Schiaffo russo alla Fiat

19 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Milano – La Fiat globale di Sergio Marchionne perde un pezzo, quello russo. La linea ufficiale del Lingotto è minimizzare: è soltanto saltato un progetto di joint venture con l’impresa semipubblica Sollers, niente in tutto. Le cose, però, sono un po’ più serie. “Marchionne rilancia sulla Russia”, titolava La Stampa un anno fa, il 12 febbraio. Questa la notizia sul quotidiano controllato dal gruppo torinese: “La Fiat si allea con la Sollers di Mordashov: nasce un polo da 500 mila auto l’anno”.

Il flop di una “alleanza globale”

I toni erano quelli delle grandi occasioni, adatti a raccontare un’impresa presentata come analoga a quella del 1966, quando la Fiat si alleò con l’Urss per produrre a Togliattigrad l’indimenticata (nonostante la sua bruttezza) Zigulì. Questa volta il prodotto al centro dell’intesa italorussa non era un’utilitaria ma i veicoli più importanti nella strategia Fiat-Chrysler, cioè le auto dal segmento B al segmento D, dalle grosse ciy car ai Suv e alle Jeep (specialità della Chrysler). La Sollers sembrava un partner solido, dal 2005 assembla alcuni modelli Fiat (come l’Albea, in dotazione alla polizia russa) per il mercato locale. E l’oligarca che controlla tramite la Severstal anche la Sollers, cioè Alexei Mordashov, si interessa parecchio di business italiani, ha anche acquisito la Lucchini, nel settore siderurgico che è quello principale in cui opera il suo gruppo.

L’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, all’epoca della firma era entusiasta: “Hanno scelto noi riconoscendo le nostre capacità, è una vera alleanza globale”. Gli obiettivi dell’operazione da 2,4 miliardi di euro erano ambiziosi: mezzo milione di vetture prodotte nel 2016, di cui il 10 per cento per l’esportazione.

Numeri stellari, ma non impossibili visto che le stime prevedono che il il mercato russo possa raggiungere i 4 milioni di vetture nei prossimi dieci anni, superando il picco toccato nel 2008 di 2,8 milioni, secondo il Boston Consulting Group nel 2018 sarà un mercato più importante di quello tedesco. E tutta l’operazione di conquista si sarebbe dovuta svolgere a costo zero, secondo il più puro stile Marchionne che prevede che i soldi li rischino sempre i partner: “Il progetto includerà nuovi impianti produttivi e un parco tecnologico per la produzione di componenti.

Si prevede che il governo russo supporti l’attuazione del progetto della joint venture attraverso l’erogazione di prestiti agevolati a lungo termine che coprano l’intero ammontare degli investimenti necessari, stimati in 2,4 miliardi di euro”, si legge nella relazione semestrale di Fiat. Comprensibile quindi che Marchionne, un anno fa manifestasse un certo entusiasmo per il regime autocratico di Vladimir Putin e Dmitri Medvedev. A proposito di Putin diceva: “Mi piace ‘a panza’, mi pare una persona che ha fatto e sta facendo molto per la Russia”.

Meglio scegliere la solida Ford

Ora tutto è cambiato. Lo scarno comunicato di Fiat Auto si limita a dire che “Fiat e Sollers hanno deciso di seguire strategie indipendenti per sviluppare ulteriormente le rispettive presenze in Russia. Di conseguenza, le parti hanno concordato di terminare le trattative in corso che miravano ad ampliare la portata delle attività”.

Fonti aziendali, ora, ridimensionano la portata dell’accordo di un anno fa: era solo un percorso, un tentativo, un fidanzamento che non si è concluso con il matrimonio.

Peccato che, nel giro di un’ora, la Sollers annuncia la firma di un memorandum of understanding (primo passo per un accordo vero) con la Ford, con l’obiettivo di produrre e distribuire veicoli Ford in Russia. E il gruppo di Detroit, l’unico che sta uscendo dalla crisi senza aiuti del governo americano, è già molto forte in Russia dove è il primo produttore straniero dal 2002. I tempi sono rapidi, si legge nel comunicato di Sollers che la produzione partirà alla fine di quest’anno.

E la Fiat? Nessun problema, rispondono dal Lingotto, perché i vecchi accordi di assemblaggio con Sollers restano in vigore. Certo, a giudicare dal sito dell’azienda i modelli Fiat non sono quelli che tirano il mercato: a gennaio Sollers ha annunciato forti sconti sui modelli Fiat che assembla – Albea, Doblò Panorama, Linea – per renderli “pià attraenti”.

Per Marchionne la sconfitta russa sui Suv è la seconda rilevante da questa parte dell’Atlantico dopo quella (molto più importante) relativa alla tentata acquisizione dell’Opel che il governo tedesco preferì consegnare ad una cordata russo-canadese guidata da Magna (anche se l’affare non andò poi a conclusione). L’amministratore delegato della Fiat, però, potrebbe discolparsi citando un recente rapporto di Credit Suisse: “Crediamo che la recente vittoria del managment Fiat nei negoziati con i sindacati significhi che l’azienda ha più abilità di muovere gli investimenti, anche fuori dalle joint venture non consolidate come quella con Sollers”. La Fiom tradurrebbe così: se gli operai di Mirafiori lavorano alle condizioni di quelli russi, non è più necessario andare in Russia.

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