Santo Versace dice addio al Pdl. “Altri 15 pronti ad andar via”

30 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Milano – Santo Versace dice addio al Pdl. Ai microfoni di Un giorno da Pecora, il deputato di Reggio Calabria ha annunciato che passerà al Gruppo Misto. «Stamattina ho lasciato il Pdl, è il mio regalo per Berlusconi», ha detto Versace facendo riferimento al compleanno del premier. Versace ha spiegato di aver già consegnato la lettera di dimissioni dal Pdl sia a Fabrizio Cicchito, capogruppo del Pdl a Montecitorio, che al presidente della Camera Gianfranco Fini.

«DECISIONE CHE MATURAVO DA TEMPO» -La decisione di lasciare il partito del premier, ha spiegato il diretto interessato, è «maturata nel tempo». «A me piace lavorare, e nel Pdl non hanno bisogno di uno che lavora. D’altra parte io ho cominciato a lavorare solo nel 1950, si vede che ho poca esperienza rispetto a loro», ha detto Versace. Mercoledì il deputato calabrese non si è recato neanche a Montecitorio, in disaccordo col voto di fiducia a Saverio Romano. «L’ultimo regalo che ho fatto al Pdl è stato non andare, perché non volevo votare la fiducia». Secondo lei, gli ha chiesto l’intervistatorre alla radio, Romano è colpevole? “«Non voglio accusare nessuno e spero venga assolto. Però i miei amici siciliani mi hanno detto: fai quello che faremmo noi, vota la sfiducia».

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A pranzo con Pisanu 12 senatori ribelli Il rischio di “sorprese”

di Monica Guerzoni

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ROMA — «Il governo cadrà al Senato». La profezia ha preso a girare a Palazzo Madama, la Camera che in questa legislatura è rimasta più defilata rispetto all’arena di Montecitorio. Nel Pdl in tanti si vanno convincendo che Berlusconi debba rinunciare alla suggestione di votare in primavera, per assestare un colpo d’ala al suo esecutivo. Altrimenti, ragionava ieri sul Foglio il sottosegretario alla Funzione pubblica Andrea Augello, «crollerà l’intera casa, su una sciocchezza qualsiasi».

Forti di analoghe convinzioni un drappello di dodici «preoccupatissimi» senatori del Pdl, amici di Beppe Pisanu, si sono dati appuntamento all’ora di pranzo di martedì 20 settembre nella saletta riservata del ristorante «La Capricciosa». Piatto forte, oltre alle pappardelle con asparagi, gamberetti e formaggio ragusano, i ragionamenti di Pisanu e quelli dell’ex premier Lamberto Dini, che ha introdotto i lavori con una dissertazione sulla crisi economica.

Ad ascoltare e rimuginare sul da farsi c’erano, tra gli altri, gli scajoliani Franco Orsi e Gabriele Boscetto, i toscani Paolo Amato e Massimo Baldini, il piemontese Valter Zanetta e il veneto Paolo Scarpa Bonazza Buora. Ma il punto di riferimento della compagine, che con grandissima cautela sta lavorando per allargare il gruppo dei «ribelli», è Giuseppe Saro. Modi felpati e intelligenza politica, il senatore friulano è grato a Berlusconi e, «per il suo bene», pensa che il premier non debba lasciarsi tentare dalle urne. La sconfitta sarebbe inevitabile e il Pdl avrebbe davanti a sé una estenuante «traversata nel deserto».

Questo racconta chi ha partecipato al riservatissimo pranzo, in cui come dessert ha fatto capolino la «buccia di banana». Cioè l’incidente che, sul più banale dei provvedimenti, potrebbe far precipitare tutto. Alla Camera la maggioranza è numericamente più gracile, ma al Senato c’è un “luogo” pensato per calamitare cattolici inquieti e peones scontenti. E questo luogo è la tavola apparecchiata di Pisanu, dove la spezia piccante è il governo di larghe intese. Il senatore Augello la mette così: «Berlusconi non deve sottovalutare questi segnali, perché nel medio periodo potrebbero arrivare sorprese sgradevoli».

Il 19 ottobre 2010, proprio alla Capricciosa, Augello attovagliò 24 parlamentari (tra cui Dini) che spingevano per la pace con Fini. E trascorso quasi un anno e il sottosegretario non si è stancato di pungolare il premier: «Una cosa è cadere perché Fini ti ha fatto le scarpe, un’altra è cadere perché non ti sei accorto di Beppe Pisanu». Decine di senatori hanno letto gli «Spunti di discussione sulla crisi generale» che il presidente dell’Antimafia ha buttato giù il 7 settembre.

E ora, tra i fedelissimi, il dibattito è se trasformarli in un vero documento. In quella bozza Pisanu diceva che «da sola questa maggioranza non è più in grado di evitare il tracollo», lodava Casini come il solo che abbia cercato «intese impegnative su grandi problemi» e paventava come «una sciagura» lo scioglimento delle Camere. E ieri, in tv da Lilli Gruber, Pisanu ha smentito di avere «organizzato cene», però ha chiamato alle armi: «Il dissenso all’interno dei gruppi parlamentari è molto più ampio e non si manifesta perché non si sono ancora determinate le condizioni favorevoli…».

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