S&P: outlook negativo per metà delle 50 principali banche europee

7 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – La ripresa delle banche europee versa in una situazione di stallo. E’ quanto si legge in un rapporto diffuso da S&P 500. “Riteniamo che un recupero del settore dipenda dalla soluzione dei problemi sul mercato dei debiti sovrani, dal ritorno della fiducia nei mercati di finanziamento delle banche, e anche dalla capacità di evitare una recessione double dip nelle principali economie europee”, ha scritto l’analista della divisione dei debiti, Scott Bugie.

Bugie ha poi precisato: “Il nostro outlook sui rating per la metà dei 50 principali gruppi bancari europei è negativo. La differenza tra le banche che meritano maggiore fiducia e quelle più in difficoltà si è allargata”.

Nel rapporto reso noto da Reuters si continua a leggere che, se l’Eurozona dovesse scivolare in una condizione di recessione, le previsioni sarebbero per un incremento delle perdite legate ai crediti, che potrebbero confermarsi superiori anche a quelle registrate nel periodo della crisi finanziaria esplosa negli anni 2008-2009, a parità di intensità di recessione.

In generale, S&P afferma che le prospettive per le banche europee sono deboli per il resto del 2011 e anche per il 2012. Per questo motivo, secondo l’agenzia di rating, gli istituti bancari europei tenteranno di vendere i loro asset “in modo più aggressivo”, rispondendo alla preoccupazione degli investitori sui loro livelli di capitale.

A tal proposito, “le banche europee hanno costruito il loro capitale in modo adeguato dalla crisi finanziaria, ma hanno bisogno di migliorare il livello in modo ulteriore, per rispondere alle domande delle autorità e dei creditori, e per riportare la fiducia sui mercati”.

L’indice Bloomberg Europe Banks and Financial Services è sceso quest’anno del 35% proprio perchè gli investitori temono che l’eventuale default di un paese possa mettere in ginocchio quelle banche che hanno nei loro portafogli i titoli di debito emessi da quel paese.

Detto questo, tra “i rischi maggiori” che gli istituti europei corrono c’è la perdita di accesso ai mercati dei finanziamenti, fattore che si sta già verificando.