S&P declassa l’Italia

20 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – L’agenzia di rating Standard & Poor’s rivede al ribasso di un voto il rating dell’Italia, a A dal precdente A+, con outlook negativo, e immediatamente l’euro risulta in forte calo contro il dollaro. Eurodollaro a $1,3608.

Dopo aver posto l’Italia in zona downgrade già da maggio scorso, l’agenzia afferma che le aspettative sulla crescita economica del paese sono sempre più basse, anche a causa della situazione politica, il governo e’ infatti incapace di rispondere in maniera efficace ai problemi reali del paese. Il piano di austerità da €59,8 miliardi, per raggiungere la parità nel 2013, è infatti stato giudicato in maniera negativa, poiché non propone soluzioni per risolvere il vero dilemma, ripristinare la crescita. Il declassamento dell’Italia da parte di S&P fa si’ che da oggi gli interessi sul debito pubblio italiano costeranno di piu’, il che rischia di vanificare gli effetti della manovra del governo approvata dal Parlamento la settimana scorsa.

“Crediamo che il rallentamento dell’attività economica italiana renda difficile raggiungere i nuovi obiettivi in materia fiscale decisi dal governo”, si legge nella nota ufficiale. “In aggiunta crediamo che quanto fatto dal governo per ribattere alle recenti pressioni del mercato evidenzi ancora incertezze politiche in futuro, riguardo al modo in cui vengono indirizzati i problemi dell’economia”.

È ormai il terzo mese che l’Italia è stata trascinata all’interno della crisi del debito nella regione, a causa proprio dell’incertezza politica e sulla crescita economica, che hanno sollevato timori sull’ingente debito del paese, al 120% del Pil.

Ma la decisione sembra arrivare di sorpresa, visto che il mercato teneva sotto osservazione per prima la scelta di Moody’s. L’altra agenzia Usa ha deciso qualche giorno fa di rimandare il giudizio sull’Italia al prossimo mese.

Nella giornata di ieri i rendimenti dei titoli a 10 anni dell’Italia erano al 5,59%, ben oltre i livelli “normali”, ma al di sotto del 6% raggiunto prima dell’intervento della Bce, che dall’8 agosto ha deciso di aiutare l’Italia acquistando i Btp, con un investimento di vari miliardi. L’acquisto sostiene il prezzo e fa calare i tassi sui titoli di stato, mai stati cosi’ alti dal 1999, anno di introduzione dell’euro.

Nella giornata di ieri sul mercato sono circolate voci sul fatto che lo stesso governo sia pronto a rivedere al ribasso le stime sulla crescita economica 2011 (dall’1,1% allo 0,7%) e 2012 (1% o inferiore).