge Monti – richiede una risposta pronta e decisa, con un equa ripartizione dei sacrifici”. Il suo tono ha una sfumatura paternalistica quando invita i partito ad archiviare la stagione delle polemiche sopra le righe: “Vorrei aiutarvi tutti a superare una fase di dibattito molto acceso e prendere provvedimenti all’altezza della situazione”. Monti inquadra la crisi che sta vivendo l’Italia nelle più ampie fibrillazioni europee: la crisi “é internazionale, lo dico anche per evitare demonizzazionì; e l’Europa “sta vivendo i giorni più difficili dal secondo dopoguerra”. L’Italia deve uscire dall’angolo: bisogna “evitare che qualcuno ci consideri l’anello debole dell’Europa, altrimenti ci ritroveremmo soci di un progetto elaborato da paesi che guardano anche ai loro interessi nazionali, nei quali non c’é necessariamente un’Italia forte”. Ma l’Europa, ammonisce Monti, non va considerata come un nemico: “Non dobbiamo vedere i vincoli come imposizioni. Non c’é un ‘loro’ e un ‘noi’. L’Europa siamo noi”. Tre i pilastri del suo governo: “il rigore di bilancio, la crescita e l’equità”. Il premier insiste in particolare sulla crescita, la cui assenza ha vanificato la buona tenuta dei conti pubblici negli ultimo venti anni. “Non saremo credibili se non ricominceremo a crescere”, afferma. Bisogna dunque rimboccarsi le maniche: ci saranno sacrifici da compiere ma “dovranno essere equi”, promette il nuovo presidente del consiglio. L’elenco delle misure da prendere parte dal pareggio di bilancio in Costituzione, misura da completare affidandone la verifica a una “autorità indipendente”, dato che “la credibilità è un requisito essenziale”. Nell’immediato , il governo darà attuazione alla manovra estive, e deciderà nei prossimi giorni se ci sarà bisogno di “eventuali correttivi”. La delega fiscale e assistenziale andrà approvata “al più presto”. E anche la politica dovrà dare il buon esempio: “Di fronte ai sacrifici che dovranno essere chiesti, è ineludibile contenere i costi degli organi elettivi”. In più Monti annuncia un programma per la revisione della spesa dell’amministrazione pubblica. Ma le novità più importanti arriveranno dalla previdenza, dalla lotta all’evasione, dalla casa e dal mercato del lavoro. Il sistema pensionistico italiano, dice il professore, contiene “ampie disparità tra diverse generazioni e categorie di lavoratori”.

C’é materia su cui intervenire. Dalla lotta all’evasione , da condurre anche con “il monitoraggio delle ricchezze accumulate” e riducendo la soglia per l’uso del contante, potranno arrivare le risorse per far scendere le aliquote: “La pressione fiscale in Italia è elevata, sarà possibile una riduzione graduale del prelievo”. Sul versante casa, Monti fa intravedere una reintroduzione dell’Ici sulla prima casa. Il premier dice infatti che bisognerà “riesaminare il peso del prelievo della ricchezza immobiliare”, perché “l’esenzione dell’Ici sulla prima casa costituisce una peculiarità dell’Italia , se non un’anomalia”. Monti promette anche un “calendario puntuale” di dismissioni del patrimonio pubblico. Mercato del lavoro: il presidente del consiglio si scaglia contro quel “mercato duale” dove “alcuni sono totalmente tutelati e altri sono del tutto privi di tutela”. C’é bisogno di più mobilità, ma nuove regole, promette Monti, riguarderanno “solo i nuovi rapporti di lavoro mentre non verranno modificati i rapporti in essere”. Novità in arrivo anche per la contrattazione, il cui baricentro dovrà essere “spostato verso il luogo di lavoro”. Tra le priorità indicate, quella di un maggiore inserimento delle donne e dei giovani nel mercato del lavoro: per le donne Monti pensa a forme di “tassazione più favorevole”; per i giovani è essenziale puntare a un “accrescimento dell’istruzione”. Bisognerà anche provvedere al superamento delle “chiusure corporative” nel mondo delle professioni. Insomma, tutto quanto si potrà fare per “rimuovere gli ostacoli alla crescita” andrà fatto.

IL DISCORSO PROGRAMMATICO DI MONTI AL SENATO

CASTELLI, DISCORSO MONTI RAFFORZA NO LEGA – “Dopo aver conosciuto i nomi dei ministri e il discorso del presidente del Consiglio il convincimento a votare no alla fiducia al governo è ulteriormente rafforzato”: lo ha detto nell’Aula del Senato Roberto Castelli della Lega.

BERLUSCONI, ESCLUSO NOSTRO APPOGGIO A PATRIMONIALE – “Con il professore Monti ho escluso la possibilità di un nostro appoggio alla patrimoniale; credo che non sia quello che ci vuole perché abbatterebbe il valore degli immobili del 15% e anche oltre perché svilupperebbe un fatto psicologico negativo. Ci vogliono misure per lo sviluppo”. Lo afferma l’ex premier Silvio Berlusconi.

PASSERA, CAMBIERA’ TUTTO CIO’ CHE SERVE, CREARE LAVORO – Passaggio di consegne al Ministero dello Sviluppo Economico tra l’ex ministro Paolo Romani e il neo titolare Corrado Passera. “Ora si inizia a lavorare”, ha detto Passera, aggiungendo che “l’impegno più immediato è capire. Ovviamente cambierà tutto ciò che serve per creare sviluppo sostenibile e creare posti di lavoro nel nostro Paese”.

FORNERO, RISANAMENTO, CRESCITA E COESIONE – Risanamento, crescita e coesione sociale: saranno queste le “parole “chiave” del Governo – secondo quanto annunciato dal ministro del Welfare, Elsa Fornero intervistata stamani da ‘Radio anch’iò. Risanamento e crescita – ha detto dovranno essere accompagnate da coesione sociale e equità.

“Devono valere, come ha detto il presidente del Consiglio, – ha precisato Fornero – tre parole chiave, risanamento, necessario e urgente perché senza quello non ci si salva, crescita, coesione sociale e equità. Questo ispirerà l’azione di Governo e anche la mia”.

GASPARRI, INTERVENTO MONTI CONSENTE VOTO FAVOREVOLE – “L’intervento del presidente del Consiglio ci consente di dare un voto favorevole. Ho colto, per quanto riguarda il mercato del lavoro, una coerenza con le azioni intraprese dal nostro governo così come i riferimenti alla lettera europea”. Così il capogruppo del Pdl alla Camera Maurizio Gasparri, dopo l’intervento di Mario Monti. Commentando con i cronisti in Transatlantico l’intervento del premier Mario Monti Gasparri ci tiene a precisare che “interventi diversi saranno valutati nel dettaglio quando ne verremo a conoscenza”. A chi gli chiede se al momento delle votazioni possano esserci dei distinguo, il capogruppo del Pdl risponde: “Non credo, abbiamo fatto anche una riunione del gruppo e ci sono stati diversi interventi ma nessuno in dissenso da quella che è la linea del gruppo”.

