SCALATA BNP-BNL:
LA SCONFITTA
DEI FURBETTI

4 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – A volte accadono anche i miracoli. La scalata alla Bnl era partita come una delle più brutte storie italiane (non a caso ha generato una certa quantità di azioni giudiziarie) e adesso può finire come un caso esemplare. Caso nel quale, peraltro, i piccoli azionisti, finalmente, rischiano davvero di guadagnare un po’ di soldi, come vorrebbero le leggi del mercato.

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La scalata alla Bnl era partita prima con tutte le manovre, i concerti, i sotterfugi dei furbetti del quartierino e degli immobiliaristi romani. È una parte ancora non del tutto chiarita di questa vicenda.

Quello che per ora si sa è che quei signori volevano mettere le mani sulla Bnl senza passare attraverso un’Opa regolare, rivolta a tutti i risparmiatori. L’Opa c’era già, e era quella degli spagnoli del Bbva (già azionisti della banca). I furbetti del quartierino, insomma, cercano di fare gli italiani, cioè, di non pagare dazio.

Cercano di sconfiggere gli spagnoli, ma non con una battaglia a viso aperto, sul mercato. Agiscono sott’acqua, con non si sa ancora bene quante e quali connivenze in Banca d’Italia. A un certo punto ci si rende conto che gli immobiliaristi e i furbetti non possono mettere le mani sulla Bnl perché un po’ lo vietano le leggi un po’ lo vieta la decenza. Non si può vedere lo scandalo di una banca di quelle dimensioni che passa di mano senza una regolare Opa, senza far partecipare i piccoli azionisti alla spartizione dei soldi che in questi casi girano abbondanti.

Allora si decide (sempre la Banca d’Italia) che bisogna per forza passare la palla a qualcuno di più presentabile dei furbetti. E si va dritti sulla Unipol di Giovanni Consorte.

Unipol che, almeno, è una società quotata, esercita un mestiere onorevole e gode di una sua reputazione. Anche l’Unipol, però, cerca subito di infilarsi in vie traverse, di evitare l’Opa. E, quando non ne potrà proprio fare a meno (qualche buona legge c’è ancora in Italia), anche i bravi cooperatori (guidati però da un tipo che si era fatto le ossa insieme a Gnutti e Fiorani) cercano di infilarsi in qualche vicolo per non pagare dazio. Per evitare insomma un’Opa come si deve.

Quando vengono scoperti, fanno in modo da fare un’Opa al minimo prezzo possibile, giocando sulle date.

Nel frattempo, tutto va per aria perché tutti questi signori sono stati intercettati e si scopre che, chi più chi meno, sono una banda di gaglioffi. Il più svelto, Fiorani, andava addirittura di notte nella sua banca a svuotare i conti correnti dei morti. E l’altro, Chicco Gnutti, pagava consulenze da 50-60 milioni di euro a Consorte, manco fosse Rockfeller e non un piccolo finanziere di provincia. Mandato via Antonio Fazio (che di tutta questa gente era il Santo Protettore), e restituita la pratica dell’Opa Unipol sulla Bnl ai normali uffici di via Nazionale, questi stessi uffici hanno impiegato poche ore per dire che si trattava di una cosa inconsistente, inutile e forse anche pericolosa.

L’Unipol (intanto Consorte è stato cacciato via) ripresenta la sua domanda con qualche integrazione. Ma anche questa volta via Nazionale dice di no. E lo dice attraverso i funzionari, senza stare a scomodare i piani alti (Draghi, che ha preso il posto di Fazio, e che in passato aveva lavorato per Goldman Sachs, advisor del Bbva, ha detto subito che non avrebbe nemmeno guardato la pratica, lasciando piena libertà di giudizio ai suoi impiegati).

Tutto l’affare, insomma, era talmente sbilenco, tirato con le molle, e mal costruito, che è bastato affidare tutto alle normali procedure per vederlo svanire. A quel punto l’Opa di Unipol, su Bnl era già morta e sepolta. Rimaneva solo da capire che cosa avrebbero fatto i bravi cooperatori di tutte quelle azioni Bnl che Consorte aveva comprato. Molti si aspettavano che l’Unipol cedesse il suo pacco agli spagnoli del Bbva. Ma l’odio contro gli spagnoli, evidentemente, era troppo forte. Alla fine si è trovato un terzo compratore in Bnp Paribas. Compratore che avrà pagato anche bene. Ma anche un compratore che, adesso, dovrà fare per forza un’Opa, dovrà offrire cioè anche ai piccoli azionisti la possibilità di vendere le loro azioni alla stessa Bnp Paribas. Il Bbva è orientato a gettare la spugna e a vendere ai francesi senza rilanciare con una nuova Opa.

Tutto nel rispetto delle regole del mercato. Tutto in piena trasparenza, e con buone prospettive di guadagno per gli azionisti minori. Ma anche se gli spagnoli avessero deciso di rilanciare, il caso Bnl sarebbe sfociato in una bella contesa a colpi di miliardi sotto gli occhi di tutti, con i piccoli soci in poltrona a fare i conti di chi offre di più.

Insomma, quella era cominciata come una storia di truffe, di soldi un po’ finti e un po’ veri, rischia di diventare una storia esemplare di battaglia finanziaria. E tutto questo, speriamo, senza che si alzi qualcuno (i soliti amici di Fazio e di Fiorani) a dire cose senza senso sull’italianità delle banche. Insomma, gli stranieri della Bnp Paribas e del Bbva ci hanno fatto vedere come si cerca di comprare una banca: in modo leale e trasparente. Che la vittoria alla fine potrà essere dei francesi, ha un’importanza relativa.
Tutto a posto, dunque? Non proprio del tutto.

L’ingresso in campo dei francesi di Bnp Paribas ci fa
capire che le grandi banche europee (ma forse anche quelle americane) sono molto interessate al nostro mercato del credito, e che sono disposte a tirare fuori molti soldi per mettervi giù delle basi. E questo pone una domanda: è abbastanza forte il nostro sistema del credito per non farsi mangiare? La risposta a questa domanda non è un sì convinto. Quasi vent’anni di veti assurdi e cervellotici di Fazio hanno impedito un reale rafforzamento degli assetti proprietari delle nostre banche e quindi c’è qualche pericolo. Ma, forse, c’è ancora il tempo per correre ai ripari.

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