Russia: Cambi, rublo verso la convertibilità

5 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

Nuovo decreto finanziario del Governo russo, in base al quale d’ora in poi tutte le transazioni private, valutazioni e conti ufficiali saranno obbligatoriamente espressi in rubli. Il dollaro, di cui circolano banconote per almeno 20 miliardi, cesserà di essere una moneta parallela e di riferimento usata in Russia anche dagli enti statali. Questo è quanto ha stabilito nei giorni scorsi il governo di Mosca. Le autorità consentiranno alla moneta di fluttuare più liberamente; oggi gli spostamenti giornalieri sono decisi dalla Banca centrale moscovita. Entro i prossimi mesi il Governo russo comincerà ad attuare nuove misure atte a rendere pienamente convertibile il rublo, operazione che potrebbe concludersi nel 2008 con circa trent’anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia approvata a suo tempo dal Soviet Supremo. Il rublo potrà essere anche usato da Paesi terzi come moneta di riserva. In particolare, il Governo allenterà i freni alla rivalutazione del rublo, anche per contenere ulteriormente il tasso d’inflazione, che per il 2007 è previsto attorno al 5 per cento rispetto all’11 per cento dello scorso anno. Il rublo, quotato a 26,03 per dollaro, si è rivalutato nei confronti del dollaro del 7 per cento in un anno e del 30 per cento rispetto alla media del 2002. Nei confronti dell’euro è rimasto, invece, relativamente stabile. I russi hanno deciso, inoltre, di diversificare la composizione delle riserve, che ammontano all’equivalente di 310 miliardi di dollari, riducendo ulteriormente la quota detenuta in moneta statunitense. Il 45 per cento delle riserve sarà d’ora in poi detenuto in euro e la quota in dollari scenderà dal 65 al 55 per cento. Le riserve aurifere, metalli preziosi e diamanti, detenute dalla Banca centrale sono valutabili, ai prezzi di oggi, attorno ai 100 miliardi di dollari. L’economia russa cresce a un tasso del 6 per cento l’anno e il surplus commerciale, in gran parte dovuto alle esportazioni petrolifere e di gas naturale, ma anche di oro, diamanti, metalli non ferrosi e in misura crescente di prodotti industriali, dovrebbe raggiungere i 155 miliardi di dollari nel 2007. Siamo ormai ben lontani dalla situazione del 1998, anno che ha chiuso il decennio nero con un colossale crac finanziario, quando l’economia russa è crollata del 45 per cento, le riserve sono scese a dodici miliardi di dollari e lo Stato russo non ha potuto far fronte ai suoi obblighi internazionali, con il rublo crollato da 6,3 a 37 per dollaro. La ripresa iniziata allora non si è però mai arrestata, al punto che il Pil russo ha ormai superato i livelli del 1991, anno del collasso dell’Urss. L’indebitamento estero della Russia è sceso da 215 a 140 miliardi di dollari, pari al 20 per cento circa del prodotto interno lordo; nel 2002 è di 180 miliardi.