S&P500: +86% in 20 mesi

1 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Il miglioramento dell’economia mondiale e i profitti record delle aziende Usa quotate stanno aiutando Wall Street a sfidare le recenti previsioni di una “nuova normalità”, cioe’ di performance borsistiche ben al di sotto della media storica. L’indice S&P500 è salito del 13% nel 2010, portando il guadagno dal marzo 2009 a +86%: e’ il più grande boom azionario per un periodo analogo dal 1955, secondo dati compilati da Bloomberg e Standard & Poor’s, anche se Barack Obama non se ne puo’ vantare, essendo l’economia degli Stati Uniti ancora in crisi. Cio’ contraddice almeno per il momento quanto predetto dal fondatore di Pimco, Bill Gross, che dopo l’apocalisse finanziaria del 2008 aveva parlato di “new normal”, cioe’ di incrementi futuri degli indici azionari Usa stimabili in un range compreso tra +5% e +10% all’anno.

L’S&P 500 ha messo a segno un rialzo di +6.5% in dicembre, risalendo sopra quota 1251 per la prima volta dal 12 settembre 2008, ultimo giorno di Borsa prima del crack di Lehman Brothers – il maggiore fallimento bancario del mondo – episodio che diede inizio alla Grande Recessione e che provoco’ un crollo di -46% per il benchmark che lo porto’ a toccare il minimo il 9 marzo 2009 alla diabolica quota 666.

La chiusura dello S&P500 a 1257 la scorsa settimana ha fatto si’ che il 2010 sia stato archiviato con un guadagno del 13%, dopo l’incremento del 23% nel 2009, si tratta anche in questo caso del più grande balzo in avanti per Wall Street per un periodo di 2 anni dai tempi del boom di Internet nel 1998 e 1999. Da notare che nel 2010 le small cap dell’indice Russell 2000 hanno messo a segno un rialzo di +23% e l’indice S&P400 Mid-Cap e’ salito +26%.

Più del 70% delle aziende Usa quotate nel terzo trimestre hanno annunciato risultati superiori alle stime. E’ stato il sesto trimestre consecutivo in cui le proiezioni di redditivita’ hanno battuto le stime, la più lunga serie almeno dal 1993, secondo Bloomberg. “I bilanci aziendali sono i più forti mai registrati”, ha detto l’analista di Goldman Sachs David Kostin, stando al quale le aziende di Wall Street detengono oggi piu’ di 1.000 miliardi di dollari in cash, un record assoluto rispetto al valore del loro patrimonio. E’ segno di investimenti futuri pronti a scattare oppure di una visione eccessivamente prudente per il 2011 con in vista brutti e improvvisi cambi di rotta?

In ogni caso chi segue WSI sa bene che la formidabile ripresa di borsa pari a +86% dello S&P500 dai minimi di marzo 2009 e’ solo il risultato del maxi stampaggio di moneta da parte di una Federal Reserve che con l’immissione di un’enorme massa di liquidita’ (Quantitative Easing n.1, ma forse anche n.2 e n.3) e tassi di interesse al minimo storico da 60 anni inchiodati allo 0.0% dall’ottobre 2008, ha preferito tener su drogandolo il piu’ visibile degli indicatori economici sulla fiducia americana (Wall Street), salvando tramite l’acquisto di vari trilioni di bond sia le grandi banche che le grandi aziende (ovviamente quelle quotate al Nyse e Nasdaq sono le piu’ potenti) e privilegiando cosi’ la elite di un mondo “corporate” che ha continuato a fare profitti da favola nonostante la terribile crisi economica, grazie a costi fissi in netto calo ottenuti impiegando molte meno persone rispetto al periodo pre-crack di Lehman Brothers.

Insomma: il record dello S&P500, grazie alle politiche iper-inflazioniste della Banca centrale e per le quali non si intravvede a breve termine alcuna exit (pena lo scoppio della bolla in borsa) e grazie alla manovra kolossal che ha scatenato il pauroso aumento di debito + deficit degli Stati Uniti e’ in violento e aperto contrasto con quei 40 milioni di americani della classe media scivolati negli ultimi 2 anni sulla soglia di poverta’ ridotti a mangiare quotidianamente coi buoni pasto governativi mentre altri 10 milioni con la Grande Recessione del 2008-2009 hanno perso il lavoro e non lo ritroveranno mai piu’. Si e’ completamente inceppato, il meccanismo che regolava il capitalismo dell’unica super-potenza mondiale.