SE ITALENERGIA SI VENDE

14 Giugno 2002, di Redazione Wall Street Italia

L’accordo di massima stipulato fra i soci di Italenergia, le banche e l’EdF, il polo elettrico pubblico francese, sarà perfezionato solo fra qualche giorno perché, come si dice nel comunicato ufficiale, debbono essere definiti “alcuni punti finali di dettaglio”. Che forse non sono così secondari, poiché investono temi di rilievo, come il carattere peculiare del socio francese, che aveva indotto il Parlamento italiano a intervenire per sterilizzarne il peso societario.

Ora, attraverso un sistema di promesse di vendita e di acquisto, si presenta la possibilità che EdF diventi, fra pochi anni, il socio di riferimento se non addirittura maggioritario del gruppo energetico italiano. Su questi problemi, “preso atto con soddisfazione dell’orientamento positivo del partner francese”, si garantisce che le autorità italiane e francesi “sono costantemente informate”.

Nel mondo e nel mercato ideali della libera concorrenza, la politica non dovrebbe interferire negli assetti azionari delle società. Ma nel mondo reale, in cui permangono interventi dello Stato nelle imprese, soprattutto in Francia, bisogna trovare un contemperamento politico di diversi interessi.

La Consob vuole capire che fine farà la quota strategica del 14 per cento parcheggiata nelle tre banche interessate. Se dovesse finire a EdF, infatti, la sterilizzazione dei diritti di voto della compagnia francese diventerebbe irrealistica e ciò richiederebbe anche un intervento legislativo, del quale si occupa il ministro Antonio Marzano. La Banca d’Italia, per parte sua, è preoccupata per l’effetto sulla stabilità finanziaria delle tre banche interessate (Banca di Roma, San Paolo-Imi, Intesa-Bci). C’è coerenza con l’impegno di Antonio Fazio a difendere i “campioni nazionali” nel campo del credito, ma in questo caso è in discussione la proprietà di un campione industriale non secondario. La prospettiva di vedere fra tre anni l’industria automobilistica in mano alla General Motors e parte decisiva di quella energetica in mano a EdF è, di fatto, un problema politico.

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