Saccomanni dice basta: “verità sui conti o lascio”

23 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Le indiscrezioni sulla minaccia dimissioni di Fabrizio Saccomanni si eranno rincorse già nella giornata di venerdì. Secondo il ministro, L’Iva dovrà aumentare a partire dal primo ottobre, perchè non ci sono alternative e perchè l’Italia deve assolutamente dimostrare di poter rispettare il tetto del deficit/pil del 3%.

Lo stesso giorno, qualche ora più tardi, è stato presentato il Def, con l’aggiornamento delle stime su deficit e Pil. Un documento che ha fatto immediatamente alzare il livello di alert sull’Italia, visto che lo sforamento del tetto sul deficit fissato al 3%, che Wall Street Italia da giorni aveva temuto, si è di fatto verificato.

Le nuove previsioni parlano di un deficit/Pil, per il 2013, pari al 3%, in un momento in cui l’Italia torna a essere osservata speciale dell’Ue, con il Commissario agli Affari economici Olli Rehn che l’ha già strigliata, affermando che cancellare l’Imu è da irresponsabili.

Ma dopo l’Imu, c’è la questione di prorogare l’aumento dell’Iva, che le associazioni dei consumatori definiscono tra l’altro demenziale, e conseguenza diretta dei diktat imposti dalla troika. E la domanda che il tecnico Saccomanni si pone è la seguente: dove trovare le risorse?

Il ministro è stufo delle pressioni di Pdl e Pd che, con le loro manovre populistiche, giocano al gioco del bastone e della carota con gli elettori: cancellano l’Imu, ma inseriscono la Service Tax, cambiano di fatto nome alle tasse, ma non cambiano la pressione fiscale, destinata secondo alcuni economisti ad aumentare anche.

Al ministro dell’Economia interessa solo trovare subito 1,6 miliardi per rientrare entro il tetto deficit/Pil del 3% il prima possibile. “Gli impegni vanno rispettati, altrimenti non ci sto”. All’Imu e all’Iva si può anche pensare, ma dopo.

Secondo Saccomanni, l’imperativo è insomma agire subito, in quanto in questo modo è possibile ancora, complice l’effetto sui tassi di interesse, concludere l’anno al di sotto di quella soglia del 3%, grazie ad alcuni interventi, come una serie di privatizzazioni (se ne parla da molto in realtà…) e la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia oggi a bilancio degli istituti che ne detengono il capitale per cifre irrisorie.

L’aggiornamento delle quote di Bankitalia apporterebbe benefici anche all’Erario. Fatto questo, assicuratisi che il tetto deficit/Pil torni sotto il 3%, allora si può pensare ad allegerire le tasse e anche a sostenere le imprese con il cuneo fiscale.

Ai giornalisti che gli chiedevano notizie sull’ipotesi delle sue dimissioni, Saccomanni ha risposto che “Il ministro fa il suo dovere, ma credo sia arrivato il momento per fare un dibattito sereno e pacato sui conti dello Stato”.

E ancora: “Gli italiani meritano di sapere esattamente come stanno le cose e non soltanto slogan di carattere propagandistico”.