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Russia: Energia, Renova investirà nel Sud Italia

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Non più “O Sole mio”, piuttosto “O Sole suo”: il magnate russo Viktor Vekselberg, proprietario della tentacolare holding Renova, vuole investire nel sole italiano per creare una mega-centrale elettrica ecologicamente pulita, la cui produzione potrà essere commercializzata nella stessa Europa meridionale e in Germania.
Obiettivo, non dichiarato ma nei fatti, è il Mezzogiorno d’Italia. Una delle aree sotto l’attenta osservazione del magnate russo sarebbe in particolare la Campania, grazie alla sua “vicinanza” all’Europa (in termini di elettrodotti) e alla vasta e disponibile zona della pianura campana dove poter ubicare gli impianti.
Vekselberg, riferisce due giorni fa il quotidiano russo Kommersant, già registra in Svizzera la compagnia Avelar Energy e acquista a febbraio gli asset dell’italiana Energetic Source (Es), il cui pacchetto azionario, stando al giornale, è stato controllato dall’ex banchiere Giampiero Fiorani e dal finanziere bresciano Emilio Gnutti.
Kommersant non fornisce dettagli sui costi della transizione finanziaria, ma precisa che Vekselberg intende investire nel suo progetto di energia pulita e rinnovabile oltre un miliardo di dollari nei prossimi cinque anni. La centrale del magnate russo non si avvarrà solo dei raggi solari, ma anche dell’energia eolica e da biomasse. “Entro tre, cinque anni realizzeremo in Italia elettricità dal sole, dal vento e dalle coltivazioni per un potenziale di mille megawatt – spiega il portavoce di Renova, Andrei Shtorkh – investiremo oltre un miliardo di dollari in impianti e generatori. Per le batterie solari c’è il know how della svizzera Oerlikon, già al 15 per cento di proprietà di Renova”. Anche sul fronte delle biomasse la Campania può giocare un ruolo importante.
A capo del progetto Avelar viene messo un esperto di energie convenzionali, il direttore finanziario di Renova, Igor Akhmerov, a suo tempo responsabile della compagnia petrolifera Tumen della holding.
Gli interessi di Vekselberg in Russia e nel mondo spaziano nei settori più vari, dai media alla metallurgia, dal petrolio e l’energia alle telecomunicazioni. Renova non è comunque il solo colosso russo che abbia deciso di puntare sulle energie alternative e rinnovabili: anche il magnate Mikhail Prokhorov, che di recente vende i suoi asset nell’alluminio, decide di investire parte del ricavato in centrali a idrogeno, con un investimento di 600 milioni di dollari.
La corsa alle alternative energetiche sembra un percorso obbligato per le compagnie private russe: le risorse convenzionali, petrolio e metano, sono sempre più monopolio dei giganti statali come Gazprom e Rosneft. Gli imprenditori interessati all’export energetico sono inoltre scoraggiati dalle vicissitudini politico-commerciali con i Paesi di transito del greggio e del gas, Ucraina e Bielorussia. L’Europa occidentale appare un luogo di produzione e di mercato più sicuro e promettente per i russi che rischiano capitali in proprio, anche perché il derivante know how potrebbe in prospettiva venire reimportato nella stessa Russia, che ha al momento un mero un per cento di energia derivata da fonti alternative.