SCURDAMMOCE ‘O SUBPRIME

25 Ottobre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Qualcuno si ricorda come è nata la crisi economica? Mutui subprime? Risposta esatta. I prestiti concessi ai cittadini americani per l’acquisto di alloggi venivano “impacchettati” tramite operazioni di cartolarizzazione (cioè tramutati in titoli) e rivenduti. Quando il mercato immobiliare ha frenato, i prezzi delle case sono scesi e i debitori a cui era stato concesso credito troppo generosamente non restituivano i soldi, si è generato un effetto a catena ed è esploso tutto: nessuno più sapeva qual era il valore di quei titoli “impacchettati” che aveva in portafoglio.

La colpa fu attribuita all'”avidità” dei banchieri e al mercato troppo deregolamentato e da qui ecco che i governi di tutto il mondo corsero al soccorso per salvare l’economia dagli eccessi del capitalismo. Così dice la vulgata. Timidamente, qualcuno provava a ricordare che, almeno negli Stati Uniti il problema era stato creato dalle pubbliche autorità e i privati ne avevano approfittato (chi resiste a prendere un pasticcino se sottocasa si distribuiscono dolci gratis?).

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Più dell’80% dei mutui stipulati negli Usa sono ricomprati da Fannie Mae, Freddie Mac e Ginnie Mae, entità government-sponsored (non c’è bisogno di traduzione) che non possono fallire e in effetti solo qualche mese fa sono state salvate dal Tesoro americano con 291 miliardi di dollari. Gli interessi per i mutui acquistati da Freddie, Fannie e Ginnie quindi sono più bassi e la Federal Reserve aiuta questa politica comprando gli strumenti finanziari emessi dal trio a fronte dei mutui garantiti da ipoteca sugli immobili. La Fed ha fatto shopping per 1.250 miliardi! Ogni anno, poi, la deduzione degli interessi sui prestiti vale 80 miliardi di dollari e droga, ovviamente, il mercato. Si possono inoltre dedurre le tasse sugli immobili (property tax) e non si pagano capital gain sulla vendita della casa fino a un valore di 500mila dollari.

La politica di bassi tassi di interesse della Fed ha peraltro favorito – come è stato unanimamente riconosciuto – il formarsi della bolla, così come alcuni provvedimenti legislativi quale il Community Reinvestment Act che “incoraggia” le banche a concedere credito a chi non ne è meritevole per sovvenzionare il sogno di una magione per ogni americano.

Di fronte a tutto ciò, che ha fatto il Congresso di Washington? Nel febbraio del 2009 ha riapprovato un bel credito di imposta di 8mila dollari pro capite a fondo perduto (prima era rimborsabile in 15 anni) per chi compra casa la prima volta: i sussidi hanno spinto il livello dei prezzi del mercato immobiliare – secondo uno studio di Goldman Sachs – a un livello del 5-10% superiore rispetto a quello che sarebbe accaduto in loro assenza e agevolato l’aumento di acquisti di abitazioni sul mercato secondario.

Ora il timore è che, finiti gli incentivi, il mercato si sgonfi di nuovo e, allora, cosa sta facendo in questi giorni il gagliardo legislatore americano? Sta studiando come estendere i benefici fiscali per un altro anno o addirittura aumentarli (!), soluzione caldeggiata dall’associazione degli agenti immobiliari, la lobby che ha donato più fondi di chiunque altra alle ultime elezioni (4 milioni di dollari). Insomma, ragionano questi politici, se il mercato è drogato dallo stato la soluzione è dargli più droga (pagata dal contribuente)! Obama e i democratici sono il peggio che c’è al mondo? Non credo: ci ricordano semplicemente che non occorre che i mercati siano perfetti per funzionare meglio dei governi.

Chiediamo a tutti di contribuire all’approfondimento di questo tema scrivendo e inviando un’opinione che potra’ anche essere pubblicata su WSI. Il dibattito sara’ utile a decine di migliaia di lettori, politici, amministratori e a tutti coloro che lavorano in settori portanti dell’economia italiana. Grazie.

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