SAN MARINO OFF-SHORE CHIUDE I BATTENTI

28 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Via i libretti al portatore, basta assegni con girate scritte in cinese, regole severe sullo scambio di informazioni con l’estero, registrazione entro dicembre dei soci di Srl e Spa residenti a San Marino. Così si presenta, nella Rocca, la fine del segreto bancario old style che dagli anni 60 ha fatto la fortuna della vecchia Repubblica del Titano, paradiso fiscale che ora suda sangue per avere la benedizione dell’Ocse e sfilarsi dalla grey list grazie all’ok del Moneyval, organismo europeo che valuta le norme antiriciclaggio.

I due “via libera” sono arrivati il 22 settembre, accolti con sollievo ma anche con la certezza che la strada è ancora lunga e in salita. Del resto, si allunga sul Titano l’ombra dello scudo fiscale che potrebbe drenare fino a 5 miliardi dei 14 di raccolta su cui prosperano le 12 banche sammarinesi. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 76 centesimi al giorno, provalo ora!.

«Io pago tutte le tasse in Italia, praticamente un fesso». Parola di bancario, un alto funzionario di un grande istituto sanmarinese che vuol restare anonimo perché ha visto anni di storie di ordinaria esportazione di valuta. A Rimini, del resto, giocare sul transfrontaliero è considerata la via più saggia per vivere alla grande e senza troppi rischi. «Almeno fino 3 o 4 anni fa -dice un albergatore del lungomare Vespucci – adesso le indagini finanziarie si sono intensificate, le Entrate arrivano con il redditometro, guardano quanto dichiari, lo confrontano con che macchina hai e persino se non prelevi mai dal conto corrente. E poi ti chiamano o arrivano».

I tre nodi da sciogliere («E subito, o niente firma della convenzione bilaterale », ha detto a brutto muso il governo italiano a quello sammarinese a fine agosto) sono le “truffe carosello” (le centinaia di società- scatole vuote antifisco basate a San Marino), le troppe finte residenze di italiani che simulano di vivere sul Monte, le comode intestazioni di automobili di lusso favorite da una quarantina di società di autonoleggio operanti appena oltreconfine.

«Sappiamo di queste problematiche e abbiamo già avviato serie verifiche per valutare l’entità dei fenomeni»,ammette in politichese il segretario alle Finanze, Gabriele Gatti, che tuttavia qualche mese addietro avrebbe solo fatto spallucce: è già qualcosa.
Qualche verifica, intanto, la sta facendo la Guardia di finanza di Rimini.

Nell’ambito della recente inchiesta su Cassa di risparmio Delta, che ha portato agli arresti 5 alti dirigenti bancari, la procura di Forlì ha esaminato centinaia di migliaia di assegni con girata fiduciaria. Alla fine, pochi giorni fa, ha inviato nelle varie sedi locali gli assegni relativi a 123 persone e la Gdf si è messa in moto. I soggetti da controllare a Rimini sono 40 per un totale di 15 milioni. Chiamati dalle Fiamme gialle, alcuni di loro si stanno discretamente informando dai professionisti locali. Che allargano le braccia: «C’è poco da fare », conferma un affermato avvocato riminese ben addentro nelle cose di San Marino. «Anche perché la Finanza è stata velocissima e ha convocato le persone prima del 15, così da sbarrare la strada dello scudo».

Già, lo scudo fiscale, altro tema che discretamente appassiona Rimini favorita da quell’invitante forziere in cima al Monte Titano, a soli 15 km di superstrada. «Cosa facciamo, scudiamo o non scudiamo?» chiedono imprenditori, commercianti, pizzaioli, albergatori e bagnini ai loro consulenti. «Bella domanda – dice la giovane associata di un grande studio – stiamo cercando di orientarci ma fino a che la legge non sarà definitiva consigliamoa tutti di aspettare». Anche se, prosegue la commercialista, «la copertura fiscale e penale offerta è talmente ampia che l’orientamento sembra piuttosto scontato ».

Per questo San Marino trema e studia contromisure, anche se finora non è accaduto granché: «I primi due o tre giorni è venuto su qualche cliente per concludere – confermano senza entusiasmo in un paio di sportelli sammarinesi -ma poi si è fermato tutto ».È vero,aggiunge la commercialista, «probabilmente erano clienti che sentivano il fiato sul collo del fisco o di un Pm».

Le possibili dimensioni del salasso, circa un terzo della raccolta totale, fanno paura e la Banca centrale ha istituitoun gruppo di monitoraggio per conoscere in tempo reale le richieste di scudo e prevenire eventuali crisi di liquidità, specie degli istituti più piccoli. Le valutazioni informali dicono che per le quattro banche storiche (Cassa di risparmio, Banca agricola commerciale, Banca di S.M. e Credito industriale sammarinese) la raccolta proviene al 50% da italiani e al 50% da residenti; ma la musica cambia per gli altri otto istituti nati dal ’99 in poi (senz’altro motivo,ammettono ora in tanti, se non quello di arricchire qualche politico locale): su mille euro raccolti, 900 sono italiani. Quindi l’impatto degli smobilizzi potrebbe essere gravissimo se non letale.

I rimedi non sono facili: si va dalla ricerca di facce nuove con competenze specialistiche (per esempio,da qualche giorno l’ex vicecomandante generale delle Fiamme gialle, Osvaldo Cucuzza, siede nel cda della Banca commerciale sammarinese) fino allo studio di strategie finanziarie che frenino il deflusso di capitali.

Eppure, in questa complicata situazione resiste un fenomeno tanto sommerso quanto fiscalmente devastante: l’attività delle “cartiere” produttrici di false fatture da utilizzare per attestare uscite inesistenti. Casse di ricevute continuano ad alleggerire i bilanci di migliaia di aziende e partite Iva. Ne derivano arricchimenti spettacolari e nel giro di pochi anni gli stampatori acquistano attività immobiliari e finanziarie di primo livello. Ocse o non Ocse, procure o non procure.

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