SACCONI, DICHIARAZIONI CONDIVISIBILI SU LAVORO – Le comunicazioni al Parlamento del presidente del Consiglio Mario Monti “sono condivisibili per quanto riguarda le politiche del lavoro e si collocano in assoluta continuità con quanto il governo Berlusconi ha realizzato o avviato a realizzazione per un mercato del lavoro più efficiente ed inclusivo”. Lo ha detto l’ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “E’ apprezzabile in particolare – afferma in una nota – la volontà di conciliare la flessibilità organizzativa delle imprese con la sicurezza dei lavoratori favorendo la maggiore occupazione attraverso una regolazione più europea della risoluzione del rapporto del lavoro e più intense attività di ricollocamento dei disoccupati a cura delle regioni. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali il governo potrà avvalersi della delega ricevuta dal Parlamento dal precedente governo. Condivisibile è infine la sottolineatura del maggiore impiego di giovani e donne, obiettivo per il quale sono state varate la riforma dell’apprendistato – che deve essere ora attuata – e l’introduzione dei contratti agevolati di inserimento per donne disoccupate da oltre sei mesi. Il Pdl – conclude – saprà essere parte attiva per la definizione delle misure utili a raggiungere gli obiettivi indicati”.

Una «missione non facilissima». Mario Monti prende la parola per la prima volta al Senato per le dichiarazioni programmatiche e ribadisce la delicatezza del momento in cui versa il Paese e l’inderogabilità del lavoro che lo attende. Proprio per questo piace al neo-premier piace definire il suo esecutivo un «governo di impegno nazionale». «Riconciliazione» è una delle parole d’ordine usate dal nuovo presidente del Consiglio nel suo discorso. «Spero che il mio governo ed io potremo contribuire in modo rispettoso a riconciliare maggiormente i cittadini e le istituzioni, i cittadini e la politica», ha detto Monti. «Non avrò certo la supponenza di chi è tecnico», ha poi assicurato.

RIGORE, CRESCITA, EQUITÀ – Il nuovo premier promette rigore, crescita ed equità. Più di tutti, nel suo discorso, Monti ha insistito sull’ultimo punto. «I sacrifici per risanare il debito e far ripartire la crescita saranno equi», ha detto, convinto del fatto che «più le riforme saranno eque, più saranno efficaci». «Se falliremo, se non raggiungeremo le riforme che servono, saremo tutti sottoposti a condizioni ben più dure», l’avvertimento del numero uno dell’esecutivo.

IN SERATA LA PRIMA CHIAMA – Nel suo intervento al Senato il professore ha ricordato la calorosa accoglienza rivoltagli dall’Aula in occasione della nomina a senatore a vita, un benvenuto che lo ha commosso. La corsa di Monti è dunque già iniziata. Il professore che mercoledì ha giurato al Quirinale, diventando ufficialmente il nuovo capo dell’esecutivo, si è recato al Senato per presentare le sue misure. Per il neo-premier è il primo test in Parlamento. Dopo l’intervento di Monti a Palazzo Madama ci sarà una discussione di quattro ore, quindi la replica del capo del governo. Alle 19 le dichiarazioni di voto e dalle 20.30 l’inizio della prima chiama.

IL BIS ALLA CAMERA – Dopo l’intervento in Senato, il premier, come da prassi, si recherà alla Camera a consegnare il testo con le misure programmatiche in una seduta convocata ad hoc. Venerdì la seduta a Montecitorio inizierà alle 9,45. Alle 10 prenderà il via il dibattito sulle comunicazioni di Monti, poi ci sarà la replica del governo e da mezzogiorno le dichiarazioni di voto. Quindi, alle 14, prenderanno il via le operazioni dello scrutinio, che avviene per appello nominale; è prevedibile che la proclamazione del risultato ci sia circa un’ora e mezzo dopo.

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Berlusconi: “Con Monti democrazia sospesa” E su Napolitano: “Ci trattava come bambini”

Davanti ai senatori del Pdl l’ex premier attacca il nuovo esecutivo: “La decisione finale ci è stata praticamente imposta. Durerà finché vorremo noi”. E su elezioni e incognita Casini: “Faremo ragionare il ragazzo, con le buone o le cattive”. Poi una promessa: “Non mi ritiro a scrivere mie memorie”

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ROMA – Il governo di Mario Monti rappresenta una “sospensione certamente negativa della democrazia”. Così Silvio Berlusconi ha definito il nuovo esecutivo, parlando ai senatori del Pdl a Palazzo Madama. L’ex premier, che ha sottolineato l’importanza che il gruppo del Senato resti unito, anche se ognuno è libero di fare quello che vuole nei confronti del governo Monti, ha parlato con i senatori del Pdl del nuovo governo, dei punti del programma che non gradisce e di elezioni: “Non possiamo lasciare il paese alla sinistra. E poi a chi? A Di Pietro, Vendola e Bersani. Gli italiani non sono così cretini da dare il voto a questi qua”. E garantisce: “So che volevate che mi ritirassi a scrivere le mie memorie. Ma non lo farò”.

Attacco a Monti e Napolitano. L’ex premier non usa mezzi termini e attacca duramente il nuovo esecutivo: “La decisione finale ci è stata praticamente imposta, con i tempi voluti dal presidente della Repubblica”. Ce n’è anche per il capo dello Stato: “Come presidente del Consiglio mi sentivo impotente, potevo solo suggerire disegni di legge. Anche i decreti, quando arrivavano al Quirinale, il presidente della Repubblica diceva no a 2 su 3 – sottolinea Berlusconi -. Ci correggeva con la matita rossa, come una maestra con i bambini delle elementari”.

