SCANDALO: SCAMBIO MEDIASET BANKITALIA

4 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «Caro Silvio, quelli ci ricattano…». Altro che vittoria del “partito del governatore”. Un baratto. Uno scambio fra la Lega e Berlusconi: la norma salva-Fazio che stava a cuore al Carroccio, alle prese con il crac sfiorato dalla Credieuronord e dunque bisognosa di tenersi buona Bankitalia, in cambio della blindatura al momento del voto segreto andato in scena ieri, della nuova norma sul falso in bilancio che invece preme a Mediaset, invischiata in una brutta storia di fondi neri per centinaia di milioni di euro. E´ qui il bandolo della matassa che avvolge come una ragnatela la riforma del risparmio varata dalla Camera.

Che ieri mattina a Montecitorio ci fosse in pentola qualcosa di grosso, lo conferma il parterre mobilitato da Palazzo Chigi per il voto. Tutti i ministri e sottosegretari precettati. Presenti anche big che raramente frequentano il Transatlantico, a cominciare da Previti e Ghedini. «Una mobilitazione da legge Gasparri o da legge Cirami…», sorride malizioso Tabacci, sconfitto ma con l´onore delle armi per aver creduto fino in fondo alla possibilità di arginare i poteri della Banca centrale dopo lo scandalo Parmalat.

L´altro grande sconfitto è l´ex ministro Tremonti, che questa riforma aveva impostato un anno fa in tutt´altra maniera. I suoi fedelissimi, come il deputato di Forza Italia Jannone, assicurano che Tremonti ha seguito questa vicenda «sereno e distaccato», ritenendo il testo «mediamente invariato».

In quel «mediamente» però sta tutta la vittoria di Fazio, per il cui mandato è sceso in campo personalmente Berlusconi. Premendo su Fini perché spianasse le ultime resistenze all´interno di An (il “fazista” Alemanno in questi mesi se l´è dovuta vedere con un forte fronte anti-Bankitalia capitanato dall´altro vicepresidente del partito, La Russa). Spuntando le unghie agli ultimi difensori della riforma originaria, Tabacci e La Malfa.

Se il Cavaliere si è impegnato con tanto zelo è stato per non aprire un nuovo fronte istituzionale con Bankitalia dopo quello con Ciampi in vista della campagna elettorale, certo. Ma è stato soprattutto perché così ha preteso la Lega. Raccontano che di questo e non altro abbiano parlato faccia a faccia Berlusconi e Bossi, due domeniche fa, nella villetta del Senatur a Gemonio. L´ispezione di Bankitalia alla Credieuronord, la banca leghista nata nel 2001 e arrivata già nel 2003 a 8 milioni di perdite e 12 di sofferenze su 47 di impieghi.

Gli amministratori della banca, tra cui i sottosegretari Stefani e Balocchi, rischiano di dover pagare di tasca loro, se non arriva il salvataggio da parte della Popolare di Lodi, guidata da Fiorani, uno dei pupilli di Fazio.
«Caro Silvio, quelli ci ricattano, se sulla riforma non votiamo come dice Fazio…», è stato il senso dello sfogo del Senatur. «E se noi finiamo male», ha fatto chiaramente capire, «non me la sento di garantirti sul falso in bilancio nel segreto dell´urna». Berlusconi a sua volta non può permettersi di correre rischi. Come ha documentato l´Espresso, rivelando le 500 mila pagine di inchiesta giudiziaria in corso sui bilanci Mediaset, non solo il premier, ma anche Marina e Piersilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri sono a rischio.

I bene informati sostengono che il testo dell´emendamento votato ieri sarebbe stato scritto direttamente dall´avvocato di fiducia del premier, Ghedini. Di certo, pur inasprendo le disposizioni attuali (si rischia l´arresto fino a due anni, fin´ora era un anno e sei mesi), vengono introdotte soglie al di sotto delle quali non c´è più punibilità: se «la variazione del risultato economico di esercizio al lordo» non è superiore al 5% o se le omissioni non determinano una variazione del patrimonio netto superiore all´1%. Né saranno più punibili stime errate sotto il 10%.

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