Sell a Wall Street: la crisi Eurozona porta ad acquisti di Treasury

23 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street prosegue la giornata di contrattazioni in sensibile calo, con il Dow Jones che perde più di 100 punti.

In chiusura il Dow Jones cede -101,11 punti (-0,79%), a quota 12.721,46 punti; il Nasdaq arretra di 35,15 punti (-1,20%), a 2.890,15, mentre lo S&P500 cede -12,14 punti (-0,89%), a 1.350,52.

Per lo S&P 500 si tratta dei due giorni peggiori dal mese di aprile. Quanto ai Treasury, su cui gli investitori si rifugiano in modo sempre più consistente, i rendimenti a 10 anni scendono -2,20% all’1,42%, dopo aver testato il minimo di sempre, appena sotto l’1,40%. I tassi Usa a 30 anni viaggiano al di sotto del 2,48%.

“I rendimenti stanno toccando nuovi minimi per le preoccupazioni sul rischio di un piano di salvataggio per la Spagna e a causa del calo globale dei prezzi azionari”. Il nervosismo degli investitori è testimoniato dal balzo dell’indice di riferimento della volatilità dei mercato, il Chicago Board Options Exchange Volatility Index, meglio noto come VIX, superiore a +5%.

Tornano in primo piano i rischi legati alla situazione nell’Eurozona. Euro a $1,21. “Iniziamo di nuovo una settimana in un contesto molto fragile; quello dei tassi sui bond spagnoli, che si attestano ai livelli più elevati dall’inizio dell’euro, a fronte di politici e autorità di mercato che stanno facendo davvero poco per arginare la crisi in atto”, hanno scritto gli strategist di Lloyds TSB in una nota ai clienti, riportata da MarketWatch.com. E di fatto i tassi sui bond spagnoli sono saliti fino al 7,44%, ben al di sopra della soglia alert del 7%, quella che ha portato Grecia, Irlanda e Portogallo a chiedere un piano di bailout.

Forti sell in giornata per le principali borse europee, con Milano che è arrivata a cedere più del 5%, assistendo alla sospensione al ribasso di ben quindici titoli, non solo bancari, prima dell’intervento della Consob, che ha sospeso le vendite allo scoperto di titoli bancari e assicurativi. L’indice di riferimento Ftse Mib riduce così le perdite.

Market mover sempre la Spagna, sotto continuo attacco da parte degli speculatori: nel paese si acuiscono le spinte recessive, con il prodotto interno lordo che è sceso -0,4% nel secondo trimestre, dopo -0,3% nei primi tre mesi dell’anno. Due regioni del paese, fortemente indebitate, hanno fatto richiesta di aiuti al governo centrale. I timori sono dunque che la quarta più grande economia dell’Europa possa trovarsi costretta a seguire quanto già fatto da Grecia, Irlanda e Portogallo.

Torna anche l’incubo Grecia, dopo le indiscrezioni riportate da Der Spiegel, secondo cui il Fmi sarebbe pronto a staccare la spina al paese. La notizia giunge alla vigilia della pianificata visita della Troika ad Atene: gli esperti dell’Unione europea, del Fondo monetario e della Banca centrale Ue stanno valutando come la Grecia stia applicando il piano di riforme concordato in cambio degli aiuti.

Intanto, sul fronte macro americano, un sondaggio messo in atto da Bloomberg rende noto che la crescita economica degli Stati Uniti nel secondo trimestre 2012 è stata probabilmente +1,4%. Si tratterebbe della variazione più bassa dallo stesso periodo dello scorso anno, dopo +1,9% dei primi tre mesi del 2012.

Dal fronte macroeconomico, in una seduta povera di dati, sono stati resi noti gli indici a tre e a un mese dell’attività nazionale di Chicago, che si sono confermati meno negativi a giugno, stando a quanto ha reso noto la Fed di Chicago. Di fatto, l’indice a tre mesi è salito a -0,20 dai -0,38 di maggio, mentre quello a un mese si è attestato a -0,15 dai -0,48 del mese precedente. Da segnalare che un valore pari a zero è di norma associato a un trend di crescita, mentre al di sotto di quota -0,70 aumenta la probabilità che la recessione sia già iniziata.

A livello settoriale, in calo i titoli finanziari, che si allineano all’andamento dei titoli europei: Bank of America -1,44%, JPMorgan ora in ripresa con +0,65%, Morgan Stanley -2,47%, American Express -1,13%. Male anche il comparto tecnologico: Apple -1,04%, Microsoft -3,22%, Intel -1,93% e Hewlett-Packard -2,12%. L’indice di riferimento dei semiconduttori, il Philadelphia Semiconductor Index, fa -2,45%.

In lieve calo Facebook con -0,03%, in attesa che il social network, il prossimo giovedì 26 luglio, comunichi i risultati del secondo trimestre. Gli analisti stimano +30% per il fatturato, a $1,16 miliardi. Sarebbe il tasso di crescita più basso registrato dalla società dalla sua fondazione.

Riguardo alla stagione degli utili, delude il colosso dei fast food McDonald’s, con il titolo -2,88%. La blue chip del Dow Jones ha reso noto di aver assistito nel secondo trimestre a un calo degli utili -4,5% a $1,35 miliardi, o $1,32 per azione, in flessione rispetto agli $1,41 miliardi, o $1,35 per azione, dello stesso periodo dell’anno precedente. Fatturato +0,2% a $6,92 miliardi. Il dollaro più forte ha minato i risultati del colosso; escluse le fluttuazioni dei rapporti di cambio, il giro d’affari sarebbe cresciuto infatti +5%. Gli investitori continuano a monitorare attentamente i risultati societari. Finora, tra i 123 membri quotati sullo S&P 500 che hanno reso noti i loro bilanci, le vendite sono salite in media +3%; soltanto il 41% delle aziende di cui sopra ha superato le attese degli analisti, mentre il 73% ha registrato profitti migliori delle stime.

In ambito valutario, l’euro riduce le perdite e torna sopra $1,21, con -0,07% a $1,2114. Dollaro/yen a JPY 78,36, mentre euro/yen a JPY 94,97. Da segnalare che, nelle ore precedenti, la moneta unica è scesa per la prima volta in undici anni sotto la soglia psicologica dei 95 yen, fino a 94,24 yen, al minimo dal novembre del 2000; contro il dollaro, l’euro è calato sotto quota $1,21, per la prima volta dal giugno del 2010.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio giù a quota $88,14 al barile, mentre le quotazioni dell’oro a $1.577,40 l’oncia. Le quotazioni del greggio con scadenza a settembre sono scese nelle ultime ore fino a -4,2%.

“La continua saga dell’euro, e in particolare la crisi della Spagna e i timori che questa si estenderà presto in Francia e in Italia, stanno scatenando il sell off di oggi”, ha commentato in una intervista a Bloomberg Christopher Bellew, senior broker a Jefferies Bache a Londra, secondo cui comunque ulteriori cali dei prezzi potrebbero essere limitati. Intanto, il calo -4,2% di oggi rappresenta la flessione più sostenuta a livello intraday dallo scorso 21 giugno. I prezzi del petrolio WTI sono in calo -11% dall’inizio del 2012.