No alla patrimoniale. Davanti ai senatori del suo partito, l’ex presidente del Consiglio sottolinea che la durata del nuovo esecutivo dipende anche dal Pdl, decisivo anche nella nuova maggioranza e insiste perché il nuovo premier chiarisca il suo programa: “Monti ha parlato di sviluppo e crescita, ma non ci ha detto nulla di preciso sul suo progamma. Abbiamo parlato a grandi linee degli impegni presi con l’Europa – ha detto Berlusconi, che ha ribadito il no del Pdl alla patrimoniale perché sarebbe una misura depressiva. Uscendo, poi, da Palazzo Madama, ha detto: “Il Pdl è compatto. Voteremo compattamente e sosterremo questo governo Monti con correttezza, valutandone le proposte. Abbiamo già escluso con il premier la possibilità di un nostro appoggio a un’imposta patrimoniale. Abbatterebbe il valore degli immobili, è il contrario di quello che serve adesso, cioè misure per lo sviluppo”

Legge elettorale e regime intercettazioni. L’ex primo ministro non ha tralasciato l’argomento elezioni: se si andasse al voto oggi, ha detto, ci sarebbe “l’incognita del Terzo Polo, l’incognita di Casini. Ma non vi preoccupate: faremo ragionare il ragazzo al momento giusto, con le buone o le cattive…”. Poi, sulla legge elettorale: “Monti non cambierà la legge elettorale, ma siamo d’accordo che va cambiata. Abbiamo un gruppo di esperti che sta valutando quella migliore, va modificata prima delle prossime elezioni”, ha spiegato, ribadendo il suo no per ora al voto anticipato: “Affrontare ora una campagna elettorale, sotto la pressione negativa e l’assedio dei media, sarebbe stato un errore”. L’ex premier, poi, ha affrontato anche il tema delle intercettazioni: “Quella delle intercettazioni è una vergogna. Io ho deciso che di non avere più il cellulare”, ha detto e ha sottolineato la necessità entro la fine della legislatura di mettere mano al regime delle intercettazioni e alla giustizia.

Le reazioni. “Come al solito Berlusconi dimostra che, dentro o fuori il governo, si è messo a fare politica per motivi giudiziari e personali”, è stato il commento del leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, in merito all’intenzione che il premier avrebbe espresso di andare avanti con la riforma della giustizia e delle intercettazioni.”Per questo – ha detto Di Pietro – lo abbiamo contrastato e per questo, ora che il governo è cambiato, ma i parlamentari sono gli stessi, bene fa l’Italia dei valori a far sì che il governo nasca, ma a non entrare in alcun modo in questa maggioranza senza prima aver visto i suoi atti”.

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(di Federico Garimberti)

Nel giorno della nascita del suo governo, Mario Monti non ha tempo per festeggiare. Quello che gli preme fare è mandare due messaggi ben precisi: il primo ai mercati, che anche oggi gli hanno riservato brutte sorprese con lo spread che resta molto alto, ed è teso a rassicurare gli investitori che il suo governo agirà in fretta e con efficacia sul fronte delle misure anti-crisi.

Il secondo, più che un messaggio appare un monito alla politica: la solidità dell’Esecutivo non è messa in discussione dall’assenza di politici, ma anzi è rafforzata proprio perché non ci sarà “l’imbarazzo” della loro presenza.

Quando sale al Quirinale per sciogliere la riserva, l’ex commissario Ue impiega quasi tre ore per illustrare la squadra al capo dello Stato Giorgio Napolitano. Un tempo lungo che ha fatto sorgere il sospetto che i due abbiamo limato la lista fino all’ultimo, forse nel tentativo di convincere i partiti ad entrare con qualche esponente.

Circostanza negata dallo stesso Monti secondo il quale il lungo incontro è stato necessario per motivare al presidente della Repubblica le ragioni dell’interim all’Economia per se stesso e quello di Corrado Passera che gestirà il ministero dello Sviluppo e quello dei Trasporti e Infrastrutture. Proprio quest’ultimo aspetto, si racconta in ambienti parlamentari, è stato oggetto di una attenta valutazione da parte del Colle che alla fine ha dato il proprio via libera.

La squadra ‘snella’ dell’ex presidente della Bocconi può quindi essere annunciata. E Monti, nel farlo, ci tiene a ribadire che la stella polare sarà “la crescita” oltre che il rigore. Sottolinea poi la presenza femminile, ma soprattutto la rilevanza dei dicasteri affidati: Interno, Giustizia, Lavoro e Politiche sociali. Ma è sul fronte politico che si concentra la sua attenzione, ben sapendo che gli ostacoli maggiori li incontrerà in Parlamento. Ed è con i partiti che sfodera le sue migliori doti diplomatiche.

Prima ringrazia le forze politiche e sociali “per la collaborazione”, poi – con garbo non scontato – offre un “cordiale saluto” al suo predecessore Silvio Berlusconi, sottolineando il “rispetto e l’attenzione per l’opera da lui compiuta”. Inevitabile, infine, un “sentito ringraziamento” al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per il “sostegno” costante che gli ha offerto. Che lo ricambia dicendosi “soddisfatto” dalla nascita della nuova squadra, sottolineando che dall’Unione europea, giudice ultimo degli sforzi italiani, sono “già arrivati segnali positivi e di fiducia”.

E altri ne arriveranno presto. Per Monti, però, è sempre il fianco parlamentare quello più scoperto: “Spero che governando bene potremo contribuire alla coesione delle forze politiche”, dice il Professore. Nella sua squadra, nonostante l’avesse chiesto lui stesso, non ci saranno politici dopo che i veti incrociati hanno impedito l’ingresso di Letta e Amato. Ma fa buon viso a cattivo gioco: “La non presenza di politici agevolerà” il governo togliendo un “motivo di imbarazzo”. Perché la vera “blindatura” sarà spiegare bene le misure a Parlamento e cittadini. Né è pensabile un successivo innesto di politici: non ci saranno “passaggi in corsa, perché di corsa si tratterà”, chiarisce il premier, confermando che anche i sottosegretari saranno tecnici.

Il professore, nonostante l’insistenza dei giornalisti, mantiene un riserbo assoluto sulle prossime mosse del governo, rimandando al discorso che terrà in Parlamento: quella è la sede opportuna, taglia corto. L’altro grande timore del Professore è lo spread. “Abbiamo operato in tempi brevi, con serietà e molta attenzione alla qualità e tutto questo confido si tradurrà anche in un rasserenamento” sui mercati, è il suo auspicio. Il resto della giornata segue la prassi: prima il passaggio di consegne con Silvio Berlusconi a palazzo Chigi.

Poi il primo Cdm con il conferimento delle deleghe e il giuramento di Antonio Catricalà nel ruolo che fu di Letta. Infine l’incontro di circa mezz’ora con Giulio Tremonti al Tesoro. La serata, dopo un pasto leggero, a scrivere il discorso che pronuncerà in Aula.

VITTORIA DI NAPOLITANO, E’ STATO DIFFICILE MA BENE MONTI

(di Cristina Ferrulli)

Sin dall’inizio della crisi è stato un protagonista, in campo per far nascere il governo Monti con l’urgenza che i mercati e l’Europa impongono. E fino all’ultimo, anche oggi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si é speso per far nascere il nuovo esecutivo con le migliori premesse. “E’ stato delicato e difficile ma sono soddisfatto e dall’Europa arrivano già segnali positivi”, confessa il Capo dello Stato alla fine della giornata dopo il giuramento dei ministri.

E’ stata una corsa contro il tempo quella che Napolitano ha fatto per dare al paese un nuovo governo, cercando di non rimanere imbrigliato nei veti dei partiti e nei tempi della politica. E quindi anche la mattina è stata di lavoro: il presidente della Repubblica e il neopremier Mario Monti sono rimasti chiusi per quasi due ore nella Palazzina, l’area privata del Quirinale dove risiede Napolitano, per sbrogliare la matassa delle deleghe dei ministeri e chiudere tutte le caselle mentre i giornalisti aspettavano davanti alla porta che conduce allo studio ‘alla Vetrata’.

