Scandalo Petrobras, richiesta arresto per Lula. Rischia 13 anni

11 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – I procuratori di San Paolo, Brasile, che stanno indagando sullo scandalo Petrobras, hanno chiesto l’arresto dell’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, accusandolo di riciclaggio di denaro sporco e di frode di identità, per aver tentato di nascondere la proprietà di un appartamento di lusso fronte mare.

La scorsa settimana, Lula era stato prelevato dalla sua abitazione attraverso un mandato di comparizione coercitivo. Né un fermo né un arresto erano stati predisposti e l’ex presidente era stato rilasciato dopo un interrogatorio.

La sua posizione, tuttavia, ora si complica. E le accuse si riciclaggio di denaro sporco sono state presentate anche a carico di sua moglie e di uno dei suoi figli. Nel caso in cui fosse incriminato, Lula rischierebbe il massimo della pena prevista per questi reati, ovvero il carcere per 13 anni. Spetterà al giudice che segue il caso decidere se accettare le accuse che sono state presentate dagli inquirenti.

Il caso contro Lula si incentra su un  PM Cassio Conserino ritiene che l’ex presidente e la sua famiglia abbiano ricevuto particolari favori a scapito dei cittadini brasiliani, in particolare un appartamento triplex di lusso fronte mare che una società cooperativa ora fallita avrebbe fatto costruire proprio per Lula. Così Conserino, nel corso di una conferenza stampa:

“Mentre migliaia di famiglie hanno perso i loro appartamenti e hanno visto andare in frantumi i loro sogni di diventare proprietari di case, uno degli indagati ha ricevuto un triplex”, situato nella città di Guaruja. Si sarebbe trattato proprio di Lula, che tuttavia nega di essere proprietario del trilocale, così come nega di aver ricevuto tangenti in cambio di favori politici.

Anche riguardo alla fattoria di campagna, su cui le autorità si stanno concentrando, Lula ha affermato che non si tratta di una sua proprietà ma di quella di un amico che spesso lo invita.

Le indagini non finiscono qui, in quanto le autorità federali stanno anche cercando di capire se Lula ha sfruttato la propria influenza sull’attuale governo del presidente Dilma Rousseff in cambio di conferenze e donazioni alla sua fondazione no-porofit Instituto Lula.

In tutto questo, alcuni quotidiani brasiliani hanno riportato, nell’edizione di giovedì, che Lula starebbe considerando se accettare o meno la proposta di accettare una carica nel governo della sua pupilla Rousseff. Se Luca ottenesse quel dicastero, sarebbe necessaria l’autorizzazione della Corte Suprema per rendere esecutivo qualsiasi ordine di detenzione.

Il procuratore Conserino ha ripetuto nel corso della sua ultima conferenza stampa che la magistratura sta operando in modo neutrale, attendendo soltanto a quanto prescrive la legge, sottolineando che “l’indagine è sostenuta da prove procedurali e da documenti”.

E ora il Brasile, scosso dalla peggiore recessione in decenni, si trova spaccato in due: gli storici sostenitori di Lula, che gridano al complotto politico, e gli anti-Lula, che pretendono la verità sulle presunte tangenti ricevute.