*Alfonso Tuor e’ il direttore del Corriere del Ticino, il piu’ importante quotidiano svizzero in lingua italiana. Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.
(WSI) – Si incupiscono sempre più le prospettive economiche. In Europa le previsioni di crescita dell’economia tedesca per quest’anno sono state dimezzate allo 0,7% dai cinque principali istituti economici del paese; in Giappone la banca centrale ha rinviato all’anno prossimo l’uscita dal lungo tunnel deflazionistico; anche la potente macchina economica statunitense comincia a perdere colpi. Infatti la crescita economica annualizzata nel primo trimestre di quest’anno è scesa al 3,1% (ossia circa lo 0,8% secondo i criteri europei), nonostante un forte aumento delle scorte. I dati hanno inoltre messo in mostra un forte calo degli investimenti delle imprese, che segnalano una perdita di fiducia sulle prospettive future.
Queste previsioni vengono confortate dall’andamento dei mercati finanziari e soprattutto da quello dei capitali. I rendimenti a 10 anni dei titoli di stato tedeschi ed italiani sono scesi ai minimi di tutti i tempi. In ribasso sono anche i rendimenti dei titoli decennali statunitensi. Anche il brusco aumento della volatilità dei mercati azionari sembra indicare una perdita di fiducia sulle prospettive dell’economia.
Alla luce di questo contesto internazionale sorprendono le previsioni diffuse ieri in Svizzera dal Segretario di stato dell’economia. Il seco, pur riconoscendo che la crescita dell’economia elvetica sta attualmente perdendo colpi a causa del rallentamento dell’economia europea, prevede un miglioramento per il secondo semestre di quest’anno e soprattutto conferma il pronostico di un tasso di espansione dell’1,5% per questo 2005. Appare difficile condividere queste previsioni. Infatti, se si escludono gli investimenti nel settore delle costruzioni, favoriti dal basso costo del denaro, gli altri settori stagnano.
Le esportazioni elvetiche nel primo trimestre di quest’anno sono calate rispetto all’anno scorso; i consumi delle famiglie, che finora hanno tenuto, cominciano a dare segnali di cedimento, come dimostra la contrazione delle vendite di automobili nuove, e non troveranno sollievo nella stessa previsione del seco secondo cui un miglioramento della situazione del mercato del lavoro è rinviata all’anno prossimo.
Tutto ciò induce a ritenere che l’economia continuerà ad avere un tasso di crescita modesto simile a quello degli anni scorsi. Una vera ripresa, che produca un sostanziale miglioramento dell’occupazione, non appare ancora all’orizzonte. Anche l’economia elvetica sta infatti subendo le ripercussioni del difficile processo di adattamento all’apertura dei mercati.
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