Alla fine la soddisfazione è evidente sul volto di Napolitano che “veglia” sui ministri mentre giurano nelle sue mani. Poi il Capo dello Stato va incontro alle transenne dei giornalisti, legge un messaggio ma poi la soddisfazione è tale che si lascia andare anche a qualche commento a margine. Non manca la consapevolezza che il nuovo governo si avvia “ad un difficile compito in condizioni altamente impegnative”. Ma c’é la convinzione che il governo “saprà trovare le soluzioni più idonee” per rilanciare il paese e uscire dalla crisi.

L’impressione è che con il passare dei giorni anche il clima politico si stia svelenendo e, ammette il presidente della Repubblica, “mi compiaccio che il governo nasce in un clima positivo”. Un clima che tale deve rimanere perché possa andare avanti visto che i partiti, pur non entrati nel governo nonostante il pressing del Colle e dell’ex commissario Ue, ora giocheranno un ruolo cruciale in Parlamento per approvare le riforme.

E all’ex premier Silvio Berlusconi, determinante per la tenuta del nuovo esecutivo, Napolitano rivolge un ringraziamento. Mentre è “speciale” il ringraziamento che il presidente della Repubblica rivolge all’ex sottosegretario Gianni Letta “per lo spirito di servizio con cui ha contribuito a tenere vivo e limpido il rapporto” tra il Quirinale e Palazzo Chigi.

GIURA IL GOVERNO MONTI, SOBRIETA’ E RIGORE

(di Nicoletta Tamberlich)

Ore 17.18 nasce il governo dei ‘Professori’ guidato da Mario Monti. La cerimonia è un rito antico ma mai stanco: il giuramento al Quirinale si è svolto senza colpi di scena, all’insegna della sobrietà. Nessuna battuta, né pacche sulle spalle o dichiarazioni stonate, solo sorrisi composti e misurata semplicità.

Una squadra composta esclusivamente da tecnici, e dunque senza nessun politico, ha promesso fedeltà alla Repubblica davanti al capo dello Stato. Diciassette i ministeri (contro i 23 del governo Berlusconi). Tre donne: all’Interno, alla Giustizia e al Lavoro. Soddisfatto Giorgio Napolitano, convinto del fatto che ‘molto presto’ l’Italia potrà vedere la reazione dell’Ue al nuovo governo, dal momento che già ci sono molti segnali positivi di fiducia.

Alle 17, nel salone delle Feste la rappresentanza governativa era un ‘monocolore’ grigio fumé. Con poche variazioni in termini di sfumature e accessori. Unica nota di colore negli abbigliamenti, la giacca bianca del ministro per il Lavoro e le Pari opportunità Elsa Fornero. Per primo ha giurato il presidente del Consiglio Mario Monti pronunciando la formula di rito e firmando per accettazione il decreto di nomina controfirmato dal capo dello Stato.

Mentre Monti giurava i ministri ripassavano tutti la formula sul cartoncino in attesa del loro turno. ‘Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Mentre i giornalisti e i fotografi hanno faticato non poco ad abbinare i volti ai nomi della nuova squadra di governo. Il più anziano è Piero Giarda: 75 anni a dicembre. Il più giovane è il 56enne professor Renato Balduzzi (Salute).

L’età media del governo di Mario Monti è di 63 anni, con solo 6 ministri su 17 sotto i 60 anni. Spiccano due splendidi bambini, vestiti da cerimonia, abbracciati e baciati dal neo ministro della Giustizia Paola Severino. il neo Guardasigilli quando lascia il Quirinale tenendo per mano i nipotini si limita a dire “la responsabilità è grande” a chi l’avvicina prima che si rechi a Palazzo Chigi per il Cdm. “Sono contenta”, ha risposto a chi l’avvicina il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. “Ora vado alla prima riunione”, è poi stato il saluto del neo titolare del Viminale.

Molto bella e elegante anche la moglie di Corrado Passera, in dolce attesa (secondo figlio), ballerine in vernice e abito impero bicolore(nero e plissettato davanti e liscio champagne dietro), che si è detta “molto felice” per l’incarico affidato al marito. E proprio il superministro allo sviluppo economico, infrastrutture e trasporti è parso il più loquace: “Sono fiducioso – ha detto – che si possano convincere i mercati con azioni chiare e piani concreti”.

“Partirò dagli studenti e dai ricercatori; bisogna parlare con loro, ascoltare le loro aspirazioni e cosa si aspettano dal futuro”, sono state le prime parole del neo ministro dell’istruzione, Francesco Profumo. La sala del giuramento è un trionfo di lampadari di cristallo, specchi e arazzi. Da una parte la muraglia umana di giornalisti e fotografi, molti stranieri; dall’altra, due file di sedie dorate. Al termine della cerimonia aperitivo, e veloce brindisi con prosecco nella sala degli Specchi.

Nove ministri sono del Nord e tre del Sud (tra questi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Catricalà), sei sono della Lombardia (ironia della sorte senza il sostegno della Lega), tre i romani. Poi c’é un ligure, un piemontese e un bolognese. Poche le incertezze, e solo una piccola gaffe del neo-ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, prof. Andrea Riccardi, che ha saltato la parola “esclusivo” all’interno della formula del giuramento di fedeltà alla Repubblica e all’impegno per il Paese, ma subito dopo ha fatto sapere di non essersene nemmeno accorto e che va interpretato come un lapsus, non essendoci certo stata alcuna intenzionalità.

Poche auto blu, secondo il nuovo stile del governo Monti e addirittura un ministro che, dopo aver giurato, lascia il Quirinale a piedi. Enzo Moavero, alla guida degli Affari Europei, al termine della cerimonia è uscito dal palazzo attraversando la piazza e scendendo la scalinata del Quirinale. Dopo il giuramento.
INIZIATO PRIMO CDM MONTI, CATRICALA’ HA GIURATO – E’ iniziato alle 18.50 il primo Consiglio dei ministri del governo guidato da Mario Monti. Pochi minuti dopo, a quanto si apprende, si è svolto il giuramento di Antonio Catricalà nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Il premier incaricato Mario Monti ha sciolto stamattina la riserva e formato il nuovo Governo: i ministeri sono 17, di cui 12 con portafoglio. I ministri sono 16, infatti il premier mantiene l’interim per l’Economia, tre donne alla guida di dicasteri importanti: Anna Maria Cancellieri all’Interno, Elsa Fornero al Lavoro e Paola Severino alla Giustizia. Tra gli altri ministri: agli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, alla Difesa Giampaolo Di Paola, all’Istruzione Francesco Profumo e Corrado Passera superministro di Sviluppo e Infrastrutture.

