Sei ragioni per aspettarsi sorprese da fronte economico

11 Giugno 2018, di Daniele Chicca

Un strategist rispettato a Wall Street, Jim Paulsen di Leuthold Group, ha elencato sei validi motivi per stare attenti a un’eventuale shock economico inaspettato. L’economia Usa è in buonissima salute al momento, ma secondo il Chief Investment Strategist del gruppo gli investitori stanno colpevolmente ignorando la possibilità di una frenata.

Ci sono sei indici del trend economico, che attualmente esprimono una situazione di fiducia eccessiva, da tenere d’occhio. Le misure grezze di espansione dell’attività economica danno l’impressione di essere robuste al momento, con una previsione che parla persino di una crescita del PIL Usa del 4,6% nel secondo trimestre.

Ma a tutte le cose c’è un termine, in particolare quando si tratta di cicli economici, e gli investitori dovrebbero prestare attenzione ai primi cambiamenti di sentiment o della situazione reale. Non va preso troppo sotto gamba o addirittura escluso uno scenario in cui l’economia possa rallentare il passo già dalla seconda parte del 2018.

In particolare se si tiene conto delle misure aggressive che la Federal Reserve sta per intraprendere in materia di politica monetaria e dei tassi di interesse. Non è che Paulsen veda una recessione dietro l’angolo, ma piuttosto che il mercato è troppo ottimista e che scambia su valori esageratamente alti al momento. Di fatto, una frenata dell’economia sarebbe uno shock per molti trader.

“Diversi indicatori dicono che la crescita subirà un rallentamento sia in Usa che nel mondo nella seconda metà dell’anno e questo potrebbe prendere Wall Street alla sprovvista“, scrive Paulsen in una nota ai clienti.

Ecco i sei indici messi nero su bianco dall’analista:

  1.  I dati economici non stanno più facendo meglio delle attese;
  2.  La crescita delle masse monetarie ha accusato un rallentamento;
  3.  La curva dei rendimenti: è ancora lontana da uno scenario di inversione, che equivale a un segnale di recessione, ma l’irrigidimento o l’appiattimento della stessa negli ultimi cinque trimestri hanno sempre segnalato un’accelerazione o una decelerazione del ritmo dell’attività economica reale l’anno successivo;
  4.  Il caro petrolio (più 50% dei prezzi) è destinato a frenare il Pil nel 2019;
  5.  I bassi livelli di disoccupazione e il dollaro debole sono una combinazione negativa per il contesto economico;
  6.  Infine, il fatto che presto i dati dal versante economico globale non faranno più meglio delle previsioni.

“A inizio anno l’indice delle sorprese economiche era superiore a +80 e da allora è sceso sotto quota +12. Alla luce delle oscillazioni di prezzo del dollaro e del rendimento decennale dei titoli di Stato Usa nelle ultime 26 settimane, i mercati emergenti dovrebbero subire un calo significativo nell’indice nelle prossime 26 settimane”.

Cosa succederà, si chiede lo strategist, alle stime sugli utili trimestrali societari delle aziende di Wall Street e “come reagirà il mercato azionario quando l’indice delle sorprese economiche Usa cala al -40 verso fine anno”. Porsi questa domanda potrebbe essere un buon punto di partenza per i più inguaribili ottimisti tra gli investitori.