Salgono del 35% gli investimenti in venture capital in Italia. Fintech primo settore per raccolta

29 Aprile 2022, di Valentina Magri

Sono 420 milioni di euro, distribuiti su 54 round di finanziamento. A tanto ammontano gli investimenti nel venture capital italiano condotti solo nel primo trimestre 2022. Lo dicono i dati del primo Osservatorio sul Venture Capital in Italia, realizzato da Cross Border Growth Capital, il primo advisor italiano specializzato in aumenti di capitale e operazioni di finanza straordinaria per startup e scaleup, in collaborazione con Italian Tech Alliance (ex VC Hub), l’associazione italiana del venture capital, degli investitori in innovazione e delle startup e pmi innovative. Lo studio è stato presentato lo scorso 27 aprile a Milano.

“Con questo progetto ci prefiggiamo, assieme a Growth Capital, l’obiettivo di fornire su base trimestrale uno strumento utile per gli imprenditori e per gli investitori già attivi, e a rendere il nostro ecosistema sempre più attrattivo anche per gli operatori istituzionali ed internazionali”, ha spiegato Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance.

Gli investimenti italiani in venture capital

Secondo la ricerca di Cross Border Growth Capital e Italian Tech Alliance, i 54 round (in leggero calo rispetto ai 63 del quarto trimestre 2021) sono stati suddivisi tra: 6 di serie A, 4 di serie B, 2 di serie C e 1 di serie D. Inoltre, si sono registrate 10 exit.

I round di serie B (228,7 milioni) pesano sul totale investito per una quota del 54%, dato che tuttavia risulta fortemente influenzato dal mega round di ScalaPay (pari a quasi la metà del totale raccolto nel trimestre). In termini di numero di round, dopo essersi stabilizzati attorno ai 10 dal 2018 al 2020, quelli di serie B hanno toccato quota 19 nel 2021. Pur avendo raccolto meno di quelli di serie B, i round di serie A costituiscono il vero zoccolo duro del totale investito grazie a una distribuzione più omogenea tra i round. Nel Q1 2022, sono stati raccolti circa 73 milioni di euro (+13% rispetto al Q1 2021).

Si è inoltre assistito a un considerevole aumento della dimensione media e mediana: la prima ha quasi raddoppiato le cifre del 2021, toccando 8,6 milioni; la seconda è cresciuta di quasi 3 volte, raggiungendo 8 milioni. Infine, i round seed sono la tipologia più rappresentata (32 deal), con un taglio medio di poco superiore al milione di euro.

La raccolta del primo trimestre 2022 del venture capital italiana è stata la seconda migliore da cinque anni a questa parte, con 2 deal superiori ai 50 milioni (ScalaPay e Moneyfarm) e un ammontare medio raccolto in ogni round pari a 7,8 milioni di euro. I primi cinque deal del primo trimestre 2022 sono stati quelli di ScalaPay (serie B, 188,1 milioni), Moneyfarm (serie D, 53 milioni), Planet Farms (serie A, 30 milioni), Everli (serie C, 22 milioni) e Kither Biotech (serie B, 18,5 milioni).

La raccolta record del settore fintech

A livello di settori, il fintech si posiziona in testa alla classifica per ammontare raccolto, con 253,5 milioni di investimenti nel Q1 2022, distribuiti in 9 round. Il settore conferma la tendenza alla chiusura di round di dimensioni significative, in linea con gli altri mercati europei. Al secondo posto si trova il food and agriculture (53,5 milioni in 4 round), seguito dal life sciences (47,5 milioni in 7 round). Gli investimenti in questi tre macrosettori pesano per quasi l’85% della raccolta trimestrale.

Per quanto riguarda il numero di operazioni, il fintech è secondo solo al settore digitale (con 9 e 10 deal rispettivamente), seguiti dalla life sciences (7 operazioni).

Chi investe nel venture capital italiano?

I primi 5 deal del venture capital italiano dimostrano quanto sia importante coinvolgere gli investitori esteri. Il primo trimestre del 2022 ha visto l’ulteriore crescita dei round con presenza di investitori stranieri, sia in termini di ammontare raccolto (66% vs 57% nel 2021) che di numero di round (33% vs 25% nel 2021). Inoltre, gli investitori esteri hanno partecipato a round che hanno dimensione media maggiore di quelli con soli investitori nazionali.

Nel 2021 più del 50% dell’ammontare investito in round maggiori di 1 milione ha visto la partecipazione di investitori internazionali, tra cui Tiger Global e Greenoaks. Anche se gli investitori più attivi del 2021 sono tutti italiani: Cdp Venture Capital sgr (43 investimenti), LVenture (19 investimenti) e Primo Ventures (16 investimenti).

Le prospettive per il venture capital italiano

Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance, ha sottolineato: “Dopo un 2021 che ha rappresentato l’anno record per il venture capital italiano, che con oltre 260 deal chiusi e oltre 1,2 miliardi di euro investiti aveva superato per la prima volta la soglia del miliardo di euro di raccolta, i numeri del primo trimestre 2022 ci dicono che l’Italia sta proseguendo nella crescita dell’intero comparto. I dati che emergono dall’Osservatorio indicano che anche se c’è ancora molto lavoro da fare, siamo sulla strada giusta per ridurre il gap che separa l’Italia da altri Paesi europei e far crescere un settore che risulta sempre più centrale per l’economia del Paese”.

Fabio Mondini de Focatiis, fondatore e ceo di Cross Border Growth Capital (nella foto in alto), ha aggiunto: “Come Growth Capital, siamo convinti che il venture capital italiano manterrà una forte crescita nel 2022, con una partecipazione sempre più importante di investitori esteri, alcuni dei quali al loro primo investimento nel nostro Paese. Ci aspettiamo, inoltre, sempre più exit utili ad accelerare lo sviluppo dell’ecosistema tramite il reinvestimento di risorse finanziare, esperienze e know-how”.

In proposito, Growth Capital per il 2022 si attende exit rapide con ottimi multipli come quelle del primo semestre 2021 (Keyless e la quotazione al Nasdaq di Genenta Science) saranno sempre più comuni, anche in controtendenza con i principali mercati europei, dove si prevede un anno di rallentamento degli eventi di liquidità. I fondi di Cdp Venture Capital continueranno a fungere da catalizzatori per gli investimenti, ma sarà necessario veicolare le nuove risorse verso obiettivi efficaci, uno dei quali il rafforzamento di startup in fase seed, dove i round sono aumentati per numero rispetto al 2020 (+34%), ma non per taglio medio, fermo a 1,2 milioni. Tra i fattori principali per attrarre fondi esteri e chiudere round di taglio maggiore saranno l’adozione di valutazioni coerenti con lo sviluppo delle società e la maggiore attenzione all’efficienza.