GOVERNO MONTI HA GIURATO, IL COMUNICATO DEL QUIRINALE – Il Governo ha prestato giuramento questo pomeriggio al Palazzo del Quirinale. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Senatore Professor Mario Monti, e i Ministri hanno giurato nelle mani del Capo dello Stato, pronunciando la formula di rito. Erano presenti, in qualità di testimoni, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere di Stato Donato Marra, e il Consigliere Militare del Presidente della Repubblica, Generale Rolando Mosca Moschini. Il Ministro degli Affari Esteri, Ambasciatore Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, e il Ministro della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola, attualmente all’estero, presteranno giuramento successivamente nelle mani del Capo dello Stato. Lo rende noto un comunicato del Quirinale.

Con il giuramento di tutti i ministri che compongono l’Esecutivo a guida Mario Monti, il nuovo Governo, in attesa di ottenere le fiducie dalle Camere, è nella pienezza delle sue funzioni.

MONTI A COLLOQUIO CON BERLUSCONI E LETTA A P.CHIGI POI PASSAGGIO DELLE CONSEGNE – Il premier Mario Monti ha avuto un colloquio con Silvio Berlusconi e Gianni Letta a Palazzo Chigi dopo il suo ingresso accolto accolto dal picchetto d’onore. Successivamente Monti riceve dal cavaliere, per il tradizionale passaggio delle consegne, la ‘campanella’ che storicamente viene utilizzata da tutti i capi del governo per dare inizio alla riunione del Consiglio dei ministri.

Silvio Berlusconi, accompagnato da Gianni Letta, lascia palazzo Chigi salutato dal picchetto d’onore, tra gli applausi dei dipendenti del Palazzo. Letta saluta in direzione delle finestre e manda qualche bacio.

MONTI A P.CHIGI, ‘IN BOCCA A LUPO’ DA BERLUSCONI – La consegna della campanella, una stretta di mano e un caloroso “in bocca al lupo”. Con la cerimonia della campanella, il ‘rito’ con cui si dà inizio alle riunioni del Consiglio dei ministri, si è completato il passaggio di consegne tra il presidente del Consiglio uscente e il nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Silvio Berlusconi e Mario Monti si sono presentati sorridenti ai fotografi, con il professore leggermente emozionato e più ‘rigido’ del suo predecessore. Subito dopo i due hanno avuto un colloquio riservato di circa un quarto d’ora, presente anche Gianni Letta, per poi tornare davanti a flash e telecamere per la consegna della campanella. Più ‘rilassato’ stavolta anche Monti fa risuonare con decisione la campanella e con un sorriso aperto stringe la mano a Berlusconi che scambia con lui qualche battuta, di cui si intercetta solo un “auguri, in bocca al lupo”. Dopo di loro anche Letta saluta, con una affettuosa ‘pacca’ sulla spalla, il suo successore, Antonio Catricalà, che sarà nominato nel corso del primo Consiglio dei ministri sottosegretario alla presidenza. Anche per loro, foto di rito, dopo le quali Letta e Berlusconi hanno percorso il cortile del palazzo, salutati dal picchetto d’onore delle Forze Armate. I due hanno poi lasciato la sede del governo tra gli applausi di funzionari e dipendenti della presidenza del Consiglio, affacciati alle finestre, cui l’ormai ex sottosegretario, attardandosi a salire in macchina, ha anche inviato saluti e qualche bacio.

SARKOZY A MONTI, ‘INSIEME CE LA FAREMO’ – “Le settimane che vengono saranno decisive. Insieme ce la faremo”: lo scrive il presidente francese Nicolas Sarkozy in una lettera a Mario Monti, resa nota dall’Eliseo.

“I francesi conoscono il suo impegno europeo – scrive il presidente francese Nicolas Sarkozy in una lettera a Mario Monti – ed hanno un grande rispetto per il lavoro da Lei svolto come commissario a Bruxelles per dare dinamismo al mercato interno e alla crescita europea”. I francesi, aggiunge Sarkozy, “conoscono la sua determinazione e apprezzano il contributo da lei garantito alla riflessione sulla modernizzazione della Francia nel quadro della Commissione presieduta da Jacques Attali”.

“Sono convinto – scrive il presidente francese Nicolas Sarkozy in una lettera a Mario Monti – che l’applicazione da parte dell’Italia di nuove misure che si aggiungono ai piani già adottati vi consentirà, nella fiducia, di trovare il cammino della stabilità e della crescita”.

JUNCKER, BUONA NOTIZIA PER ITALIA E EUROZONA – “La formazione del governo Monti “é una buona notizia per l’Italia e la zona dell’euro”: lo dichiara il primo ministro del Lussemburgo e presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker.

CARD. BERTONE, UNA BELLA SQUADRA, BUON LAVORO – “Una bella squadra alla quale auguro buon lavoro”. Lo ha detto il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, interpellato dall’ANSA sul nuovo governo presieduto da Mario Monti, a margine di un incontro a Urbino.

BERSANI, ORA AL LAVORO CON SOSTEGNO ATTIVO PD – “Abbiamo chiesto che con rapidità si affrontasse l’emergenza con un governo di transizione e di emergenza a forte caratura tecnica e del tutto nuovo. Ovvio, siamo soddisfatti”. Così il segretario Pd, Pier Luigi Bersani. “Adesso bisogna mettersi al lavoro . Siamo pronti a dare tutta la nostra collaborazione e il sostegno attivo”.

“Non mi aspetto nessuna macelleria sociale. Conosco Monti e gran parte degli esponenti del suo governo e credo ci sia l’intenzione di concepire uno sforzo comune in un quadro di equità”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a chi lo interpella sulle politiche che si attende dal nuovo esecutivo. “Sappiamo che senza sacrifici non si esce dai nostri guai”, aggiunge poi Bersani, che sottolinea la richiesta di “politiche in cui ci sia un tratto di equità”.

CAMERA, MONTI IN AULA DOMANI ALLE 13,30 – Il presidente del Consiglio Mario Monti è atteso nell’Aula della Camera domani alle 13:30 per consegnare il testo delle sue dichiarazioni programmatiche. E presumibile che il voto di fiducia si terrà alla Camera venerdì, dopo quello di domani sera al Senato. Sui tempi del dibattito decideranno i capigruppo, convocati alle 18,30.

NAPOLITANO, SONO SODDISFATTO – ‘Sono soddisfatto”: così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al termine del giuramento del governo di Mario Monti al Quirinale.

“Questo governo nasce in un clima positivo, me ne compiaccio”, ha aggiunto il presidente della Repubblica.

“Rivolgo un vivissimo saluto al presidente e ai membri del nuovo governo in vista del difficile compito che li attende in condizioni altamente impegnative”. E’ il saluto che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rivolge al premier e ai membri del nuovo governo.

