SE LA SINISTRA ROMPE IL TABU’ DELLE TASSE

2 Aprile 2004, di Redazione Wall Street Italia

Batti e ribatti, anche la sinistra comincia a rompere il tabù delle tasse. Il mantra ulivista è sempre stato: più tasse per più servizi sociali. Ieri si è sentita una voce che esce dal coro. Pierluigi Bersani, durante una conferenza stampa a Montecitorio dedicata all’economia (la segreteria Ds ne ha discusso ieri per tutto il giorno), ha detto che ridurre le tasse è possibile. Il problema è come e a quali condizioni, naturalmente.

Ma, se interpretiamo bene le parole dell’ex ministro dell’Ulivo, non esiste più un no di principio. Le condizioni sono: 1) che «si spieghi dove si trovano i soldi»; 2) «si parta dalle fasce di reddito più basse»; 3) «non si tocchino i servizi fondamentali che sono scuola e sanità»; 4) abbiano effetto sui consumi («per questo si può cominciare restituendo il fiscal drag ai lavoratori dipendenti»); 5) «si dia una mano alle imprese».

Sono condizioni stringenti, ma possono delineare una piattaforma sulla quale andare a un confronto nel merito con il governo. Basta con il ritornello che quello di Berlusconi «è un bluff». Intanto perché, come insegna il poker, il modo migliore per scoprirlo è vedere le carte. Eppoi perché la sinistra non verrebbe capita dai suoi stessi elettori se, nel bel mezzo di una crisi gravissima che l’opposizione non smette di denunciare, si continuasse a ripetere che le imposte sui redditi non si debbono toccare.

Non deve trattarsi di una pura conversione tattica. Anche se la strada migliore è sempre quella di scaricare l’arma dell’avversario. Il metodo Aspen sul risparmio, da questo punto di vista, è esemplare. Berlusconi voleva presentarsi come il difensore dei risparmiatori dopo gli scandali Cirio e Parmalat? Non può più farlo perché la riforma non è sua, ma sta maturando in Parlamento in modo bipartisan. Scoprendo le carte si è visto che non aveva in mano granché.

Ma, lo ripetiamo, la sinistra non deve impegnarsi in una operazione strumentale. Il ministero dell’economia ha ammesso, alla fine, quel che era già evidente a tutti, cioè che l’economia è ferma, anzi forse è in vera e propria recessione. L’opposizione non può certo giocare al tanto peggio tanto meglio. Ci vuole una politica economica che dia un kick alla congiuntura. La riduzione delle imposte ne è una componente, anche se non la sola. Dunque, la sinistra metta tutti i caveat che vuole, ma per dimostrare agli elettori che lei saprebbe ridurle meglio di Berlusconi, in modo più credibile, senza promesse miracolistiche e senza entrare in rotta di collisione con l’Europa.

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