SATOR, ARPE TORNA ALLA RIBALTA CON SPAVENTA (E 300 MILIONI)

6 Novembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Matteo Arpe ha voluto festeggiare, sabato 3 novembre, il suo 43° compleanno prima di annunciare il suo rientro ufficiale sul palcoscenico della finanza. Ieri, poco più di cinque mesi dopo l’uscita da Capitalia, è stata annunciata la nascita di Sator, 32 milioni di capitale, gruppo che avrà sede centrale a Roma ma uffici a Milano e Londra: una holding italiana, ma che si muoverà tramite una società di diritto inglese sotto la supervisione della Financial Services Authority.


Tutti azionisti in Sator, a partire da un presidente del calibro di Luigi Spaventa, ex presidente della Consob, fino ai 16 senior manager. E qui esplode l’orgoglio della bandiera: metà della squadra è in arrivo da Capitalia «che – recita l’atto di nascita del gruppo – durante la loro gestione ha rappresentato una delle più importanti storie di successo degli ultimi anni in Europa». Non si cancella, insomma, un’esperienza durata sei anni, dal 2001 fino alle movimentate dimissioni della scorsa primavera. E nemmeno la tentazione di misurarsi, Davide contro Golia, contro Mediobanca, lasciata da Arpe nel 2000 dopo 13 anni, per approdare prima a Lehman Brothers, poi alla corte di Cesare Geronzi, il rivale. Ma bando ai ricordi, per amari che sono.


«Sator Group – commenta lo stesso Arpe – è il frutto di oltre quattro mesi di intenso lavoro». Gli obiettivi? «Creazione di valore attraverso l’indipendenza, l’integrità, l’esperienza ed il rispetto della best practice internazionale». Accanto al cda (9 membri, Spaventa presidente, Arpe ad, 7 senior manager) opererà un Advisory Board. «Al fine di evitare potenziali conflitti di interesse con le proprie attività operative – recita la nota ufficiale – l’attività di advisory sarà considerata solo come supporto alle operazioni di investimento del gruppo».

Per finanziare le attività è stato deliberato, il 4 ottobre, un aumento di capitale tramite un private placement che si concluderà nel giugno 2008: tra gli investitori istituzionali si è già manifestato l’interesse di Lehman Brothers (per una quota tra il 2,5 e il 5% del capitale più un investimento tra 25 e 50 milioni nei fondi); gli altri potranno sottoscrivere alle stesse condizioni del management che, però,. si impegna ad un lock up tra i 5 e i 7 anni. Al termine dell’aumento Arpe avrà tra il 50 e il 55% mentre gli altri partner disporranno tra il 25 e il 30 per cento.

L’obiettivo è di dar vita a una piattaforma flessibile, capace di massimizzare i vantaggi delle sinergie e del know how in tutti i campi della nuova finanza, compreso il Private Banking e il Corporate Specialty Finance. Ma si comincerà dal Private Equity, rivolto all’industria in Italia, nuova Europa e Mediterraneo, ai servizi finanziari e al Real Estate. E con l’Asset Management con una base d’azione di 300 milioni (a tanto ammontano le manifestazioni di interesse) da indirizzare su un fondo long/short equity e uno value active, entrambi attivi dall’inizio del 2008 (il pre marketing partirà nelle prossime settimane). Il fondo etico, da finanziarsi con una parte degli utili, partirà dopo. Ma non tanto dopo.
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Un «Quadrato Magico» contro il «Paternoster»

Sator, «colui che semina» in latino, ovvero il quadrato magico composto da
cinque parole: Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas, che, considerate di seguito,
danno luogo a un palindromo in cui Arepo, di origine gallica, è da più di
due millenni un rompicapo che appassiona i filologi. In attesa, forse, di un
Arpe in carne e ossa. Già, l’ex ad di Capitalia, ha battezzato la sua società
facendo ricorso a un’immagine degna della cultura di Umberto Eco che ebbe
grande diffusione nel Medio Evo: il quadrato del sator, cioè «il seminatore
che, col suo carro, tiene con cura le ruote». Una specie di cubo di Rubik a due
sole dimensioni in cui il ruolo del misterioso seminatore , colui che «tiene con
cura le ruote» tocca proprio Arepo.Un quadrato che, con spirito enigmistico e
con non poca fantasia, si può scomporre e ricomporre in una croce da cui
emerge il termine «Paternoster». Non tutti sono convinti di questa spiegazione.
Ma una cosa è sicura: quel Paternoster, per Arpe, non è Geronzi.

