SCUDO FISCALE: DA OGGI OK AL RIENTRO DEGLI EVASORI

15 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Parte il nuovo scudo fiscale: da oggi al 15 aprile 2010 sarà possibile rimpatriare o regolarizzare le attività finanziarie e patrimoniali detenute illegalmente oltreconfine, pagando solo un’aliquota del 5%. E’ già arrivato il modulo per la dichiarazione riservata e, mentre si attende una prima circolare attuativa, spuntano le prime stime: la manovra potrebbe portare in cassa tra i 3 e i 4,5 miliardi di euro. Il provvedimento firmato ieri dal direttore dall’Agenzia delle Entrate mette anche a disposizione le istruzioni per la compilazione e l’elenco dei tassi di cambio da utilizzare per determinare il controvalore in euro delle attività finanziarie rimpatriate o regolarizzate.

Hai approfittato del maxi-rialzo dello S&P500 da marzo ad agosto? Ora per continuare a guadagnare, abbonati a INSIDER: costa meno di 1 euro al giorno. Clicca su INSIDER

L’operazione scudo può quindi finalmente decollare, al termine di una lunga gestazione: del provvedimento si è discusso per mesi e anche l’iter parlamentare estivo è stato travagliato, con il decreto correttivo di inizio agosto che ha dovuto introdurre ulteriori paletti e chiarimenti. E qualche nuova modifica potrebbe arrivare durante la conversione in legge del dl correttivo, che inizia questa settimana in Senato e dovrebbe terminare all’inizio di ottobre.

I possibili beneficiari dello scudo fiscale sono le persone fisiche, gli enti commerciali e le associazioni equiparate fiscalmente con residenza in Italia nell’anno in cui presentano la domanda, la cosiddetta ’dichiarazione riservatà. Sono escluse invece le società di capitali. Le attività che possono rientrare nell’operazione sono quelle finanziarie e patrimoniali (denaro, azioni, immobili, beni di lusso) portate o rilevate all’estero entro il 31 dicembre 2008 e non dichiarate al Fisco italiano. Lo scudo, tuttavia, può essere chiesto solo in caso di dichiarazione infedele o di omessa dichiarazione; per cui gli intermediari non sono esentati dagli obblighi antiriciclaggio e devono segnalare le eventuali posizioni sospette dei clienti.

Due le strade da seguire per mettersi in regola con il Fisco: il rimpatrio (trasferimento fisico in Italia) e la regolarizzazione (le attività restano all’estero). Si può scegliere tra le due opzioni se le attività sono in Paesi Ue o in Norvegia, altrimenti c’è solo il rimpatrio. Per gli immobili in Stati extra-Ue, poi, è necessario verificare se è possibile intestarli a una società, le cui quote possono essere rimpatriate dal proprietario. Per entrambe le soluzioni si dovrà comunque pagare un’imposta del 5%. In particolare, sulle attività rimpatriate o regolarizzate si calcola un reddito forfettario del 2% all’anno per i cinque anni precedenti e questo rendimento viene poi tassato al 50%. Con lo scudo, quindi, si estinguono le sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali.

Gli intermediari a cui rivolgersi per l’assistenza sono banche, società di gestione del risparmio, fiduciarie, Poste, società d’intermediazione mobiliare, agenti di cambio, filiali italiane di banche e di società d’investimento estere. Con l’operazione, gli intermediari sono tenuti a comunicare le attività e il proprietario, mentre in caso di rimpatrio il Fisco sarà messo a conoscenza dei patrimoni segnalati nel complesso da tutti i dichiaranti, ma non sarà informato sui singoli soggetti. Si ricorda che non è possibile accedere allo scudo, tuttavia, se è iniziata una verifica fiscale o una qualsiasi altra attività di accertamento tributario o contributivo; oppure se è stato riconosciuto che il richiedente non ha rispettato gli obblighi fiscali collegati alle attività estere.

Copyright © La Stampa. All rights reserved