NAPOLITANO, GIA’ MOLTI SEGNALI POSITIVI DA UE – La reazione dell’Ue al nuovo governo “la vedremo molto presto”, ma già “ci sono molti segnali positivi di fiducia”. Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di giuramento del governo Monti. “Prestissimo avremo la conferma di questa positiva predisposizione delle istituzioni europee nei nostri confronti”, ha detto il capo dello Stato.

NAPOLITANO, GRAZIE A G.LETTA PER SPIRITO DI SERVIZIO – Giorgio Napolitano ha rivolto uno “speciale” ringraziamento a Gianni Letta per “la sempre scrupolosa collaborazione istituzionale, la sensibilità e lo spirito di servizio che ha contribuito a tenere vivo e lucido il rapporto tra il presidente della Repubblica e il governo nell’interesse della coesione nazionale”.

NON PRESENZA POLITICI AGEVOLERA’ GOVERNO – “Nelle consultazioni sono arrivato alla conclusione che la non presenza di politici nel governo lo agevolerà: toglierà un motivo di imbarazzo”: lo dice il presidente del Consiglio.

ORA SI TRATTERA’ DI FARE UNA CORSA – Non ci saranno “passaggi in corsa, perché di corsa si tratterà”. Così Monti lascia intendere quale sarà l’impegno del suo governo dal momento del suo insediamento. Monti lo ha detto escludendo che ci possano essere futuri inserimenti nell’esecutivo di politici.

PASSERA,SVILUPPO SOSTENIBILE E POSTI LAVORO “Le parole d’ordine del neo-ministro allo Sviluppo e Infrastrutture, Corrado Passera, sono: sviluppo sostenibile e posti di lavoro”. Lo ha detto lo stesso ministro al Quirinale.

CRESCITA E SVILUPPO AL CENTRO INIZIATIVA – “L’affidamento ad una sola persona del ministero dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti, salvo successiva designazione di viceministri, corrisponde ad una logica che desidero molto sottolineare dell’azione di governo: mettere al centro le iniziative coordinate per la crescita economica e lo sviluppo”.

AFFIDATI A DONNE MINISTERI GRANDE RILIEVO – “Sono affidati a personalità femminili ministeri di grande rilievo: Interno, Giustizia, Lavoro e Politiche sociali con delega per le Pari opportunità “.

RISPETTO ED ATTENZIONE PER OPERA BERLUSCONI – “Desidero rivolgere un cordiale saluto al presidente del Consiglio uscente, Silvio Berlusconi, con rispetto ed attenzione per l’opera da lui compiuta”.

DOMANI ALLE 13 COMUNICAZIONI MONTI AL SENATO – L’Assemblea del Senato è convocata domani, giovedì 17 novembre, alle ore 13, per le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri. Lo rende noto un comunicato di Palazzo Madama.

MONTI: AL SENATO DOMANI ALLE 20.30 VOTO FIDUCIA – Il voto di fiducia al governo Monti é previsto domani in Senato alle 20.30 con la prima chiama. Le dichiarazioni di voto sono fissate per le 19 mentre il presidente del Consiglio replicherà alle ore 18.30. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama.

CAMERA, FIDUCIA VENERDI’ ALLE ORE 14 – La votazione nell’aula della Camera sulla fiducia al governo Monti si terrà venerdì alle ore 14. Lo ha decisio la Conferenza dei capigruppo della Camera.

GOVERNO: IDV, SI’ FIDUCIA, MA NON SIAMO IN MAGGIORANZA – “Daremo il nostro contributo con un voto di fiducia affinché” il governo Monti, caratterizzato da “discontinuità e professionalità”, “inizi il suo lavoro”. Così il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, parlando a nome del partito. “Ma poi valuteremo provvedimento per provvedimento. E non faremo parte di maggioranze politiche”, aggiunge.

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E’ nato alle 13.24. Mario Monti ha sciolto la riserva, dando vita all’esecutivo da lui guidato e che ruotera’ intorno a lui. Nessuna sopresa sui nomi dei ministri, tutti tecnici, nessun politico. Tre donne e l’ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. L’assenza di politici nella squadra, secondo il professore senatore a vita, ne agevolera’ il radicamento. Si apre un nuovo corso per la politica italiana.

Dopo un colloquio con Napolitano di quasi due ore i due sono riusciti a risolvere le divisioni e stilare la lista dei 12 membri dell’esecutivo (con portafoglio), piu’ 5 senza portafoglio. Non era previsto che l’incontro durasse cosi’ a lungo e i mercati si sono pertanto innervositi, con lo spread tra i rendimenti del decennale italiano e l’omologo tedesco e’ arrivato a 526 punti.

Della formazione di governo faranno parte Mario Monti (in qualita’ di premier e ministro delll’Economia) Corrado Passera (Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti), Lorenzo Ornaghi (Beni e Attivita’ Culturali), Antonio Catricala’ (Sottosegretario alla Presidenza), Francesco Profumo (Istruzione), l’ambasciatore americano Giulio Terzi (Esteri), Elsa Fornero (Lavoro con delega alle Pari Opportunita’), Giampaolo Di Paola (Difesa), Paola Severino (Giustizia), Mario Catania (Politiche Agricole), Mario Clini (Ambiente) e Renato Balduzzi (Salute).

Anna Maria Cancellieri diventa ministro dell’Interno: sara’ la seconda donna nella storia dell’Italia unita a ricoprire quell’incarico, dopo Rosa Russo Iervolino. Fu ministro dell’Interno dall’ottobre del 1998 al dicembre del 1999. Paola Severino sara’ la prima donna ad occupare il ruolo di ministro della Giustizia. Per assumere il ruolo di superministro evitando il crearsi di uno scomodo conflitto di interessi, Passera ha rassegnato le sue dimissioni da amministratore delegato di Intesa Sanpaolo.

I ministri giureranno alle 17. Incarichi senza portafoglio per l’avvocato Renzo Moavero (Rapporti con l’Ue), Pietro Gnudi (Turismo e Sport), Fabrizio Barca (Coesione Territoriale), Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento) e Andrea Riccardi (Cooperazione Internazionale).

“Passera ha esperienza manageriale, la sua storia è importante premessa e promessa per il futuro del suo lavoro” dice Monti, rispondendo a una domanda sull’opportunità della nomina.

Per spiegare i tempi lunghi del colloquio con il presidente della Repubblica, Monti dice che “era dovuto ad alcuni nodi organizzativi e di struttura del nuovo governo”. Compresa l’opportunita’ di conferire al primo ministro anche l’incarico di ministro dell’Economia.
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I mercati non hanno avuto una reazione particolare, con l’indice Ftse Mib che cede lo 0,25%. Lo spread oscilla tra quota 520 e 530 punti.