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NEL MOMENTO IN CUI I GIOVINOTTI DELLA CITY SPARANO A ZERO SULLE GENERALI E SULLE GOVERNANCE GERONZI-TOCRATICHE, SBUCA IL SATOR DI ARPE

Che Matteuccio Arpe avesse un debole per la cultura umanistica si era capito nel febbraio scorso quando, durante una lezione all’Università Roma Tre, il banchiere anglofono aveva improvvisamente citato Ludovico il Moro e le guerre delle Signorie. Nessuno però si aspettava che questa debolezza, inconsueta per un uomo che alcuni definiscono “banchiere” altri con malizia “bancario”, lo portasse a scegliere per la sua boutique finanziaria il nome curioso di “Sator”, che evoca la cultura esoterica e il linguaggio dei templari.

Quando ieri sera intorno alle 18 le agenzie di stampa hanno battuto l’annuncio, i giornalisti si sono scaraventati su Google per capire l’origine semantica della parola magica. Un esercizio sciocco e inutile perchè dovrebbero sapere che al giovane “rotweiller” della finanza ciò che interessa di più non è il profumo del Medioevo e del Codice Da Vinci, ma quello dei soldi che si fanno creando valore con una squadra di soci e amici fidati.
Gran parte di questi giovanotti se li è portati via da Capitalia quando se ne è andato con una liquidazione di circa 60 milioni di euro; a loro si è aggiunto il cappello severo e prestigioso del 73enne Luigi Spaventa, l’ex-presidente della Consob ed ex-presidente di Capitalia Asset Management, che alla stregua di molti colleghi d’università (Monti, Siniscalco, Gross Pietro, ecc.) non disdegna le poltrone e le prebende.

Ma che cosa ha indotto Matteuccio a bruciare i tempi e ad anticipare l’annuncio di Sator, originariamente previsto nei suoi piani per la fine di novembre? Qualcuno sostiene che a incoraggiare la sua scelta sia stato il fuoco concentrico che in questo momento è orientato sul nemico storico Cesarone Geronzi. E’ probabile che tra una pizza al ristorante “San Marco” e una passeggiata nel residence di Puri Negri a Capalbio, Arpe abbia avuto il tempo di vedere le trasmissioni di Santoro e di Milena Gabanelli, la dea vendicatrice che spara cannonate con tecniche televisive a volte discutibili (quelle “testimonianze” anonime recitate da attori).
Domenica sera ad esempio la Milena ha fatto una ricostruzione, in parte scontata, delle vicende dei furbetti del quartierino e ha chiuso in crescendo con un attacco al ventre di Geronzi (clicca su REPORT ATTACCA GERONZI).

E’ stata brava la Milena a far divertire il pubblico con l’intervista umoristica a Fiorani e, soprattutto, a sorvolare sugli oltre 40 milioni di euro con i quali Arpe ha voluto a tutti i costi sponsorizzare le disastrose regate di Mascalzone Latino. Resta il fatto che quel programma televisivo, messo insieme alla “lettera” dedicata da Marco Travaglio a Geronzi nel talk show di Santoro, ha probabilmente acceso il semaforo verde per la nascita della nuova società del 43enne banchiere.

Il filosofo Voltaire diceva che il caso non esiste, ma le coincidenze fanno capire che l’iniziativa di Arpe non è casuale. Nel momento in cui i giovinotti della City sparano a zero sulle Generali e sulle governance geronzi-tocratiche, occorre rompere gli indugi e andare in mare aperto come si fa a 40 anni, l’età che gli uomini preferiscono per le grandi scelte sentimentali e professionali.

Accanto ad Arpe, seminatore della nuova finanza “attiva” e corsara, si ritrovano gli amici di Lehman Brothers (che ha avuto come consulenti in Capitalia), il figlio di Rainer Masera, che di Lehman Brothers è managing director, e una pattuglia di giovani agguerriti e incazzati per il modo con cui Capitalia è stata “svenduta” da Geronzi al boyscout Alessandro Profumo.

Dentro il quadrato magico di Sator si faranno – dicono gli analisti – cose meravigliose, e l’iniziativa è da prendere sul serio perchè al di là del carattere ambizioso e dell’assoluta incapacità di muoversi politicamente, Arpe ha dimostrato di voler mettere un piede nel futuro.
Il suo “quadrato magico”, esoterico e addirittura stoico, dovrà vedersela con il “quadrato storico” di Mediobanca, Generali, Unicredit, Sant’Intesa. Sarà una bella battaglia e l’anglofono Matteuccio che ha rotto i ponti con le cattedrali della finanza, ce la metterà tutta perchè Sator è l’ultimo dietor della sua vita.

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