Russia: Green Oil contro Mosca

7 Agosto 2007, di Redazione Wall Street Italia

Un cartello petrolifero straniero “made in Russia” per fare lievitare il costo dei prodotti petroliferi negli Usa: è questa l’accusa rivolta da una piccola compagnia dell’Illinois, Green Oil, – con tanto di ricorso in giustizia come “class action” – alla russa Lukoil, alla Saudi Aramco e alla venezuelana Pdvsa, oltre a un ventaglio impressionante di colossi del greggio indicati come “complici”. Nella citazione non viene fornita nessuna cifra, ma si parla di un danno generico per “miliardi di dollari nel commercio tra stati” per violazioni della legislazione sull’Antitrust. Si addossa inoltre la responsabilità della crescita dei prezzi al barile negli Usa da 10 dollari nel 1998 a 78 nel 2006 alla “condotta illegale degli imputati e dei complici”.
Dal quartier generale di Mosca, Lukoil nega che tale “informazione” (ossia un cartello) corrisponda al vero, pur confermando di avere ricevuto – attraverso Lukoil America – la citazione in giudizio da Green Oil, di base a Lincoln, Illinois. “La prima udienza si terrà il 29 agosto presso in Illinois”, viene spiegato dall’ufficio stampa della societa’. Facendo notare che Lukoil non ha ancora iniziato a esportare benzina negli Stati Uniti e quindi non si capisce quale cartello potrebbe essere messo in atto. “Noi compriamo benzina sul mercato locale Usa – dicono dalla Lukoil – e come tutti rivendiamo”. Ma Lukoil non è l’unica compagnia russa a essere nominata nel documento. Oltre ai tre “imputati”, ossia Lukoil, Saudi Arabian e Pdvsa, e le rispettive controllate, vengono citati come “complici” anche Rosneft, la norvegese Statoil, la messicana Pemex, l’algerina Sonatrach, la nigeriana Nnpc, la Qatar Petroleum, la libanese Noc, la Kuwait Oil company, l’iraniana Nioc e la Abu Dhabi Oil Company, l’indonesiana Pertamina. Si nomina, nel testo, anche il presidente russo Vladimir Putin. “A febbraio il presidente Vladimir Putin ha detto, nel corso di una conferenza stampa, di star stringendo accordi con specialisti iraniani e con alcuni Paesi che producono e forniscono idrocarburi al mercato mondiale. Noi – avrebbe detto Putin – stiamo cercando di coordinare le nostre azioni sui mercati in Paesi terzi e contiamo di fare altrettanto in fururo”.