S&P non smette di parlare: molte pressioni al ribasso sui rating europei

3 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Tra i debiti sovrani europei che hanno un outlook negativo si mettono in evidenza l’Irlanda, il Portogallo, l’Ungheria, la Grecia e Cipro. Di conseguenza, esistono “molte pressioni al ribasso sui rating europee”. L’agenzia di rating Standard & Poor’s non smette di parlare e, poche ore dopo aver bastonato l’Irlanda con un downgrade sul paese, torna nuovamente sul caso Europa. Le dichiarazioni sono quelle di John Chambers, responsabile della commissione che stabilisce e apporta variazioni ai rating di ben 118 governi.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Chambers mette in discussione l’attenzione che l’Europa sta rivolgendo al fondo di emergenza European Financial Stability Fund (EFSF), con le autorità dell’area che di fatto stanno discutendo sulla necessità di aumentare i finanziamenti del fondo dai 250 miliardi attuali a quota 440 miliardi di euro.

I leader dell’Ue stanno anche valutando la possibilità di trasformare il fondo in uno strumento più flessibile che arrivi ad acquistare i titoli governativi dei governi in difficoltà. Ancora, l’altra idea è quella di apporre lievi modifiche ai tassi di interesse da applicare ai due diversi pacchetti di salvataggio a favore della Grecia e dell’Irlanda.

Ebbene, tutte queste discussioni – sottolinea l’esperto dell’agenzia di valutazione – non stanno facendo altro che alimentare l’incertezza. Anzi, “questi cambiamenti proposti, che sono tutti incerti, creano un premio di incertezza che spiega l’andamento al rialzo di alcuni tassi di interesse reali”.

Esiste poi annche un’altra preoccupazione: che il fondo, noto anche come Fondo salva-stati, finisca nelle mani dei ministri delle finanze: “E il rischio qui è che diventi frutto di una decisione politica”.

Le autorità europee, insomma, hanno bisogno di concentrarsi più che altro sui “problemi reali” che hanno portato i costi dei prestiti a salire ulteriormente, ma anche su alcune regioni dell’Europa che si stanno già preparando a un lungo periodo di crescita debole, prima che le cosiddette condizioni di normalità tornino a prevalere.