Sciopero generale in Spagna. Scontri, 60 arresti e 30 feriti

29 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Degenera nella violenza lo sciopero generale indetto dai sindacati contro le misure di austerità adottate dal Governo Zapatero, con la polizia che riassume in quasi trenta i feriti e in una sessantina gli arresti, la maggior parte dei quali effettuati a Madrid e a Barcellona. Nella capitale venti persone sono ferite negli scontri con le forze dell’ordine, tafferugli scoppiati quando un centinaio di manifestanti ha cercato di impedire a un dipendente del gruppo aerospaziale europeo Eads di entrare nella fabbrica di Getafe, alle porte della capitale. Fermati 38 dimostranti. La folla ha anche bloccato per qualche minuto il cuore della capitale, la Gran Via, gridando ”sciopero, sciopero!”.

Guerriglia anche a Barcellona. Giornata difficile anche a Barcellona, dove alcune decine di ragazzi incappucciati infiltrati nella manifestazione dei sindacati minoritari hanno iniziato a prendere a sassate i negozi del centro e a rompere varie vetrine. I disordini sono poi sfociati in un assalto a una autopattuglia della Guardia Urbana (la polizia municipale), cui gli incappucciati hanno dato fuoco in Piazza Università, a poche centinaia di metri dalla centralissima Rambla. L’intervento dei Mossos d’Esquadra (la polizia regionale catalana) ha messo in fuga il gruppo di giovani ‘antisistema’. La polizia ha fermato quattro persone. Il quotidiano El Mundo riferisce anche di violenti scontri nella centralissima Plaza Catalunya, durante le operazioni di sgombero della sede della Banesto, occupata da venerdì. Gli agenti però hanno avuto a che fare con la durissima opposizione degli attivisti e almeno due feriti sono stati portati via in ambulanza. Un’auto della Guardia Urbana è stata incendiata dai manifestanti, che hanno lanciato oggetti e pietre contro gli agenti.

La partecipazione. Alle manifestazioni non ha preso parte nessun esponente del governo, ma il ministro del Lavoro Celestino Corbacho ha fatto sapere che circa il 20 per cento dei lavoratori del settore dei trasporti ha aderito alla protesta. Secondo l’Ugt, uno dei maggiori sindacati del Paese, più del 70 per cento dei lavoratori ha osservato l’arresto, di cui quasi il 100 per cento nel settore siderurgico. Anche i giornalisti hanno aderito all’astensione dal lavoro e oggi i quotidiani non sono usciti, mentre domani copriranno regolarmente le notizie sullo sciopero. I siti sono invece costantemente aggiornati. I sindacati hanno indetto lo sciopero contro drastiche riduzioni salariali che faranno scendere mediamente gli stipendi statali del 5 per cento, contro il blocco delle pensioni e l’innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni.

“Non ci fermeranno”. I sindacati accusano la polizia di aver compiuto azioni “indiscriminate e brutali” contro gli attivisti ma, sottolineando il successo “politico e democratico” dello sciopero, hanno chiesto al governo di cambiare la legge di riforma, correggendone gli effetti attraverso la finanziaria del 2011. “Non ci accontenteremo di una convocazione nei prossimi giorni”, hanno avvertito i leader sindacali, mentre il premier Zapatero ha assicurato che il governo lavora per “garantire il diritto al lavoro e il diritto allo sciopero”.

Si tratta del primo sciopero generale in Spagna negli otto anni dell’era Zapatero, il settimo da quando la democrazia è subentrata al franchismo. Un’agitazione che ha mandato in tilt i trasporti a Madrid e nelle grandi città, dove già dalla notte circolano solo pochi autobus e le corse della metropolitana sono ridotte al minimo (anche se fonti dell’amministrazione locale, si legge sul sito del quotidiano El Pais, assicurano che almeno nella capitale la metropolitana funziona al 75%). Disagi anche nel trasporto aereo: assicurato solo il servizio minimo, con il 40% degli aeroporti operativi. A Madrid sono partiti 32 dei 57 voli previsti, a Barcellona 12 su 28. La domanda di elettricità nella capitale si è ridotta di un quinto rispetto al livello abituale in un giorno feriale. Ferme le industrie, in particolare il settore metallurgico e quello delle costruzioni.

Scioperi anche in Grecia. La Spagna non è il solo Paese europeo dove si protesta contro le riforme varate per affrontare la crisi economica. Anche la Grecia è di nuovo semiparalizzata per via delle agitazioni contro l’austerity e le riforme del governo di Giorgio Papandreou. Ai camionisti, che hanno deciso ieri il proseguimento per la terza settimana consecutiva della protesta, si aggiungono oggi infatti i lavoratori dei trasporti ferroviari e stradali urbani ed extraurbani, dei portuali e dei medici mentre manifestazioni sono state convocate da tutti i sindacati in un quadro europeo.

Lo sciopero dei camionisti contro la liberalizzazione del settore blocca oltre 10.000 container nei porti del Pireo e di Salonicco e sta fermando i rifornimenti all’industria e al consumo, facendo anche temere per un’imminente penuria di carburante. Gli autotrasportatori chiedono sia emendata la nuova legge che abolisce le licenze per ottenere compensazioni ed estendere il periodo di transizione. Il governo ha offerto in cambio sussidi e sgravi fiscali che sono stati ritenuti “insufficienti”.

In Belgio 100.000 in piazza. I sindacati hanno annunciato che almeno 100 mila persone scenderanno in piazza a Bruxelles. Anche in Belgio i cittadini contestano l’ondata di tagli alla spesa pubblica e il rigore di bilancio che ha coinvolto i Paesi del Vecchio continente. La parola d’ordine è infatti “no all’austerità”, proprio nel giorno in cui la Commissione Europea presenta una serie di proposte volte a inasprire i parametri sui conti pubblici, così come i meccanismi di controllo e le sanzioni. Secondo John Monks, segretario generale della Confederazione Europea dei sindacati, questa austerità è diventata una sorta di “moda”.

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Centomila persone in piazza oggi a Bruxelles: è quanto promette la Confederazione europea dei sindacati nell’ambito di una grande manifestazione di protesta contro l’ondata di tagli alla spesa pubblica e rigore di bilancio che ha coinvolto i paesi del Vecchio Continente.

La parola d’ordine è infatti “no all’austerità”, proprio nel giorno in cui la Commissione europea presenta una serie di proposte volte a inasprire i parametri sui conti pubblici dei paesi, così come i meccanismi di controllo e sanzione a carico degli stati che ‘sgrarrano’. Ma secondo John Monks, segretario generale della Confederazione questa austerità è diventata una sorta di “moda”.

“I nostri governi, quasi tutti, si imbarcano su tagli consistenti alla spesa pubblica. Ma lo fanno in una fase in cui l’economia è molto vicina alla recessione – ha aggiunto Monks – e quasi certamente la vedremo ripiombare in recessione sotto i colpi di questi tagli”. I sindacati temono che saranno i lavoratori le principali vittime della crisi economica, creata dalla finanza che invece è stata salvata da massicci interventi pubblici. Anche in Spagna oggi si svolge uno sciopero generale contro il piano di risanamento dei conti approntato dal governo, che ora dovrà essere approvato dal Parlamento.