Russia, nasce il colosso mondiale dell’alluminio

10 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Le compagnie russe produttrici di alluminio Rusal di Oleg Deripaska e Sual di Viktor Vekselberg e la svizzera Glencore dànno vita a una fusione che porterà alla creazione di un colosso mondiale del settore. Rusal è già fra i primi tre maggiori produttori di alluminio, con il 10 per cento della produzione globale, mentre Sual è piazzata fra i primi dieci. Stando all’accordo di fusione firmato ieri, Rusal deterrà il 66 per cento del pacchetto azionario del nuovo gigante, Sual il 22 e Glencore il 12. La nuova compagnia entrerà in attività a partire dal prossimo 1° aprile, quando saranno espletati i necessari documenti e registrazioni. I quotidiani parlano di una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate annue di alluminio e 11 milioni di tonnellate di allumina, il che renderà l’azienda leader mondiale del settore. La capitalizzazione del nuovo soggetto, secondo l’agenzia economica on-line Rosbusinessconsult, è di circa 30 miliardi di dollari.
Intanto sarà l’ex capitale degli zar San Pietroburgo la sede della borsa del petrolio russo annunciata dal presidente, Vladimir Putin, nei mesi scorsi. E’ lo stesso leader del Cremlino, pietroburghese, ad avanzare la proposta, ovviamente raccolta dalle autorità interessate. I lavori del Governo per la creazione della Borsa sono già a buon punto: dovrebbe entrare in funzione, secondo il ministro per lo Sviluppo economico, German Gref, a fine 2007. La governatrice di San Pietroburgo, Valentina Metvenko, propone come sede la ex borsa della capitale imperiale, un palazzo storico del centro che ora ospita il museo della flotta militare e per il quale è in programma un massiccio restauro. Il 20 febbraio 2007, annuncia Gref, la Russia metterà sul mercato dei futures sulla miscela di petrolio rebco (Russian export blend crude oil). A San Pietroburgo sono in costruzione da tempo, a causa della perdita delle infrastrutture dei Paesi baltici, depositi per il greggio e impianti per l’immagazzinamento e il trasporto del petrolio.
E’ di ieri la notizia secondo cui il gigante energetico russo Gazprom annuncia di voler rinunciare a partner stranieri per la realizzazione del progetto Shtokman di piattaforme estrattive sul mare di Barens. Lo rivela il presidente del gigante energetico russo, Aleksei Miller, in una intervista al canale in lingua inglese Russia Today. Allo sfruttamento dei giacimenti del mare di Barens sono interessate le americane ConocoPhilips e Chevron e la francese Total. L’annuncio segue i problemi incontrati da altre grandi compagnie energetiche mondiali, fra cui Shell ed Exxon, che si vedono bloccare o mettere in forse per motivi ambientali iniziative da tempo avviate nell’isola di Sakhalin.
Gazprom potrebbe rilevare una partecipazione indiretta in Galp Energia, principale gruppo portoghese del settore, di cui Eni controlla il 33,34 per cento. Secondo quanto rivelato ieri al quotidiano Diario de Noticias dal magnate Americo Amorim, Gazprom sta trattando il suo ingresso nell’azionariato di Amorim Energia, secondo maggiore azionista di Galp con il 31,6 per cento. “Se stiamo parlando di possibilità, questa è una”, afferma Amorim, spiegando che “non dipende da me, ma dalla disponibilità dalla compagnia nazionale angolana Sonangol di cedere una parte della sua quota in Amorim Energia a Gazprom”.