Scandalo tangenti a Ischia, chiamato in causa D’Alema

30 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “La diffusione di notizie e intercettazioni che non hanno alcuna attinenza con le vicende giudiziarie di cui si occupa la procura di Napoli è scandalosa e offensiva. Certamente ho rapporti con Cpl Concordia, per cui tenni anche una conferenza in occasione della sua assemblea annuale. Ho rapporti con Cpl come con altre cooperative e aziende private”. Così il presidente della Fondazione Italianieuropei, Massimo D’Alema, scrive in una nota, commentando il fatto che il suo nome sia saltato fuori nello scandalo delle tangenti a Ischia, che ha portato stamane all’arresto del sindaco dell’isola, Giuseppe ‘Giosi’ Ferrandino (Pd) e di altre nove persone, tra cui dirigenti del colosso delle cooperative CPL Concordia.

L’arresto è avvenuto nell’ambito di una inchiesta avviata dalla procura di Napoli su tangenti, che sarebbero state pagate per la metanizzazione di Ischia.

“Dalla Cplnon ho avuto alcun regalo ed è ridicolo definire l’acquisto di 2000 bottiglie di vino in tre anni come un `mega ordine`, peraltro fatturato e pagato con bonifici a quattro mesi. Quanto ai libri nessun beneficio personale, ma un’attività editoriale legittima, che rientra nel normale e quotidiano lavoro della Fondazione Italianieuropei. Inoltre, i libri furono acquistati per una manifestazione elettorale dedicata ai temi europei, alla quale fui invitato dal sindaco di Ischia, che era candidato del Pd”.

Secondo l’accusa che ha portato agli arresti, Cpl Concordia – in cambio dei “favori” del sindaco di Ischia per l’assegnazione dei lavori di metanizzazione dell’isola – avrebbe stipulato due “fittizie convenzioni” (ciascuna da 165 mila euro) con l’Hotel Le Querce di Ischia, di proprietà della famiglia del sindaco, ciascuna da 165mila euro, a fronte della “messa a disposizione” di alcune stanze durante le stagioni estive 2013 e 2014 per i dipendenti della società modenese.

Sempre dalla Cpl, il sindaco avrebbe ricevuto come benefic l’assunzione del fratello, Massimo Ferrandino, come consulente della Cpl Concordia e almeno un viaggio in Tunisia, tutto spesato. Secondo l’accusa sarebbe stato proprio grazie all’interessamento del sindaco ed alla complicità dell’architetto Silvano Arcamone, dirigente dell’ufficio tecnico di Ischia, che l’appalto di metanizzazione dello stesso Comune (capofila del progetto) e di quelli di Lacco Ameno e Casamicciola Terme è stato affidato alla CPL. La cooperativa, dal canto suo, avrebbe provveduto al pagamento attingendo a dei fondi neri costituiti mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti con una società tunisina (la Tunita sarl) riconducibile a Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo CPL Concordia, definito dagli inquirenti “personaggio chiave” della vicenda, con un ruolo di primo piano nella presunta associazione a delinquere attiva non solo nell’appalto di Ischia, ma in numerosi altri, soprattutto in Campania.

L’Ansa poi riporta che “in una delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta sulle tangenti a Ischia, Francesco Simone, dirigente della CPL arrestato, chiama in causa Massimo D’Alema sottolineando la necessità di “investire negli Italiani Europei dove D’Alema sta per diventare Commissario Europeo” in quanto “…D’Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi ci ha dato delle cose”.

Ma la nota dell’ex presidente del Consiglio continua: “quello con la Cpl è un rapporto del tutto trasparente, che non ha comportato né la richiesta da parte loro né la messa in opera da parte mia di illeciti di nessun genere. Do mandato all`avvocato Gianluca Luongo di difendere la mia reputazione in ogni sede”.

L’inchiesta, avviata dalla procura di Napoli, è stata coordinata dai pm Woodcock, Carrano e Loreto e condotta dai reparti speciali del Comando per la Tutela dell’Ambiente del colonnello Sergio De Caprio, il ‘Capitano Ultimo’ . I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione (anche internazionale), dalla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L’indagine è partita nell’aprile 2013 ed ha portato alla luce, secondo l’accusa, un sistema di corruzione basato sulla costituzione di fondi neri in Tunisia da parte della CPL Concordia con cui retribuire pubblici ufficiali per ottenerne i ‘favori’ nell’aggiudicazione di appalti.

In carcere sono finiti il responsabile delle relazioni istituzionali del Gruppo Cpl, Francesco Simone; il presidente, Roberto Casari; il responsabile dell’area Tirreno, Nicola Verrini; il responsabile del nord Africa, Bruno Santorelli; il presidente del Cda della Cpl distribuzione, Maurizio Rinaldi, l’imprenditore casertano Massimiliano D’Errico e i fratelli Giuseppe e Massimo Ferrandino. Arresti domiciliari per Silvano Arcamone e obbligo di dimora nel comune di residenza per Massimo Continati e Giorgio Montali, rispettivamente direttore amministrativo e consulente esterno del Gruppo.