SE SI VOTASSE ORA: CENTRO-SINISTRA AVANTI

14 Luglio 2003, di Redazione Wall Street Italia

Chi vincerebbe le eventuali elezioni anticipate di cui, a fronte delle difficoltà in cui si muove il governo, si parla sempre più di frequente? Tutte le ricerche di opinione (l’unico strumento disponibile per tentare qualche ipotesi al riguardo), danno, già da diverse settimane, un risultato analogo. Che vede la crescita relativa – per alcuni istituti più accentuata, per altri meno – del centrosinistra.

Secondo gli ultimi dati da noi raccolti, ci sarebbe (il condizionale è d’obbligo) una sostanziale parità tra le due coalizioni al proporzionale (a fronte del vantaggio del centrodestra nel passato) e un incremento della (già rilevata in questa sede qualche settimana fa) prevalenza del centrosinistra al maggioritario. Questo trend parrebbe essersi ulteriormente accentuato negli ultimi giorni, a causa dei malumori crescenti in una quota di elettori di centrodestra che «tentenna» nel confermare la propria fiducia al governo.

E’ bene sottolineare che si tratta, però, di atteggiamenti per lo più legati agli avvenimenti in corso, di reazioni che non necessariamente produrranno scelte definitive e consolidate. Di segnali ancora «deboli», anche se ormai presenti da diversi mesi. Tali da suggerire a chi, nel centrosinistra, si sente già a palazzo Chigi, di essere più prudente. Per due ordini di ragioni.

Il primo sta naturalmente nel fatto che tra le dichiarazioni nei sondaggi e la scelta di voto può esserci tutta la differenza che separa intenzioni e comportamenti e, specialmente, tutto l’effetto della campagna elettorale, che può, secondo le stime più recenti, «spostare» da una coalizione all’altra anche il 10-15% degli elettori.

Il secondo motivo di cautela deriva dalla constatazione che il trend positivo per il centrosinistra pare dipendere, più che da meriti di quest’ultimo, dai problemi del centrodestra. Che sconta oggi proprio quello che fu uno dei punti di forza della campagna elettorale del 2001: la chiarezza e la concretezza delle proposte. La crisi di consenso per la coalizione di governo dipende infatti in larga misura dal senso di delusione provato da chi, nel centrodestra, ritiene, a torto o a ragione, che Berlusconi non abbia sin qui realizzato ciò che aveva promesso in campagna elettorale.

Potrà l’attività dell’esecutivo dei prossimi mesi e/o la comunicazione prima e durante la campagna elettorale mutare questa impressione negativa? E riuscirà, di converso, il centrosinistra a dare quell’immagine di unità e di propositività che reclamano gli elettori che iniziano a prenderlo in considerazione per il voto? Il risultato «vero» delle (eventuali) prossime consultazioni dipende dalla risposta a questi due quesiti.

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