SE GLI ZOMBIE
SI COMPRANO L’AMERICA

5 Settembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
In tempi di crisi come questi, i mostri si moltiplicano. Ecco avanzare nuovi zombie della finanza mondiale: i «fondi sovrani d’investimento». Il nome è nuovo, la sostanza è nota: sono i trilioni di dollari (migliaia di miliardi) che gli Stati Uniti devono a Cina, Giappone, Arabia Saudita, Dubai, Oman, Singapore ecc. Indebitamento vagante sotto il pelo dell’acqua, ma che ha già superato – secondo le valutazioni della banca d’investimento Morgan Stanley – l’astronomica cifra di 2500 miliardi di dollari. Chi c’è «dietro» è dunque chiaro: Stati creditori. Ecco perché gli esperti chiamano questi iceberg «fondi sovrani».

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Ora succede che Washington comincia a essere preoccupata. Chi controlla questi fondi, cioè certi Stati? Fino a ieri gli Stati Uniti avevano costretto tutto il resto del mondo occidentale, tigri asiatiche incluse, Europa inclusa, a privatizzare tutto, a vendere gli assetti statali per metterli nelle mani delle corporation private. Solo che Russia, Cina e altri hanno accumulato gran parte del debito estero americano, prima in Certificati di Credito del Tesoro, e adesso muovono all’offensiva comprandosi pezzi di America. Quindi gli Stati, cacciati dalla porta, ritornano dalla finestra. Ed è solo l’inizio.

Perché è con queste armi che potrebbero giocarsi gigantesche partite geopolitiche, prezzi di materie prime potrebbero schizzare fuori controllo, interi comparti industriali potrebbero essere messi in ginocchio da operazioni gestite e controllate nell’ombra in nome di interessi «stranieri». Con i ricatti politici corrispettivi. Quello che gli Usa hanno fatto per costruire la «loro globalizzazione» potrebbe ora ritorcersi a loro danno. Sempre globalizzazione sarebbe, ma non più a stelle e strisce.

Da qui la richiesta americana al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale di obbligare questi zombie a rendere noti i loro piani e i loro portafogli, per impedire che possano agire di sorpresa e sparigliare le carte. Prima che sia tardi. Perché, sempre secondo Morgan Stanley, la legge della crescita esponenziale, in cui ci troviamo invischiati tutti, farà crescere il volume di questi debiti fino a 17.500 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. E siccome nessuno, in questo Occidente spensierato e suicida, osa parlare di riduzione dei consumi (e dell’indebitamento), anche i rischi cresceranno esponenzialmente. Certo che la Russia, e ancor più la Cina, per non parlare di Singapore e di Dubai, sono a tal punto interconnesse con l’economia americana e i suoi pazzeschi consumi, che nessuno vorrà nuocere alla grande mucca che tutti mungono. Ma solo fino a un certo punto.

Per esempio i rapporti tra Mosca e Washington non sono più così meravigliosi come prima. E chi tratta con Pechino sa ormai a memoria che i cinesi non si fanno dare lezioni da nessuno, cioè agiscono di testa propria e tenendo conto dei loro interessi, immediati e strategici. Cioè non sono ricattabili. Chi ha dunque il coltello dalla parte del manico è sempre meno chiaro. E si potrebbe assistere al verificarsi del paradosso, del tutto inedito, di fondi zombie che controllano non solo pezzi del mercato mondiale, cioè delle intoccabili sfere private delle corporation, ma anche dei santuari politici più esclusivi.

Si citano i casi, per ora relativamente piccoli: della Cina, che ha cercato di comprarsi la britannica Barclays Bank; di Singapore, che è partita all’offensiva per prendere il controllo della catena di supermarket J. Salisbury, sempre britannica. Il Dubai ha messo gli occhi sulla catena americana Barney’s. E non è un mistero che la Russia (il fatto che Gazprom sia formalmente una società per azioni non inganna nessuno) è alla caccia di assetti europei in tutti i settori dell’energia, e non solo nelle squadre di calcio. Poi gli appetiti diventeranno più grossi.

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