“Il tempo, necessario per stilare la lista dei ministri, lo è stato soprattutto per il convincimento mio e per l’esposizione al Capo dello Stato circa una determinata struttura, ad esempio che l’Economia e le Finanze appartengono al presidente del Consiglio”. Lo afferma Mario Monti dopo aver sciolto la riserva sull’incarico.
“Desidero rivolgere un cordiale saluto al presidente del Consiglio uscente, Silvio Berlusconi, con rispetto ed attenzione per l’opera da lui compiuta”. Lo afferma Mario Monti dopo aver sciolto la riserva sull’incarico a formare un nuovo esecutivo.

NON PRESENZA POLITICI AGEVOLERA’ GOVERNO – “Nelle consultazioni sono arrivato alla conclusione che la non presenza di politici nel governo lo agevolerà: toglierà un motivo di imbarazzo”: lo dice il presidente del Consiglio, Mario Monti.

ORA SI TRATTERA’ DI FARE UNA CORSA – Non ci saranno “passaggi in corsa, perché di corsa si tratterà”. Così il presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, lascia intendere quale sarà l’impegno del suo governo dal momento del suo insediamento. Monti lo ha detto escludendo che ci possano essere futuri inserimenti nell’esecutivo di politici.

CRESCITA E SVILUPPO AL CENTRO INIZIATIVA – “L’affidamento ad una sola persona del ministero dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti, salvo successiva designazione di viceministri, corrisponde ad una logica che desidero molto sottolineare dell’azione di governo: mettere al centro le iniziative coordinate per la crescita economica e lo sviluppo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti.

AFFIDATI A DONNE MINISTERI GRANDE RILIEVO – “Sono affidati a personalità femminili ministeri di grande rilievo: Interno, Giustizia, Lavora e Politiche sociali con delega per le Pari opportunità “. Lo afferma Mario Monti, dopo aver sciolto la riserva sull’incarico a formare un nuovo esecutivo.

RISPETTO ED ATTENZIONE PER OPERA BERLUSCONI – “Desidero rivolgere un cordiale saluto al presidente del Consiglio uscente, Silvio Berlusconi, con rispetto ed attenzione per l’opera da lui compiuta”.

RIUNIONE VERTICI PDL DA BERLUSCONI – E’ convocata per le 13 a Palazzo Grazioli una riunione tra Silvio Berlusconi e i vertici del Pdl. All’incontro sono previsti i capigruppo del partito, il segretario del Pdl Angelino Alfano e i coordinatori. Berlusconi ha convocato per questa sera l’ufficio di presidenza del Pdl. All’ordine del giorno la discussione sul nuovo esecutivo guidato da Mario Monti.

CAMERA, ALLE 18:30 CONFERENZA DEI CAPIGRUPPO – La conferenza dei Capigruppo della Camera è convocata per le 18:30 di oggi. Durante la riunione saranno decisi i tempi per il dibattito sulla fiducia al nuovo governo.

CONFERENZA CAPIGRUPPO SENATO ALLE 16 – La Conferenza dei capigruppo del Senato è convocata alle ore 16 per stabilire quando il presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, sciolta la riserva e presentata la lista dei ministri, verrà al Senato per ottenere la fiducia. L’Aula dovrebbe essere convocata per domani, probabilmente nel pomeriggio.

INCONTRO CON ALFANO – Oltre tre ore di faccia a faccia tra Mario Monti e Angelino Alfano per trovare una soluzione per la squadra di governo che alla fine, anche per i veti incrociati, non dovrebbe avere Gianni Letta e Giuliano Amato. Potrebbe esserci una novità invece per la Giustizia con il nome di Paola Severino, circolato in ambienti del Pdl proprio mentre era in corso il vertice a Palazzo Giustiniani. Il segretario del Pdl ha lasciato il palazzo senza fare dichiarazioni.

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NASCE GOVERNO MONTI, MA TRATTATIVA MINISTRI A FOTOFINISH
di Federico Garimberti

Il governo Monti vedrà la luce oggi quando il professore salirà al Quirinale per sciogliere la riserva e comunicare al capo dello Stato la lista dei ministri per poi giurare nel pomeriggio. Il presidente incaricato parla di “quadro delineato” e si dice “sereno”.

Ma in realtà al puzzle faticosamente composto dall’ex commissario in queste lunghe giornate di consultazioni mancano ancora due pezzi importanti: i nomi dei due tecnici-politici che potrebbero far la differenza, Gianni Letta e Giuliano Amato.

Tanto che la trattativa, nonostante lo scetticismo che regna nel Pdl sui due nomi, va avanti fino a tarda sera. La giornata inizia in salita per l’ex commissario Ue: una frase di Italo Bocchino che indica Monti come il prossimo candidato premier del Pd manda su tutte le furie il Pdl. Parte il fuoco di fila da via dell’Umiltà, con Daniele Capezzone che arriva a definire “a rischio” il nascente Esecutivo Monti.

A palazzo Giustiniani arriva la delegazione del Pd guidata da Pier Luigi Bersani, che ribadisce pieno e incondizionato sostegno al Professore. Poco dopo sono Angelino Alfano e i capigruppo del Pdl a entrare nello studio di Monti. L’incontro va avanti per oltre unòora e mezza e alla fine, pur con il paletto del programma concordato da Silvio Berlusconi con l’Europa, arriva il via libera ufficiale del Pdl.

Dentro, racconteranno poi a via dell’Umiltà, un Monti “indispettito” ha rassicurato i presenti che le parole di Bocchino non hanno fondamento. Ottenuto il sostegno dei due principali partiti, il premier incaricato si concentra sull’altro suo desiderio, condiviso con il Quirinale: avere nella squadra i ‘rappresentanti’ dei due principali partiti. Monti sa che la presenza di Letta e Amato darebbe ossigeno alla sua compagine, facendo anche da camera di decompressione fra un governo di tecnici e il Parlamento.

Dal Pd arrivano indiscrezioni di un via libera a Letta. Voci però smentite poco dopo da una nota ufficiale. Segno della confusone che regna fra i democratici, come dimostrano le aperture di Rosy Bindi. Nel Pdl, invece, è Alfano a confermare il via libera ad Amato, a condizione che cada il ‘no’ dei democratici sul sottosegretario e che i due ruoli siano equivalenti: ministero per entrambi o vicepremiership. Ma è stallo. In serata, nel Pdl, prevale il pessimismo. Diversi dirigenti e ministri uscenti danno l’ipotesi per tramontata.

Ma qualcosa continua a muoversi dietro le quinte. Altrimenti non si spiega la nota diffusa da via dell’Umiltà che nega veti del Pdl sul nome di Livia Pomodoro, presidente del tribunale di Milano, per il ministero della Giustizia. La trattativa, dunque, sembra andare avanti: per qualcuno su altre ipotesi, per altri ancora sul tandem Letta-Amato. Monti, nel frattempo, non può che fare buon viso a cattivo gioco.

