Save The Duck, l’ascesa dei piumini animal free

7 Maggio 2018, di Redazione Wall Street Italia

Il marchio italiano vara il piano triennale, annuncia il nuovo assetto societario e punta a grandi traguardi. Lo racconta Nicolas Bargi, a.d. del brand
Dott. Bargi, cosa prevede il piano di crescita?
Fino ad ora abbiamo puntato alla vendita wholesale. Nei prossimi tre anni vogliamo sviluppare la vendita online attraverso la ricerca di partner come Net-a-Porter, Zalando, Yoox. Abbiamo intenzione di aprire il primo monomarca e di puntare sullo sviluppo retail, con travel retail e shop in shop con le grandi catene. A livello di prodotto ci sarà un’evoluzione sempre fedele al tema della sostenibilità, attraverso la scelta di materiali che siano un mix tra riciclato e bio. Canna da zucchero e Kapok derivano dai fiori e, mixati a materiali realizzati con la plastica riciclata, creano un prodotto altamente sostenibile.

Cosa è cambiato e quali sono le prospettive dopo l’acquisizione da parte del gruppo di private equity Progressio SGR?
Un private equity investe in modo molto “deciso”: l’obiettivo è quello di raddoppiare il fatturato in tre anni.

Siete già presenti in 29 Paesi, soprattutto in quelli europei. Quali sono oggi i mercati di riferimento e su quali puntate in futuro?
La Germania, il Benelux e i Paesi Scandinavi sono i tre poli europei in crescita e sono anche i più vicini al nostro dna animal-friendly e sostenibile. Una crescita a doppia cifra sarà possibile solo con uno sviluppo importante, già in atto, negli Stati Uniti. In Asia, per il momento, si cresce in Giappone e siamo alla ricerca di un partner cinese.

Save The Duck: come è nata l’idea?
Leggendo un articolo di Pambianco in cui, nel lontano 2011, emergeva l’esistenza di una corrente culturale orientata alla sostenibilità. Pensai di applicare tecnologia e tema etico a un segmento che era presidiato, monopolizzato, ovvero quello della piuma nella giubbotteria. Esistevano già dei prodotti sintetici ma ne facevano uso soprattutto nello sport. Non ho fatto altro che applicare questa formula a un capo più fashion sottolineando però, con il nome e con un pizzico di ironia, quello che era l’obiettivo: salvare gli animali e allo stesso tempo essere sostenibili in un sistema che andava in tutt’altra direzione. Uscire dagli schemi classici ha portato al successo dell’azienda: in controtendenza rispetto agli altri, ero una voce fuori dal coro ma ho avuto ragione.

Oggi infatti le grandi maison di moda stanno annunciando la loro rinuncia all’utilizzo delle pellicce animali: si può dire che siete stati “precursori” di un trend?
Assolutamente sì.

Quali sono le prospettive di fatturato?
Per il 2018 vogliamo superare i 36 milioni di euro. Puntiamo a un raddoppio del fatturato per il 2021 grazie a una crescita del 25% in Europa, a un raddoppio del polo Stati Uniti e a un’integrazione del polo asiatico.

Quali sono i nuovi prodotti e le nuove collezione sulla rampa di lancio?
I materiali utilizzati devono essere sempre più sostenibili. Vogliamo rimanere concentrati sulla giubbotteria, sia per l’inverno che per l’estate: micropiumino, pioggia e parka invernali che sono importanti nei paesi come l’America, il Nord Europa e la Cina. Prevediamo anche una brand extension: l’idea è quella di fare un co-branding con chi produce, per esempio, calzature o zaini eco-sostenibili. Diversificare quindi il prodotto con partner dal dna affine al nostro.

L’articolo integrale di Francesca Gastaldi  è stato pubblicato sul numero di aprile del magazine Wall Street Italia.