“Se Berlusconi cade, elezioni”. “La P3? Pare un film di Tognazzi”

16 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’incontro tra Bossi e Bersani in cui il segretario Pd avrebbe prospettato alla Lega le larghe intese “non me lo ricordo”, e comunque se il governo Berlusconi dovesse cadere c’è una sola prospettiva: “Elezioni”. Lo ribadisce il ministro leghista Roberto Calderoli, che in un’intervista a ‘Repubblica’ boccia la proposta avanzata ieri da Massimo D’Alema: “Chi invoca i governi di transizione mi sembra un vecchio democristiano. Parla come De Mita”.

Insomma, il ‘patto delle sardine’ tra Bossi e lo stesso D’Alema che portò alla caduta del Berlusconi primo è storia vecchia: “Le sardine scadono, e se oggi prova a rimangiarle sta male, anzi rischia di morire”. Di sicuro, per Calderoli, a determinare la caduta del governo non potrà essere l’inchiesta sulla cosiddetta P3: “A me questa storia ricorda il film in cui Tognazzi faceva la parodia di un colpo di Stato”, e con il presunto coinvoglimento di ‘Cesare-Berlusconi’ “siamo nel ridicolo”.

Poi “magari ci sono delle parti più serie e rispetto a quanto letto sui giornali, ma per me moralità e legalità sono il blitz contro la ‘ndrangheta e gli arresti di camorra. Direi che c’è un disegno che mira a inquinare questi successi”. Quanto alle conseguenze sull’immediato, il ministro leghista considera le dimissioni di Nicola Cosentino “una scelta opportuna”, mentre su Denis Verdini dice: “Ha una carica interna al partito che è l’unico soggetto a doverla gestire”.

Insomma, per Calderoli “non c’è una questione morale nel Pdl, ma solo singoli casi”. Dunque nessun imbarazzo da questo punto di vista per l’alleato, mentre “l’imbarazzo c’è rispetto alle posizioni eterogenee all’interno del Pdl. Immaginavamo un interlocutore unico, invece ora ci sono più voci rispetto a quando erano Fi e An, e si esprimono con dichiarazioni di una pesantezza imbarazzante. Se nella Lega uno facesse un’uscita alla Bocchino anche contro un semplice militante, un secondo dopo sarebbe fuori dal partito”.

Una situazione da cui si esce solo con un incontro tra Berlusconi e Fini: “Portavoce e seconde file devono tacere, ora i due si devono parlare. Devono dare una risposta a tutti quelli che hanno creduto nel Pdl, hanno l’obbligo di farlo”. Insomma, la ‘spada’ evocata da Bossi Berlusconi non la deve usare contro Fini: “Il premier ha sempre dimostrato carattere, lo farà anche in questo caso, il che non vuol dire che deve agire in un senso o nell’altro”.