“Dopo questa esplorazione vasta voglio trasmettervi la mia convinta e motivata fiducia nella solidità delle nostre istituzioni”, premette il premier in pectore comparendo per la seconda sera consecutiva davanti alle telecamere dopo aver incontrato, oltre ai due principali partiti, le parti sociali e le rappresentanze di giovani e donne. Dalla giornata di consultazioni, sostiene di uscire con la “serenità” derivante dalla “convinzione” che questa “fase” si possa superare.

Arriva a dire che anche le parti sociali, compresi i sindacati, “hanno offerto contributi concreti di possibili sacrifici parziali in vista di un risultato positivo più generale”. Insomma, conclude guardando alla visita di oggi al Colle, “sono in grado di assicurarvi che nelle prossime ore potrò definire un quadro già delineato e che sarò in grado di presentare al capo dello Stato la sintesi di questo lavoro”.

Per quanto riguarda il programma, rigore, con un occhio all’effetto che la pressione dei mercati sta avendo sui conti (allontanando il pareggio di bilancio oltre il 2013); ma anche crescita (per ‘invertire’ la corsa del rapporto Debito-Pil) e infine equità sociale, ad esempio chiedendo un contributo a chi ha di più e rimodulando la ‘macchina fiscale’, già sotto esame alla Camera. Con attenzione a giovani e donne.

Insomma la formula che fu dell’ex ministro del Tesoro e uno dei Padri fondatori dell’euro, Tommaso Padoa-Schioppa. La ‘squadra-Monti’ è quasi pronta e si delineano i grandi capitoli di politica economica anche se al momento nulla è ‘nero su bianco’. Monti non indica ancora a quali misure pensa pur apprezzando la disponibilità delle parti sociali al confronto. Anche su misure meno ‘condivise’. Circola intanto la voce di un decreto di fine anno per dare una risposta netta e immediata alla speculazione. Anche perché – dice il capo del servizio studi della Banca d’Italia, Marco Magnani – le manovre estive sono state “deludenti”. L’ “urgenza e orai assoluta” e occorre subito mettere mano alle riforme di fisco e lavoro. Dunque i tempi si stringerebbero e tra le prime misure le più gettonate sembrano essere in ‘pole’ una patrimoniale, il ritorno dell’imposta comunale sulle prime case cancellata dal centrodestra o la rivalutazione delle rendite catastali. Le pensioni d’anzianità e l’innalzamento dell’età pensionabile. Ecco alcune ipotesi sul tappeto in questi giorni:

– TARGET DEFICIT A RISCHIO: L’anno del pareggio entrate-uscite è fissato dal governo al 2013 con un deficit dello 0,1% (close to balance). Ma il problema è la scarsa crescita. Dall’Ue si esprimono dubbi sulla possibilità di centrare l’obiettivo. Potrebbe dunque essere necessaria una nuova manovra correttiva (16 miliardi per coprire lo scarto tra il deficit previsto dal governo 1,6% e quella dell’Ue, 2,3%). Ma c’é anche da compensare il maggior esborso per interessi (circa 4 miliardi). Basti pensare che con lo spread oltre i 500 punti l’aggravio sulle ‘uscite’ è di diversi miliardi. Inoltre dall’Ue ipotizzano un rallentamento per l’Italia con un Pil allo 0,5% nel 2011 e allo 0,1% nel 2012. Così chiaramente, anche con conti fermi, peggiorerebbe il rapporto deficit, debito e Pil.

– STRETTA SU PENSIONI: L’Ue preme: Olli Rehn ha detto che il nostro Paese deve fare “di più” sulle pensioni. Molte le vie possibili per un intervento del nuovo esecutivo: si potrebbe lavorare su ‘quota 100′, cioé il passaggio da quota 96 (per i dipendenti tra età e anni di contributi con un minimo di 60 anni di età) a 100 con almeno 64 anni di età. Anche per chi ha 40 anni di contributi potrebbe essere prevista una soglia di età. Si darebbe inoltre la libertà di uscita dal lavoro ma prevedendo svantaggi per chi lo fa; accelerare sull’adeguamento dell’età di vecchiaia delle donne nel settore privato e estendere il contributivo pro rata per tutti. Ma abbasserebbe gli assegni.

– LAVORO, SI RAGIONA SU FLESSIBILITA’ IN USCITA: Ormai se ne parla da anni. Ma ogni volta i sindacati fanno muro. Si tratta di consentire una maggior flessibilità in uscita superando il reintegro previsto dall’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il ‘teorico’ di questa linea è Piero Ichino, giuslavorista del Pd, che in una recente intervista all’Ansa spiegava: non si intende modificare la disciplina dei licenziamenti applicabile ai rapporti stabili già esistenti, ma soltanto ridisegnare un diritto del lavoro applicabile a tutti i rapporti che si costituiranno da qui in avanti. Inoltre la proposta presentata da Ichino prevede l’estensione a tutti – compresi i precari di oggi – della protezione dell’articolo 18 contro i licenziamenti discriminatori e quelli disciplinari.

– EQUITA’. RIFORMA FISCO, PATRIMONIALE E ICI: Monti ha già parlato di equità sociale. E i sindacati di un ‘Patto di cittadinanza’. Le posizioni si dovrebbero tradurre in una revisione della riforma fiscale che, come noto, contiene una sorta di ‘mannaia’: il taglio ‘lineare’ di 20 miliardi alle attuali agevolazioni che, ad esempio, potrebbe ricadere in gran parte sulle famiglie. Ma anche le imprese chiedono maggior equità e di di dover sopportare un peso fiscale e contributivo inferiore rispetto agli attuali livelli record. Per reperire risorse si guarda quindi ad una patrimoniale del cinque per mille (potrebbe essere ordinaria, o una tantum, coinvolgere o meno i patrimoni immobiliari e finanziari), oppure ad un prelievo sui capitali scudati. Si pensa anche ad un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati.

Ma riprende quota anche l’ipotesi di una lotta più incisiva all’evasione (oltre 270 miliardi l’anno), ad esempio, aumentando la tracciabilità o tassando i prelievi di contante. Anche l’Ici sulla prima casa potrebbe tornare.

La crescita da una parte, le riforme e i tagli dei privilegi dall’altra. Saranno queste le stelle polari del futuro governo, chiamato a rispettare gli impegni presi dal dimissionario esecutivo Berlusconi in sede europea e a rispondere le sollecitazioni arrivate la scorsa estate dalla Bce. Il programma sara’ fitto e difficile, ma non potra’ prescindere da alcune voci che costituiscono il percorso obbligato per riportare l’Italia in carreggiata. Voci sulle quali, pero’, i partiti che sosterranno l’esecutivo hanno da tempo espresso opinioni divergenti, anche al loro interno, e difficili da conciliare.