SCHWARZENEGGER SI PRENDE IL GURU BUFFETT

15 Agosto 2003, di Redazione Wall Street Italia

Tutti in California, anche il presidente, che pure preferirebbe restarne fuori, almeno restare fuori dall’effetto Schwarzi finché non sarà chiaro se è cosa buona o no per la campagna del 2004.

Il referendum sul recall, ovvero la possibilità, votando sì, di sfiduciare il governatore democratico Gray Davis, e di indicare un altro candidato al posto suo, si tiene il 7 ottobre, cioè fra pochissimo. Davis, la cui popolarità è andata calando con la stessa rapidità della crisi economica dello Stato, si è deciso a reclutare nientemeno che Bill Clinton, perché lo aiuti a evitare l’umiliazione della cacciata, conta sul fascino che l’ex presidente esercita e sulle sue grandi capacità di recupero, dimentica che la California non è mica solo Hollywood, e che nel 2002 quasi tutti i candidati governatore che Clinton ha assistito hanno perso le elezioni.

Arnold Schwarzenegger fa tanto sul serio che dopo aver chiesto e ottenuto la collaborazione della moglie Maria Shriver, dinastia Kennedy nonché anchor della Abc, ma ha tradito la prima e preso un periodo di aspettativa dalla seconda, annuncia ora di avere nella sua squadra Warren Buffett, imprenditore, investitore, genio della finanza, numero due dei ricchi d’America, democratico di provata fede, vedi i fund raising organizzati e per Bill e per Hillary Clinton.

Eppure passato per l’occasione al nemico, né scelta poteva essere più opportuna, vista la condizione di quasi bancarotta nella quale è caduta la California. Buffett è un nome che fa impressione, soprattutto se è chiamato a costituire un team di imprenditori e consulenti economici in grado di elaborare un programma di riscossa. Buffett è anche un dichiarato non estimatore della politica di tagli alle tasse dell’Amministrazione, voodoo economics l’ha definita, fatta per far diventare i ricchi ancora più ricchi.

Lui, presidente della Berkshire Hathaway Investment, di ricchi si intende, ma anche Schwarzi non scherza, si fa vanto personale nell’essere l’attore più ricco d’America, da povero ragazzo austriaco forte solo di muscoli che era arrivato. L’impopolarità tra gli ispanici I due, l’investitore e l’attore, sono vecchi amici, nessun imbarazzo.

A Washington si dice che il consiglio sia venuto dal genio Karl Rove, stratega di George W. Bush, il quale, piaccia o no alla Casa Bianca, tiene tanto alla sorte del governatorato che sarebbe pronto a mettersi anche lui nello staff e nell’impresa. Non solo ritiene che Schwarzi possa farcela, e tutti i sondaggi lo dimostrerebbero, anche quelli a uso interno, ma è certo che i cinquantaquattro voti presidenziali che vale la California, finora saldamente democratici, possano invece andare al presidente nel 2004. Come ai tempi d’oro di Reagan.

Secondo il Washington Post, alla Casa Bianca si fibrilla, tra l’elenco dei rischi potenziali e l’attrazione per i possibili risultati. Un rischio su tutti: Bush ha avuto il voto della minoranza ispanica in tutto il paese, è parte irrinunciabile, conquistata di recente, della sua constituency, Schwarzenegger ha sostenuto vigorosamente nel 1994 un referendum per fermare l’immigrazione ispanica, limitando servizi e accoglienza, in California; diciamo che da allora è impopolare fino al boicottaggio fra gli ispanici, non solo in California, anche se nel frattempo ha dichiarato molte volte di aver cambiato idea.

Dal 1994 è passato tanto tempo, ma il 7 ottobre il ricordo potrebbe tornare cocente, visto che assieme a quella per il recall del governatore, si vota un’altra proposition, che chiede allo Stato di evitare nelle selezioni di posti di lavoro i dettagli attinenti alla razza, insomma di eliminare i presupposti dell’affirmative action, la preferenza alle minoranze. Un altro: se l’attore viene eletto, va a Sacramento, e in un anno non ce la fa a recuperare la situazione economica, che è soprattutto di crisi fiscale, allora saranno i repubblicani, non più i democratici, a pagarla, a diventare impopolari.

Un risultato positivo però c’è già, molti repubblicani disillusi ora sperano nella vittoria e stanno andando a iscriversi al voto, i democratici devono concentrarsi sulla California e non possono dedicarsi ad altri Stati, dunque finiranno con il raccogliere ancora meno soldi per la campagna del 2004. Sempre al Washington Post, un dirigente del partito repubblicano, Dan Schnur, ha dichiarato: “Siamo in grado di distrarre l’opposizione abbastanza a lungo da renderli vulnerabili nel resto del territorio nazionale”. Ferragosto californiano.

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