Scandalo Libor nulla in confronto alla farsa del Pil cinese

24 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Lo scandalo Libor, che ha coinvolto tra i più grandi istituti della city e continua, attraverso nuove rivelazioni, a minare la fiducia sulla trasparenza e sull’onestà del sistema bancario, non sarebbe nulla rispetto a quanto messo in atto dal governo cinese. I numeri sulla variazione del Pil sarebbero taroccati, e le conseguenze per i mercati sarebbero disastrose se dovessero emergere i valori reali. A dirlo è Larry McDonald, famoso per il libro: “A Colossal Failure of Common Sense: The Inside Story of the Collapse of Lehman Brothers”.

Nel secondo trimestre 2012 la crescita economica cinese è scesa al +7,6%, stando ai dati ufficializzati dal governo il 13 luglio. In calo rispetto a +8,1% del primo trimestre e +8,9% degli ultimi tre mesi del 2011.

I numeri sul periodo aprile-giugno 2012 sono stati tuttavia superiori alle attese degli analisti, e hanno contribuito a placare i timori legati a un possibile “hard landing” (letteralmente “atterraggio duro”) dell’economia cinese. Come conseguenza le categorie di asset considerate in genere più rischiose, tra cui azionario e materie prime, sono tornate in rally nei giorni successivi.

Ma andando ad analizzare più in dettaglio la reale situazione della Cina, altri valori indicano una condizione economica differente. Importazioni in diminuzione, produzione industriale in calo, così come l’utilizzo della corrente elettrica. Tutti indicatori che fanno presagire un rallentamento della crescita, precisa McDonald, rimarcando quanto già messo in evidenza da altri analisti ed esperti. A titolo di esempio, le stime degli economisti di Barclays erano per +7,15%.

A preoccupare McDonald il fatto che la non trasparenza da parte di governi e banche (caso Libor e numeri sul Pil) corre il rischio di portare a rischi sistemici peggiori rispetto a problemi puramente economici. “Per quanto siano difficili i periodi di sell nei mercati guidati da fattori economici, non sono nulla in confronto agli eventi del 2011, 2008, 1929 e 1907”, scrive McDonald, specificando come per i primi la variazione è all’incirca -5% / -15%, contro -25% / -50% per i secondi.

E a preoccupare deve essere il fatto che i governi al momento non sono trasparenti: “basta vedere quanto succede ora in Europa”.