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Rosneft, Sesto a livello mondiale: 10,4 mld $

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A un giorno dall’inizio del G8 di San Pietroburgo, nel corso del quale si affronterà la questione della sicurezza energetica, il Cremlino ottiene un successo importante. Al termine del collocamento sulla piazza finanziaria di Mosca, la Rosneft, il colosso energetico controllato dal Governo russo, raccoglie 10,4 miliardi di dollari. Si tratta del sesto collocamento in termini di valore assoluto mai avvenuto su scala mondiale. Secondo Rosneft infatti, il suo è il quinto sbarco più consistente in Borsa di tutti i tempi, dopo quello da 18,4 miliardi di dollari della giapponese Ntt, quella da 17,4 miliardi di dollari di Enel, quella da 13 miliardi di dollari di Deutsche Telekom e quella da 11,2 miliardi di dollari di Bank of China. Dei 10,4 miliardi raccolti, ben 8,5 miliardi andranno nelle casse del Cremlino, mentre i rimanenti 1,9 miliardi in quelle della compagnia. La Rosneft precisa di aver venduto 1,38 miliardi di azioni al prezzo di 7,55 dollari, vicino al livello massimo della forchetta proposta, compreso tra 5,85 e 7,85 dollari. Ciò conferisce alla Rosneft un valore di mercato di 79,8 miliardi di dollari. Con l’operazione odierna il Cremlino crea un colosso dell’energia superiore alla rivale Oao Lukoil e stringe il controllo sul settore energetico russo, il più consistente a livello mondiale. Alcuni osservatori internazionali nelle settimane precedenti al collocamento della Rosneft sollevano qualche dubbio di legittimità sull’operazione, visto che il Cremlino riesce a fondare l’attuale Rosneft dalle ceneri della Yukos. Proprio due giorni fa la Yukos annuncia di essere ricorsa a un Tribunale inglese per fermare il collocamento della Rosnet sulla piazza finanziaria di Londra prevista mercoledì prossimo. Gli analisti sono però scettici. “La Rosneft ha compiuto questa operazione in modo esemplare – afferma James Fenker di Red Star Asset Management – hanno avuto successo non c’è alcun dubbio a riguardo”. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal ad aver partecipato al collocamento sono per il 21 per cento le compagnie petrolifere internazionali tra cui la britannica Bp, la malesiana Petronas, la cinese Cnpc. Il 36 per cento è invece acquisto dai fondi di investimento internazionali, mentre il 4 per cento da investitori individuali. Advisor dell’operazione sono le banche: Abn Amro Rothschild, Dresdner Kleinwort, Jp Morgan Chase, Morgan Stanley e Oao Sberbank. Intanto si apprende che la brasiliana Petrobras è in trattative con il gigante russo Gazprom per la creazione di joint venture: “Siamo in fase appena iniziale dei colloqui con Gazprom – spiega il presidente della compagnia brasiliana, Josè Sergio Gabrielli in un incontro con gli investitori – e potremmo avere alcune opportunità in Sudamerica e in altre aree”.