Selloff a Wall Street, paura che il petrolio salga a $100

22 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Si chiude in forte calo la seduta per i listini azionari americani, che dopo aver limitato le perdite dopo la pubblicazione dei dati sulla fiducia dei consumatori, salita ai massimi di tre anni, sono tornati a perdere quota con una certa intensita’. I cali sono dell’ordine dei due punti percentuali. In particolare a gravare e’ la paura per gli effetti che le tensioni nell’area mediorientale avranno sull’economia mondiale.

A meta’ della mattinata newyorchese, la Libia ha interrotto le importazioni di greggio e vietato una “forza maggiore” sulle esportazioni di prodotto petroliferi. Per “forza maggiore” si intende una clausola contrattuale che libera entrambe le parti dal rispettare le loro obbligazioni quando un evento straordinario si verifica. E le rivolte in atto nel paese si possono definire un evento fuori dall’ordinario. Pare che i morti siano oltre 1.000, con il colonnello Gheddafi che ha promesso che i ribelli saranno giustiziati.

Il Dow Jones ha perso l’1,44% in area 12.213, il Nasdaq il 2,74% a quota 2.756, mentre l’S&P 500 il 2,05% a 1.315 punti. Particolarmente prese di mira sul paniere delle blue chip sono le azioni di JP Morgan, Alcoa e Wal-Mart. Il calo arriva dopo tre settimana di rialzi, in cui il Dow ha raggiunto i massimi dal 5 giugno 2008. Kraft (+1,73%) e Chevron (+1,32%) sono stati tra i titoli piu’ comprati dell’indice.

Il paniere allargato S&P 500 ha ceduto oltre l’1,8%, mentre il paniere dei tecnologici ha accusato un ribasso di oltre il 2% dopo che entrambi gli indici hanno infilato tre settimane di fila di rialzi e hanno chiuso la settimana scorsa ai massimi pluriennali. L’indice di volatilita’ del Vix, considerato il principale indicatore per misurare la paura che aleggia sui mercati, ha fatto un balzo del 25% sopra l’area dei 20 punti. A livello settoriale tutti i comparti hanno chiuso in rosso, ma peggio e’ andata a finanziari, industriali e materiali di base.

La giornata e’ stata caratterizzata ovunque dall’aumento dei timori sul destino della Libia. Il leader del paese Gheddafi terra’ presto un discorso alla nazione. Nel frattempo le navi iraniane hanno ufficialmente attraversato il Canale di Suez, innervosendo Israele che esorta la comunita’ internazionale a intervenire.

Ma gli analisti sottolineano che le notizie sul fronte macro e societario continuano a essere positive e con ogni probabilita’ i rialzisti torneranno a emergere se le paure per le tensioni in Medio Oriente dovessero attenuarsi. Se da un lato dunque e’ troppo presto per darsi alla fuga, dall’altro diversi giorni consecutivi di ribassi potrebbero cambiare lo scenario e dare il via a una fase ribassista prolungata simile a quella che porto’ i listini ai minimi di marzo 2009.

Quanto alle singole notizie societarie, i titoli di Apple hanno lasciato sul campo oltre 3 punti percentuali dopo che una societa’ di brokeraggio ha annunciato che il prossimo modello del tablet iPad verra’ lanciato sul mercato a giugno, in ritardo rispetto alle previsioni a causa di problemi tecnici.

Le notizie secondo cui la Libia ha interrotto i rifornimenti di petrolio dopo che sono state bloccate le attivita’ commerciali nei porti di Tripoli e Bengasi a causa delle rivolte antigovernative, hano messo sotto pressione i mercati di tutto il mondo e le notizie del declassamento del debito giapponese da parte dell’agenzia di rating Moody’s non hanno fatto altro che esacerbare la situazione. Le principali piazze finanziarie europee hanno chiuso in rosso.

Il capo dell’Iea ha avvertito che i prezzi del petrolio si trovano ora in una zona pericolosa. Non solo il greggio, in area $93, ma anche i metalli preziosi, sono stati spinti al rialzo dalle tensioni in Medio Oriente, con gli investitori che hanno cercato di accumulare beni rifugio. Il dollaro ha perso lo slancio iniziale dopo la pubblicazione dei dati macro.

L’indice dei prezzi delle case a cura di S&P/Case-Shiller ha evidenziato il quinto calo mensile consecutivo e un ribasso in 19 delle 20 aree metropolitane prese in esame. Si salva solo Washington D.C.. Restando sul fronte macro, i dati sulla fiducia dei consumatori di febbraio sono stati positivi, evidenziando un nuovo rialzo, ai massimi di tre anni. Ma a nulla sono serviti.

“Forse per gli Stati Uniti si presenteranno delle opportunita’ a livello tecnico, il fattore piu’ importante e’ l’incertezza. Dovrebbe spingere gli investitori a stare piu’ sulla difensiva e nel frattempo aumentare la volatilita’”, ha detto a Marketwatch Steen Jakobsen, chief investment officer di Limus Capital. “Abbiamo attraversato un periodo economico dove ogni cosa si e’ basata sul principio dei tassi di interesse su livelli di prezzo bassi per sempre, ma quando hai qualcosa come quello che sta succedendo nella regione settentrionale africana (e mediorientale), ecco che immediatamente torna ad affacciarsi il nervosismo, che continuera’ a crescere”.

Venerdi’ il Dow Jones ha chiuso sui livelli piu’ alti dal 5 giugno 2008 e anche Nasdaq 100 e S&P 500 hanno aggiornato massimi pluriennali. Diverse aziende riporteranno i conti oggi. I risultati fiscali di Wal-Mart sono stati contrastanti e i titoli cedono oltre l’1%. Home Depot ha chiuso il trimestre con profitti pari a 36 centesimi per azione nel quarto triemstre, in rialzo rispetto ai 20 centesimi per azione di un anno prima.

Sugli altri mercati i prezzi del petrolio sono schizzati al rialzo in area $96, prima di ritornare intorno ai $95 al barile. I futures con consegna marzo – che scadono oggi – segnano un rialzo del 6,36% a $95,42 il barile. I contratti con scadenza aprile dell’oro guadagnano lo 0,9% a $1.401,10 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro scivola dello 0,17% a $1.3656. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale si e’ attestato al 3,461%, in ribasso di 12,8 punti base.