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RUSSIA, UN CROLLO IN BORSA SENZA RUMORE

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La borsa di Mosca sta registrando da alcune settimane un tonfo dopo l’altro, con gli indici che stanno tornando ai livelli del 2006. Il crollo viene attribuito all’effetto panico scatenato dalla crisi nel Caucaso e dal conseguente gelo con l’Occidente, al calo dei prezzi petroliferi, alla crisi del mercato americano che sta contagiando le borse mondiali.

Ieri, l’indice Rts ha perso il 7,51%, mentre il Mmvb (il Micex russo) ha segnato un meno 9,08%. E stamani, a metà delle contrattazioni, le perdite si attestavano fra il 3 e il 7%, con il Rts che segnava un meno 4,81% e il Mmbv meno 4,27%. Tutti le blue chips hanno toccato il minimo.

Gazprom è scesa di 192 rubli per azione, consumando dall’inizio dell’estate metà della propria capitalizzazione, ora scesa sotto i 200 miliardi di dollari. Svanisce così il sogno del presidente Aleksei Miller di farne la compagnia leader delle borse mondiali, con un capitale sociale di 1.000 miliardi di dollari.

Gli esperti ritengono che la tendenza al ribasso continuerà, soprattutto per ciò che riguarda il colosso monopolista del metano russo. Il calo dei prezzi petroliferi, un programma di investimenti che non favorisce la liquidità e pressioni da parte dell’antitrust russo creano un clima negativo destinato a durare. L’allarme è alto: dopo i grandi investitori, anche i piccoli azionisti stanno lasciando il mercato, per paura di un collasso.