Russia: Coldiretti, effetti su mercato da import come a tempi Urss

19 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Il fatto che come nei tempi dell’impero sovietico la Russia potrebbe tornare ad importare grano per una quantità stimata in 5 milioni di tonnellate, che è addirittura superiore all’intero raccolto italiano, non mancherà di avere effetti sul commercio internazionale e sui prezzi delle materie prime agricole. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la notizia apparsa sul quotidiano economico Vedomosti secondo il quale dopo che oltre un quarto del raccolto e’ stato distrutto da caldo e incendi: nel 2010-2011 il Paese potrebbe acquistare dall’estero oltre 5 milioni di tonnellate di grano. Le nuove prospettive di mercato hanno già contributo – precisa la Coldiretti – a far tornare a salire i prezzi che per il grano sono ora sopra i 7 dollari a bushel (0,2 euro al chilo), circa il 50 per cento superiori a quelli di due mesi fa al Chicago Board of Trade. Ai tempi dell’Urss venivano importate oltre 20 milioni di tonnellate di grano all’anno, anche attraverso intermediazioni operate dal gruppo italiano Ferruzzi, ma dopo il crollo dell’impero sovietico le imprese agricole pubbliche sono state privatizzate con un aumento della produttività che – precisa la Coldiretti – ha fatto del mercato del grano sovietico un punto di riferimento a livello internazionale per gli elevati volumi di esportazione che sono stati pari a 21,4 milioni di tonnellate nel 2009. Per effetto del caldo e della siccità quest’anno i raccolti russi di grano dovrebbero attestarsi attorno ai 60 milioni di tonnellate (erano 90 milioni lo scorso anno) ed hanno costretto l’ex centrale dell’impero sovietico che è il terzo esportatore mondiale di grano ad estendere il bando alle esportazioni in aggiunta al grano e alla farina anche al riso, all’orzo, avena e mais, per garantirsi adeguate riserve interne, dal 15 di agosto alla fine dell’anno. Limitazioni delle esportazioni sono in cantiere anche in Ucraina dove si parla di porre un tetto massimo esportabile di 3,5 milioni di tonnellate tra grano ed orzo fino alla fine dell’anno, anche se la decisione definitiva sarà presa il 25 agosto. A differenza il Kazakhstan ha annunciato di essere riuscito a salvare dalla siccità circa l’80 per cento della produzione di grano per un totale di oltre 15 milioni di tonnellate, che -sostiene la Coldiretti – potrebbero servire in parte a soddisfare la nuova domanda Russa. L’Italia è fortemente dipendente dall’estero e – sottolinea la Coldiretti – importa circa 4 milioni di tonnellate di frumento tenero che coprono circa la metà del fabbisogno essenzialmente per la produzione di pane e biscotti mentre 2 milioni di tonnellate di grano duro arrivano in un anno in Italia per coprire oltre il 30 per cento del fabbisogno per la pasta. In altre parole – precisa la Coldiretti – è fatto con grano importato dall’estero un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia .Si tratta del risultato delle scelte poco lungimiranti fatte nel tempo dall’industria italiana che – continua la Coldiretti – ha preferito fare acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da “spacciare” come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato. Per contrastarle queste logiche è nata la piu’ grande società di europea di trading dei cereali di proprietà degli agricoltori, varata a luglio, che – conclude la Coldiretti – ha il compito di gestire oltre 20 milioni di quintali di prodotto tra grano duro destinato alla produzione di pasta, grano tenero per il pane, girasole e soia, esclusivamente di origine italiana e garantiti non ogm. La società denominata “Filiera Agricola Italiana” è partecipata da 18 Consorzi Agrari, 4 cooperative, 2 organizzazioni dei produttori, una società di servizi di Legacoop e Consorzi Agrari d’Italia e ha il compito di gestire la contrattualistica nella coltivazione e nella commercializzazione dei seminativi prodotti in tutto il paese.